Nazionale trasformata in un tribunale


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Picierno e Calenda guidano l’attacco politico, mentre Furgiuele difende il tecnico e denuncia una “caccia alle streghe”

di Ernesto Ferrante

Andrea Pirlo ha scelto di intervenire dopo giorni di polemiche che hanno trasformato il suo nome in un campo di battaglia politica. Lo ha fatto con un messaggio misurato, pubblicato su Instagram, in cui ha espresso amarezza per un dibattito che ha travolto la sua persona ben oltre il merito sportivo.

Negli ultimi giorni ho assistito con grande amarezza al dibattito che si è sviluppato intorno al mio nome e alla possibilità di ricoprire il ruolo di commissario tecnico della nazionale italiana”, scrive l’ex fuoriclasse di Juventus, Milan e Brescia. “Per rispetto nei confronti delle istituzioni, della Federazione e di tutte le persone coinvolte, ho scelto finora di mantenere il silenzio. Ritengo però doveroso chiarire alcuni aspetti”.

Il tecnico rivendica la linearità della sua carriera: “Nel corso della mia vita professionale, prima da calciatore e oggi da allenatore, ho sempre svolto la mia attività nel pieno rispetto delle leggi dei Paesi in cui ho lavorato e dei contratti che ho sottoscritto”. E chiarisce il nodo al centro delle polemiche: “La collaborazione professionale oggetto delle recenti polemiche nasce nell’ambito del mio percorso lavorativo negli Emirati Arabi Uniti ed è esclusivamente di natura commerciale e sportiva. Attribuire a tale collaborazione un significato politico significa attribuirmi convinzioni che non ho mai espresso e che non mi appartengono”.

Il tecnico ringrazia Maldini e Leonardoper la stima e la fiducia”, ricordando la loro competenza e il loro legame con il calcio italiano. E conclude: “Mi rammarica che una scelta di carattere sportivo sia stata rapidamente trascinata in un confronto pubblico che ha finito per attribuire alla mia persona significati e intenzioni che non mi appartengono. L’amore per l’Italia non dipende da un incarico. Fa parte della mia storia, della mia identità e continuerà ad accompagnarmi, sempre”.

La pregiudiziale di Calenda

Tra le reazioni più dure c’è quella di Carlo Calenda, leader di Azione, che all’Adnkronos ha dichiarato: “Chi fa o ha fatto propaganda per la Russia dopo il 2022, anno dell’invasione dell’Ucraina, non dovrebbe ricoprire cariche nazionali. Un giudizio tranchant che lega il ruolo di Pirlo come ambasciatore di Fonbet, provider di scommesse russo, a una presunta attività di propaganda, senza però fornire elementi che vadano oltre l’associazione automatica tra collaborazione commerciale e adesione politica. Una posizione che si inserisce perfettamente nel clima di delegittimazione che ha accompagnato il nome dell’ex faro del centrocampo azzurro. Un processo politico costruito su presunzioni, più che su fatti.

Picierno: “La scelta di Pirlo è un errore grave”

Ancora più articolato e severo l’intervento della vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, che sui social ha attaccato frontalmente la scelta della Figc. Secondo Picierno, dopo “l’ennesima disfatta e un’altra qualificazione mondiale mancata”, il calcio italiano avrebbe avuto bisogno di “una rivoluzione culturale, etica e gestionale. La scelta di Pirlo, sostiene, “va nella direzione opposta.

Pur riconoscendo che Pirlo “è stato un campione straordinario, Picierno afferma che “conta ciò che ha scelto di fare: prestare, liberamente e ripetutamente, il proprio prestigio a un’operazione di normalizzazione del regime di Putin”. Per l’ex esponente Pd, la partecipazione del tecnico a iniziative legate a Fonbet sarebbe stata “sfruttata dalla propaganda del Cremlino mentre l’Ucraina veniva bombardata.

Furgiuele: “Inaccettabile mettere sotto processo Pirlo

A difesa di Andrea Pirlo si è schierato Domenico Furgiuele, deputato di Futuro Nazionale con Vannacci, che ha denunciato la natura ideologica della polemica. Per Furgiuele, dopo “tre mancate qualificazioni ai Mondiali la Figc dovrebbe interrogarsi sul declino strutturale del calcio italiano, non “inseguire allenatori stranieri. Il deputato punta il dito contro anni di scelte societarie che hanno “ridotto lo spazio per i giovani italiani, riempiendo i campi di stranieri, con il risultato evidente di una Nazionale “sempre più povera di talento. La ricetta, a suo avviso, è semplice: “L’Italia deve ripartire dagli italiani”.

In questo quadro, Pirlo rappresenta per Furgiuele un simbolo: “Un campione del mondo e simbolo del nostro calcio”, che “merita di guidare la Nazionale molto più di qualsiasi tecnico straniero”. Da qui la condanna delle parole di Benedetto Della Vedova, giudicate “semplicemente inaccettabili” perché trasformano una collaborazione professionale in Russia in un processo politico: “È un’ingerenza ideologica che nulla ha a che vedere con il calcio e che offende uno dei più grandi campioni della storia azzurra”.

Il punto vero: Pirlo è pronto o no?

La domanda che conta è una sola: Pirlo è tecnicamente pronto a ricoprire un incarico tanto prestigioso e difficile? Ha maturato l’esperienza necessaria? Ha dimostrato capacità gestionali, visione tattica, leadership? Questo è il terreno del confronto. Il resto è rumore politico. La vicenda dimostra, ancora una volta, come nel mondo politico – e purtroppo anche in quello calcistico – la separazione tra sport e politica sia un principio applicato a geometria variabile. Si invoca quando serve a proteggere qualcuno, si ignora quando serve ad attaccare qualcun altro.


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