«Se da decenni le manifestazioni diventano treno per teppisti violenti, bisogna ammettere che le possibilità sono solo due: chi le organizza, o è o complice o è stupido». Non si può certo dire, come i nostri lettori ben sanno, che Stefano Esposito difetti in parresia quando si tratta di affrontare la questione No Tav. Già parlamentare Pd e oggi critico rispetto alla linea di un partito che «ha sacrificato troppo di sé sull’altare di un’alleanza ad ogni costo con chi ha posizioni radicalmente contrapposte a un’autentica sinistra riformista», ha pagato un prezzo altissimo, politico e personale, per il suo chiaro e netto sostegno alla realizzazione della nuova linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, ed è certo una delle persone che non si possono non sentire quando si voglia avere una lettura Sì Tav “in purezza”.
E, infatti, Tempi lo ha cercato per fare il punto dopo i fatti di sabato scorso, con la manifestazione contro la grande opera che si è evoluta, senza soluzione di continuità, in assalto ai cantieri (con annesse devastazioni, a Chiomonte in particolare). La denuncia di complicità, che rigetta ogni distinguo peloso tra massa autoctona non violenta ed estranei dediti agli scontri, qualche ora dopo il nostro colloquio, paradosso solo per chi non conosca quel “laboratorio politico” che è la Val Susa, trova una sua conferma nelle affermazioni che il movimento trenocrociato ha espresso con “quieta brutalità” nella conferenza stampa di ieri.

Se i No Tav rivendicano: «Siamo tutti black bloc»
Leader storici della protesta come Nicoletta Dosio e Guido Fissore hanno, infatti, ribadito che «dal racconto dei media il corteo di sabato viene dipinto attraverso presunte distinzioni tra buoni e cattivi, è una storia vecchia: lo abbiamo detto dopo il G8 di Genova e lo abbiamo ricordato nel 2011 dopo l’assedio di Chiomonte, scrivendolo su uno striscione: siamo tutti black bloc». E che «abbiamo praticato il diritto alla difesa anche sui cantieri ma ci viene imputata la devastazione del cantiere di Chiomonte: ebbene, la devastazione noi l’abbiamo trovata giorno dopo giorno su questo territorio e il vero dire no è dire no a quella devastazione».
Affermazioni che non lasciano dubbi e margini di manovra a chi, come i sindaci che della battaglia sono fiancheggiatori istituzionali e quelle parti del “campo largo” che non sembrano capaci di emanciparsi dalla contiguità ideologica ai No Tav, continua ad esercitarsi nell’arte del distinguo e nel tentativo di circoscrivere i problemi ai “facinorosi che si infiltrano”. Sono i diretti interessati a smentire, certo giustificandosi con «la necessaria difesa attiva rispetto ai cantieri che devastano e allo Stato che militarizza il territorio», di fatto assumendo su di sé la dura definizione che l’arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, cardinale Roberto Repole, ha affidato a una nota che non ha nulla della felpata diplomazia curiale: «Le azioni di guerriglia che hanno devastato il cantiere di Chiomonte e ferito decine di agenti di Polizia non meritano nessuno sforzo di comprensione, sono pura violenza terroristica».
Il presule condanna quelle azioni – senza incontrare alcuna conseguenza nel posizionamento “senza se e senza ma” con e nel movimento No Tav da parte dei “Cattolici per la Vita della Valle”, come ha fatto notare Mino Giachino, immarcescibile democristiano e già sottosegretario ai Trasporti nel governo Berlusconi – «con fermezza come cristiano e come cittadino. La violenza è incompatibile con il Vangelo e con la democrazia, dev’essere isolata e sanzionata». Espressioni che riecheggiano, per molti versi, quelle di Giorgia Meloni, da ieri prima presidente del Consiglio a recarsi fisicamente al cantiere di Chiomonte a portare la propria solidarietà a lavoratori e forze dell’ordine: «Questo non è dissenso», ha denunciato la premier, «questa è violenza organizzata, premeditata e come tale deve essere trattata».


«Ma quale “diritto di manifestare”»
Torniamo, però, al nostro dialogo con Stefano Esposito. Il già senatore democrat ribadisce a Tempi – «senza essere troppo contento che solo oggi diventi una consapevolezza un po’ più larga» – che la Val Susa è «ormai, non da oggi, il centro europeo dell’antagonismo: la battaglia con l’Alta Velocità ferroviaria è diventata il campo nel quale si saldano forze provenienti da tutto il continente che cercano la contrapposizione frontale».
Pur apprezzando le parole del nuovo questore di Torino Massimo Gambino, per Esposito «sabato si sia assistito sicuramente a un preoccupante innalzamento del livello dello scontro» ed è «tempo di essere conseguenti e di pensare di impedire le autorizzazioni per iniziative come il campeggio No Tav e il “Festival Alta Felicità”, che si sono rivelate – non da adesso, ribadisco – convocazione per i facinorosi e basi logistiche per l’assalto ai cantieri».
Non serve, chiarisce l’ex parlamentare, «discettare sul diritto di manifestare il dissenso: se ciò avvenisse pacificamente non sarebbe un problema. Bisogna invece prendere atto che non siamo più, e da tempo, di fronte a una mobilitazione di valligiani critici e un po’ arrabbiati». Quanto è accaduto, continua Esposito, «dimostra una chiara capacità di organizzazione militare e una scelta evidente per la guerriglia. Un risultato impensabile l’attacco a quattro cantieri senza la regia di Askatasuna, che determina chiaramente le azioni del e con il movimento in tutte le sue parti. Il centro sociale torinese, troppo tardi sgombrato, è il nodo principale del network europeo antagonista».
Non è più tollerabile, continua quello che è stato uno degli alfieri della sinistra Sì Tav, che «le Forze dell’Ordine finiscano per essere una sorta di orsi al luna park contro i quali può esercitarsi la teppaglia di tutta Italia e di mezza Europa. Non confondiamoci: non c’entrano nulla il G8 di Genova e i No Global che furono; qui siamo di fronte alla riproposizione della visione dell’Autonomia operaia più violenta, tutta prassi di scontro e teoria rabberciata alla bisogna. Non ci sono infiltrati, ma una saldatura tra una minoranza agguerrita di valligiani e gli estremisti che questi più che volentieri accolgono».


«Bene Meloni. E torni in piazza il popolo del “sì”»
Si pagano, secondo Esposito, le «troppe indecisioni rispetto alla realizzazione di una grande opera che è e rimane necessaria, soprattutto per il Piemonte, se la regione non vuole diventare una grande Zes e sopravvivere tra sussidi e progetti dal corto respiro fondati sull’accettazione dell’ineluttabilità del declino». Frenate e indecisioni, aggiunge l’ex parlamentare democratico, «hanno unito il governo giallo-verde e quello giallo-rosso della scorsa legislatura, ma non ne sono mancate neanche in questi anni in cui la Torino-Lione è rimasta, di fatto, solo nell’agenda politica dei suoi oppositori. Bisognerebbe invece farne una questione quotidiana, con il coraggio e la lucidità di costruire una vasta alleanza repubblicana credibile e convincente in favore della sua realizzazione, quindi anche introno alla difesa della legalità costituzionale in Valle».
In questo senso, allora, «ben venga una manifestazione come quella che Europa Radicale sta cercando di organizzare per fine settembre, dove si torni a dare voce e visibilità alla maggioranza silenziosa che è a favore dello sviluppo e contrario alle degenerazioni violente, analogamente a quanto avvenne con la convocazione trasversale in piazza Castello a Torino nel 2018. Non si può essere ostaggio di minoranze di blocco e dei loro referenti nelle istituzioni, magari illudendosi di poter raccattare qualche voto in gruppi anti-Stato che sono semplicemente contro tutto e tutti. Ancor meno, si può cedere alla fascinazione verso questa gente che caratterizza la “zona grigia” composta da pezzi di accademia e infaticabili frequentatori del salotti nostalgici degli anni Settanta».
Esposito, poi, esprime un plauso alla «intelligente iniziativa della Meloni: è importante far vedere che lo Stato non arretra». Bisogna però «essere conseguenti e dare una priorità reale alla realizzazione dell’infrastruttura».
La preferenza è una cosa seria.
Aggiungi Tempi alle tue “fonti preferite” di Google:
«Dal Pd e da Elly Schlein serve nettezza»
E chi definisce l’opera “obsoleta” «spara un mare di minchiate»: parola di Paolo Foietta. In una intervista a Lo Spiffero, il presidente della Commissione intergovernativa Italia-Francia per la Torino-Lione spiega infatti che «l’utilità dell’opera è stata più volte dimostrata da Italia, Francia e Commissione europea. Gli studi alla base del progetto risalgono al 2017-2018 e i dati più recenti sui flussi di traffico e sull’economia confermano e rafforzano la necessità di realizzare quanto prima l’opera nella sua completezza. In Europa è in corso un processo di sostituzione di tutti i tunnel ferroviari ottocenteschi attraverso le Alpi. Sei sono già stati sostituiti, si sta realizzando il Brennero, la Svizzera ne ha costruiti quattro e l’Austria due. L’unico che, secondo queste tesi, non dovrebbe essere sostituito è quello del Frejus, sull’asse dell’Europa occidentale, proprio mentre l’Unione Europea definisce questa tratta l’anello mancante dell’intera rete, quindi assolutamente indispensabile per collegare l’Est con l’Ovest. Nel prossimo bilancio l’Ue stanzierà ancora più risorse sulla rete ferroviaria principale e c’è chi continua a mettere in dubbio l’utilità della Tav, sostenendo addirittura che sia già vecchia».
Quanto al Pd, Elly Schlein ci ha messo due giorni a condannare le violenze dei No Tav. Dal canto suo, Stefano Esposito invita la segretaria del più grande partito della sinistra «alla nettezza: se è cambiata la linea e ora si è su quella di Chiara Appendino, lo dica con chiarezza. Non serve fare l’opossum e aspettare che passi il clamore. Per quanto sia evidente che non c’è più il Pd che sulla Tav parlava chiaro, quello di Mercedes Bresso e Sergio Chiamparino, Piero Fassino, Antonio Saitta e – se è permessa l’autocitazione – di Stefano Esposito, ciò non vuol dire che ci si debba rassegnare, anche su questo tema, alla subalternità nei confronti di pentastellati e Avs. Se invece è proprio quello che si vuole, si abbia almeno l’onestà di dichiararlo, così che gli elettori possano avere chiaro il quadro e decidere di conseguenza».
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Marco Margrita
Source link


