Sono trascorsi cinquantotto anni da quel pomeriggio del 2 agosto 1968, quando un DC-8 dell’Alitalia si schiantò contro le prime pendici del Monte San Giacomo, la collina boscosa che sovrasta Cuirone, frazione di Vergiate, pochi chilometri a nord dell’aeroporto di Milano Malpensa.
Fu uno degli incidenti più gravi nella storia dello scalo della brughiera. Dodici persone persero la vita, mentre gran parte degli altri passeggeri e dei componenti dell’equipaggio riuscì a salvarsi, anche grazie all’intervento degli abitanti del piccolo paese e dei primi soccorritori.
Il velivolo, con marche I-DIFW, era partito da Roma Fiumicino ed era diretto a Montreal, con uno scalo previsto a Malpensa. A bordo si trovavano complessivamente 95 persone, tra passeggeri ed equipaggio. Ai comandi c’era il comandante Fabio Staffieri, pilota di grande esperienza.
Quel giorno, tuttavia, sulla zona di Malpensa si era abbattuto un temporale di eccezionale intensità. Le precipitazioni erano violentissime, le nubi basse e la visibilità quasi nulla. Le condizioni meteorologiche e le interferenze provocate dalla tempesta resero particolarmente difficile la lettura degli strumenti e dei segnali dei radiofari utilizzati per l’avvicinamento.
Durante la discesa, il DC-8 si trovò fuori asse rispetto alla pista di Malpensa. Dopo una manovra per riallinearsi, l’equipaggio individuò una pista che venne inizialmente scambiata per quella dello scalo internazionale. Era invece la pista dell’aeroporto di Vergiate, lunga meno di un chilometro e del tutto insufficiente per l’atterraggio di un grande quadrimotore: quando il comandante comprese l’errore, tentò di riprendere quota: ritirò il carrello e portò i motori alla massima potenza. Davanti all’aereo, però, si alzava ormai il profilo del Monte San Giacomo.
L’impatto e l’incendio
Il DC-8 colpì gli alberi della collina, perse le ali e terminò la propria corsa nel bosco. L’impatto, pur violentissimo, non provocò immediatamente un numero elevato di vittime. Fu soprattutto l’incendio divampato subito dopo a trasformare l’incidente in una tragedia. Dodici passeggeri, rimasti nella parte posteriore della fusoliera, non riuscirono a mettersi in salvo. Alcune ricostruzioni successive hanno parlato di tredici vittime: il diverso conteggio deriverebbe dal fatto che una delle donne decedute era incinta. Il numero ufficiale delle persone morte nell’incidente resta però dodici.
Gli altri occupanti furono aiutati dagli abitanti di Cuirone, accorsi immediatamente verso il luogo dello schianto. Tra le figure rimaste nella memoria collettiva c’è quella di don Nando Macchi, che partecipò ai primi soccorsi e compare in alcune delle immagini più note di quel giorno.
Per il piccolo borgo, allora ancora profondamente agricolo (ma non è cambiato poi tanto), l’arrivo improvviso di un grande aereo tra gli alberi della collina rappresentò un evento sconvolgente. Il ricordo della tragedia è rimasto vivo nelle famiglie, nei racconti dei testimoni e nella comunità locale.
Nella chiesa di Cuirone, sui banchi, sono conservate le fotografie con i volti delle dodici vittime: una testimonianza silenziosa che continua a legare il paese a quanto accadde il 2 agosto 1968. Una stele è invece sul fianco della parrocchiale.
Uno dei giorni più drammatici della storia di Malpensa
Quello del Monte San Giacomo viene ricordato come il secondo incidente più grave legato alla storia di Malpensa. Il più letale era avvenuto nel 1959 a Olgiate Olona, quando un aereo della compagnia statunitense TWA, colpito da un fulmine, precipitò in fiamme poco dopo il decollo, causando la morte di tutte le 70 persone a bordo.
La relazione conclusiva sull’incidente del DC-8 di Cuirone ricondusse la tragedia a una combinazione di condizioni meteorologiche estreme, difficoltà nell’avvicinamento ed errore umano. Prima dell’arrivo sulla brughiera erano stati segnalati temporali molto forti e, secondo la successiva ricostruzione, era stata prospettata anche la possibilità di dirigersi verso un altro aeroporto.
La tragedia diventata un libro
A mantenere viva e a rinnovare la memoria dell’incidente ha contribuito anche il libro “2 agosto 1968: la tragedia del Monte San Giacomo, Cuirone di Vergiate”, pubblicato nel 2025 dall’editore varesino Macchione. Il volume porta le firme di Claudio Bossi e Giuseppe Agnesina e rappresenta la prima opera a stampa interamente dedicata alla vicenda. Il racconto alterna la ricostruzione storica e documentaria ad alcune parti narrative, pensate per restituire le emozioni e la dimensione umana di chi si trovava a bordo.
Gli autori hanno lavorato sugli articoli dell’epoca, sulla relazione dell’inchiesta e soprattutto sulle testimonianze dirette raccolte tra vigili del fuoco, soccorritori, abitanti e persone coinvolte nelle operazioni di quel giorno. Tra le fonti compare anche il responsabile della torre di controllo, rimasto anonimo, che ha contribuito a chiarire gli aspetti tecnici dell’incidente.
La parte romanzata, affidata a Giuseppe Agnesina, segue anche un personaggio immaginario attraverso il quale vengono raccontate le ore trascorse a bordo dell’aereo. La ricostruzione documentaria consente invece di riportare alla luce voci e particolari rimasti per decenni affidati alla memoria orale della comunità.
Il trekking della memoria
L’associazione di appassionati d’aviazione Aeroporti Lombardi ha contribuito a organizzare anche un “trekking itinerante” che domenica 2 agosto, nell’anniversario, toccherà alcuni dei luoghi simbolo della tragedia, dal radiofaro di Saronno fino alla collina dove si schiantò il velivolo.
Per maggiori informazioni e iscriversi all’evento è possibile contattare i seguenti recapiti: 3294322329 prenotazioni@oltrequota.com Instagram @ oltre.quota
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