Grano, stop del TAR al monitoraggio ISMEA: cosa cambia


Per chi semina e raccoglie frumento, la perdita di un riferimento ufficiale sui costi medi di produzione del grano cambia subito il modo di ragionare su contratti e strategie commerciali. Con la sentenza n. 13264/2026 il TAR Lazio ha annullato il monitoraggio ISMEA relativo al raccolto di frumento 2025, fermando uno strumento che molti operatori stavano usando come base di confronto nei tavoli di filiera e nelle contrattazioni.

La decisione non riguarda i numeri in sé, ma il modo in cui quei dati sono stati costruiti, in particolare il mancato coinvolgimento di alcune componenti della filiera. Per chi gestisce aziende cerealicole, per i tecnici e per le imprese agromeccaniche, il punto diventa capire che cosa è stato annullato, quali garanzie partecipative sono richieste e come potrebbe essere rifatto un monitoraggio dei costi del frumento più robusto, dove anche chi esegue lavorazioni conto terzi possa contribuire con dati tecnici verificabili.



Il monitoraggio dei costi di produzione del frumento rappresenta uno strumento fondamentale per valutare la redditività delle aziende cerealicole e supportare le trattative lungo la filiera. OmniTrattore.it

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Grano e monitoraggio ISMEA: cosa ha annullato il TAR

La sentenza del TAR Lazio n. 13264/2026 ha annullato il provvedimento con cui ISMEA, alla fine di settembre 2025, aveva istituito il “Monitoraggio dei costi medi di produzione in agricoltura: raccolto frumento 2025”. In pratica, lo strumento che raccoglieva e sintetizzava i dati ufficiali sui costi di produzione del grano italiano risulta oggi disattivato, con uno stop operativo al monitoraggio che incide sulla disponibilità di dati confrontabili per tutta la filiera.

La decisione arriva dopo il ricorso presentato da quasi quaranta società del settore molitorio e da Italmopa, che hanno contestato il modo in cui era stato condotto il procedimento. Il TAR ha accolto il ricorso, annullando il provvedimento ISMEA e chiarendo che l’attività di monitoraggio non può essere trattata come semplice analisi economica priva di effetti giuridici, perché i risultati vengono poi utilizzati nei tavoli istituzionali sul grano, nella definizione delle politiche di settore e, in via indiretta, come base tecnica per l’applicazione delle norme sulle pratiche commerciali sleali.

L’effetto pratico per cerealicoltori e trasformatori è la perdita, almeno temporanea, del quadro ufficiale di riferimento sui costi medi di produzione del frumento, in un momento in cui tali dati sono chiamati a sostenere anche il funzionamento della Commissione Unica Nazionale (CUN) Grano Duro, istituita con decreto direttoriale Masaf n. 20417 del 16 gennaio 2026 per individuare il prezzo indicativo nazionale del grano duro e monitorare l’andamento del mercato. Chi segue l’andamento del mercato può comunque affiancare a fonti nazionali i dati armonizzati del Market Observatory sui cereali della Commissione europea, accessibili sul portale delle statistiche sui cereali UE, utile come riferimento per produzione, prezzi e scambi a livello europeo.

Sentenza TAR Lazio 13264/2026: il vizio procedurale

Il fulcro della sentenza non è il merito dei dati raccolti da ISMEA, che non vengono contestati nelle loro grandezze, ma il profilo procedurale seguito per costruirli. Il TAR ha ritenuto illegittimo considerare il monitoraggio una mera attività tecnica interna, evidenziando che la mancanza di coinvolgimento delle aziende molitorie e di Italmopa nel procedimento ha inciso sulle garanzie partecipative che devono accompagnare un atto con ricadute lungo la filiera.

La motivazione individua nella “carenza di partecipazione” il vizio centrale che porta all’annullamento. Ciò significa che l’Amministrazione, nel rifare il monitoraggio, dovrà prevedere forme strutturate di consultazione degli attori interessati, non solo sul risultato finale ma anche su criteri, fonti e metodi di calcolo. Per chi lavora nella filiera cerealicola, questo passaggio diventa decisivo se l’obiettivo è arrivare a un dato di costo medio di produzione riconosciuto come affidabile da tutte le parti, dai produttori ai trasformatori, fino ai consumatori.

Uncai, CUN grano duro e pratiche sleali: cosa cambia in pratica

Uncai ha letto la bocciatura del monitoraggio ISMEA come un’occasione per migliorare il sistema, chiedendo di coinvolgere direttamente i contoterzisti nel nuovo modello di rilevazione. Le imprese agromeccaniche gestiscono operazioni che pesano in modo determinante sul costo ettaro del grano, dalla preparazione del terreno alla semina, fino alla raccolta, e dispongono di dati tecnici precisi su consumi, ore macchina e tariffe applicate nei diversi areali.

Come ha sintetizzato il presidente Aproniano Tassinari, la questione non è aggiungere una voce al tavolo ma aggiungere dati al monitoraggio, utilizzando le informazioni raccolte sul campo dai contoterzisti per rendere più accurata la ricostruzione dei costi. In questa prospettiva, scenari e margini di redditività illustrati in analisi come le strategie per tagliare i costi a ettaro del grano duro o le valutazioni sui prezzi del grano duro e scelte colturali potrebbero alimentare un monitoraggio ufficiale più aderente ai costi reali sostenuti nelle aziende.

Il quadro si inserisce in una fase delicata per la CUN Grano Duro, che dalla primavera 2026 lavora in un clima di forte tensione per il mancato coinvolgimento pienamente condiviso di tutte le componenti della filiera e per la scelta di Italmopa di non partecipare alle riunioni dell’organismo, mentre proprio i costi medi di produzione ISMEA erano stati indicati dal Ministero come riferimento tecnico a supporto dei listini indicativi della CUN. In parallelo, va ricordato che i dati ISMEA costituiscono il presupposto tecnico per applicare l’articolo 5 del decreto legislativo 8 novembre 2021 n. 198 sulle pratiche commerciali sleali, che considera indice di vendita sottocosto un prezzo inferiore ai costi medi di produzione rilevati dall’Istituto: senza un monitoraggio operativo, anche i controlli e le sanzioni diventano più complessi da applicare in modo uniforme lungo la filiera.

Per la filiera, l’uscita di scena temporanea del monitoraggio ISMEA si somma a un quadro di mercato in cui la volatilità internazionale resta elevata, come mostrato dalle analisi sui cereali mondiali e dinamiche dei prezzi del grano. In questo contesto, strumenti come il registro elettronico “Granaio Italia”, che monitora le scorte nazionali di cereali su base normativa distinta dal monitoraggio ISMEA, continuano a fornire informazioni strutturali sulle giacenze, ma non sostituiscono un sistema condiviso di rilevazione dei costi di produzione.

Monitoraggio rifatto: come potrebbe cambiare metodo

La stessa sentenza del TAR Lazio chiarisce che l’Amministrazione conserva il potere di rifare il monitoraggio ISMEA dei costi del frumento, a condizione di sanare i vizi procedurali e garantire una partecipazione effettiva degli attori di filiera. La riattivazione del monitoraggio in forme partecipate è oggi una prospettiva aperta, che diversi soggetti, tra cui Cia-Agricoltori Italiani, indicano come prioritaria per restituire trasparenza su costi e prezzi del grano lungo la catena dal campo al consumatore.

In termini operativi, un metodo più robusto richiederà almeno tre passaggi: definire criteri di calcolo chiari e condivisi per le diverse voci di costo (mezzi tecnici, lavorazioni in proprio, servizi conto terzi), aprire tavoli tecnici che includano agricoltori, contoterzisti, molini e trasformatori, e rendere tracciabile il collegamento tra dati di base e indicatori finali. Se, ad esempio, le lavorazioni agromeccaniche non venissero più stimate a forfait ma derivate da dati reali raccolti presso imprese specializzate che gestiscono il conto deposito cereali e servizi di movimentazione, il monitoraggio potrebbe fornire un quadro dei costi più vicino a quello che chi produce grano vive ogni giorno nei propri bilanci.


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