“Arresto confezionato”: manette per 5 vigili di Milano


Cronaca

Una “squadretta” incastrata solo dalle immagini di videosorveglianza che la difesa dell’arrestato ha segnalato ai magistrati

di Dave Hill Cirio

Milano, manette per una “squadretta” di cinque agenti della Polizia Locale: arrestati per falso, arresto illegale e soldi sottratti ad un pusher.

Un arresto “confezionato”

Le telecamere di videosorveglianza hanno incastrato cinque agenti della polizia locale di Milano. La visione dei filmati, richiesta proprio dalla difesa di un pusher da loro arrestato, ha finito per “dimostrare in maniera incontrovertibile la veridicità delle dichiarazioni” del denunciante.

È l’elemento chiave dell’ordinanza cautelare con cui il Gip di Milano, Elio Sparacino, ha disposto la custodia in carcere a San Vittore per una commissaria e quattro agenti accusati a vario titolo di abuso, peculato, arresto illegale e falso ideologico.

I provvedimenti restrittivi riguardano la commissaria Ilenja Sabato e gli agenti Mattia Rignanese, Denni Dileo, Vincenzo Compagnone e Rosario Piscopo.

Il blitz “fuori territorio” a Corsico e la messa in scena

Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti e dettagliato nel provvedimento del Gip, gli indagati avrebbero operato come una vera e propria “squadretta”, pianificando l’operazione “nei minimi particolari”.

La scelta dell’acquirente falsa

Il gruppo avrebbe individuato e assoldato una donna (la finta “acquirente”) a cui il pusher avrebbe dovuto cedere 500 grammi di hashish.

La donna era collegata a un’ispezione condotta nel maggio precedente dalla squadra della commissaria Sabato a casa del fratello di questa, terminata tuttavia con “esito negativo”.

Le auto civetta

Non avendo giurisdizione per operare nel comune di Corsico, gli agenti hanno “progettato di spostarsi con due auto civetta”.

La prima era guidata dall’acquirente senza “alcun diverso titolo per porsi alla guida di un’auto in uso al corpo di polizia locale”. L’altra dagli agenti.

La cessione della droga e il verbale falso

Le immagini di sorveglianza hanno ripreso in maniera “chiara” le fasi della cessione avvenuta nel parcheggio di viale Liberazione a Corsico, culminata con l’arresto del pusher straniero.

Successivamente, i cinque avrebbero “artatamente confezionato una serie di atti — il verbale di arresto e gli ulteriori verbali — al fine di far apparire l’arresto come legittimamente avvenuto in territorio di loro competenza”.

I 1.450 euro “scomparsi” e il finto arresto

Oltre al falso relativo alla competenza territoriale, gli agenti avrebbero omesso di verbalizzare dettagli decisivi. Tra questi, non vi è traccia nei verbali dei 1.450 euro sequestrati al pusher durante il fermo.

Il giudice Sparacino sottolinea come la perquisizione e la vendita non fossero altro che un’operazione artefatta.

“E’ stata effettuata una cessione organizzata dagli indagati nei minimi dettagli al solo fine di trarre in arresto un soggetto che loro sapevano avere precedenti per reati della stessa specie”.

Le accuse del Gip: “Spregio della deontologia e un innocente in carcere”

Nell’ordinanza il Gip calca la mano sulla gravità delle condotte addebitate agli indagati. Ed evidenzia il rischio che un cittadino resti privato della libertà sulla base di documenti contraffatti da pubblici ufficiali.

La “gravità” delle “divise sporche” emerge anche “con estrema chiarezza da un altro dettaglio.

Soltanto grazie alla produzione dei documenti falsi” lo straniero “è stato sottoposto — da un giudice naturalmente ignaro e che si è affidato alla veridicità di quanto dichiarato dai pubblici ufficiali indagati — alla misura della custodia cautelare in carcere per un periodo di tempo non irrisorio”.

Decisivo per svelare l’accaduto, il lavoro di riscontro tra difesa e Procura. “Facendo spregio delle più basilari regole di deontologia e correttezza professionale – il passaggio degli atti -, hanno confezionato una serie di atti falsi da sottoporre all’attenzione dell’autorità giudiziaria in una fase processuale in cui gli atti redatti dalla polizia giudiziaria operante costituiscono l’unico elemento a supporto delle richieste dell’accusa”.

I prossimi passaggi giudiziari per gli arrestati

Con l’ordinanza notificata, i cinque rappresentanti della polizia locale meneghina si trovano ora ristretti nel reparto Protetti del carcere di San Vittore. La detenzione, in attesa dell’interrogatorio di garanzia davanti al Gip per rispondere delle pesanti accuse a loro carico.


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