dal 16 settembre filiere dei rifiuti alla prova di maturità


Manca poco al passaggio definitivo al formulario digitale per gli operatori iscritti al Rentri. I numeri mostrano una crescita degli xFIR, ma una parte rilevante della filiera deve ancora completare la transizione. Tiziana Cefis: “C’è ancora un problema di consapevolezza e preparazione”. Le incognite maggiori riguardano coordinamento operativo, correzione degli errori e gestione delle difformità


Formulario digitale, atto secondo. Poco più di una settimana, e per tutte le imprese iscritte al nuovo sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti Rentri – vale a dire buona parte delle imprese che in Italia producono o gestiscono rifiuti – il Fir compilato con carta e penna lascerà definitivamente il posto al nuovo xFir telematico. Il modello cartaceo potrà essere utilizzato, in alternativa, solo fino al 15 settembre, quando scadrà il periodo di ‘doppio regime’ introdotto dal legislatore nazionale per far fronte alle difficoltà tecniche registrate nella data di debutto ufficiale del Fir digitale, quella del 13 febbraio scorso.

Dal 16 settembre in poi i soggetti obbligati potranno vidimare, compilare, emettere e sottoscrivere gli xFir solo in digitale, utilizzando i servizi di supporto gratuiti del Rentri, software gestionali di mercato e le app per la gestione in mobilità con smartphone e tablet. A oggi, secondo i dati pubblicati sul portale ufficiale del sistema di tracciabilità gestito dal Ministero dell’Ambiente, sono oltre 3,6 milioni gli xFir emessi dalle imprese iscritte al Rentri, con un incremento medio, su base quotidiana, di circa 32 mila formulari.

Difficile dire con assoluta precisione quanti saranno, o quanti dovrebbero essere, gli xFir emessi una volta che il sistema sarà a pieno regime, ma stime raccolte nelle scorse settimane da Ricicla.tv suggeriscono che al momento si sia superata di poco la metà delle movimentazioni da digitalizzare. Nonostante l’ampio periodo transitorio, insomma, tutto lascia pensare che saranno in tanti a passare al Fir digitale solo dopo la scadenza del 15 settembre.

Quel che è certo è che quella del prossimo 16 settembre non sarà una replica del poco fortunato ‘switch day’ del 13 febbraio, sia perché sono migliaia le aziende che utilizzano già il formulario digitale, sia perché, dal canto loro, Ministero dell’Ambiente, Albo Nazionale Gestori Ambientali e Unioncamere hanno lavorato in questi mesi al potenziamento dell’infrastruttura tecnologica con l’obiettivo di ridurre al minimo (eliminarlo del tutto è di fatto impossibile) il rischio di rallentamenti o interruzioni dell’operatività. Il consolidamento di server e procedure, tuttavia, non basta da solo a sciogliere tutte le incognite dell’addio definitivo al Fir cartaceo per le imprese iscritte al Rentri.

A differenza dei registri di carico e scarico, già digitalizzati nel corso del 2025, i formulari non sono compilati da una singola azienda ma accompagnano la movimentazione dei rifiuti in tutte le sue fasi coinvolgendo produttori e gestori fino all’esito nell’impianto finale di smaltimento o recupero. Un adempimento multi-attore e condiviso, che funziona solo se tutti i soggetti coinvolti lungo la filiera sono pienamente allineati e condividono le stesse modalità operative. Cosa che rappresenta la vera, grande incognita dell’intera operazione, visto che, come sembrano indicare i numeri, sono ancora tante le imprese che in questi mesi di ‘doppio regime’ hanno preferito continuare a utilizzare il Fir tradizionale piuttosto che passare al digitale.

Stando a quanto riferito alla nostra testata da imprese e consulenti, sono soprattutto i piccolissimi produttori iniziali di rifiuti pericolosi a temere di più il passaggio al digitale. “C’è un problema di consapevolezza e preparazione – dice Tiziana Cefis, consulente ambientale per TeA Consulting – soprattutto tra le imprese di minori dimensioni. Il MASE e l’Albo Nazionale Gestori Ambientali hanno compiuto uno sforzo importante sul fronte della formazione e dell’informazione, ma sul territorio c’è ancora molto da fare“.

Opifici meccanici, carrozzerie, falegnamerie farebbero ancora fatica a passare alla gestione digitale del formulario, che comporta anche e soprattutto la necessità di dotarsi di strumenti di identità digitale e firma elettronica, “strumenti e procedure con cui non hanno sufficiente familiarità”, spiega Cefis. “Per molte piccole imprese -prosegue – la digitalizzazione del formulario non è ancora percepita come un’opportunità di semplificazione, ma come un nuovo adempimento da gestire”. Se alla data del 16 settembre non saranno passate all’xFir non potranno richiedere il ritiro dei rifiuti delle proprie lavorazioni.

Ma qualcosa non va anche sul fronte delle imprese di gestione dei rifiuti. Secondo l’Albo Nazionale Gestori Ambientali, infatti, gli impianti iscritti al Rentri sono circa 14 mila ma, al momento, solo poco più della metà sta accettando formulari digitali. Questo sebbene a determinare la catena della gestione, inclusa la modalità di tenuta del formulario, sia il primo anello, vale a dire il produttore del rifiuto.

L’incognita vera che aleggia sul 16 settembre, insomma, non è tanto tecnologica quanto operativa. “A questo – sottolinea Cefis – si aggiunge la complessità determinata dalla coesistenza, ancora oggi, di modalità digitali e non digitali. Trasportatori e impianti si trovano a dover gestire flussi e interlocutori che operano secondo modalità differenti. Questo inevitabilmente complica le procedure e riduce proprio quei benefici in termini di efficienza e semplificazione che dovrebbero rappresentare uno dei principali vantaggi della digitalizzazione”.

Sul piano operativo, immediatamente prima della pausa estiva il Ministero dell’Ambiente ha aggiornato le istruzioni di compilazione di registri di carico e scarico e formulari per rettificare una serie di incongruenze e integrare strutturalmente nella documentazione ufficiale i chiarimenti e le FAQ rilasciati nel corso dei primi mesi di attività del sistema. Un intervento che, tuttavia, non è bastato a superare del tutto “dubbi interpretativi e situazioni operative che meriterebbero indicazioni più puntuali”, chiarisce la consulente. Dubbi che non risparmiano le modalità di tenuta del xFir.

Se da un lato, infatti, il passaggio al formulario digitale garantisce trasparenza e condivisione immediata delle informazioni, dall’altro introduce una maggiore rigidità negli adempimenti e questo, dicono le aziende, non sempre si adatta alle esigenze operative delle imprese. Anche per questo associazioni come Confindustria e Assoambiente avevano chiesto al Mase modifiche al sistema che, tra le altre, introducessero maggiore flessibilità, consentendo ad esempio la possibilità di modificare il formulario digitale anche dopo l’emissione in caso di errori materiali nella compilazione. Questo anche per evitare inceppamenti nelle filiere del trattamento. Richiesta di fronte alla quale il Ministero dell’Ambiente si è riservato di fare ulteriori valutazioni.

“Un sistema digitale di tracciabilità – spiega Tiziana Cefis – deve naturalmente garantire certezza, trasparenza e immodificabilità delle informazioni rilevanti, ma deve anche prevedere strumenti che consentano di gestire e correggere in maniera trasparente gli errori materiali commessi in buona fede. Non possiamo dimenticare che parliamo di una disciplina accompagnata da un apparato sanzionatorio particolarmente severo. Occorre quindi trovare un equilibrio tra l’esigenza sacrosanta di assicurare la tracciabilità dei rifiuti e quella di non trasformare un errore materiale in un rischio sproporzionato per l’impresa”.

Stando al Testo unico ambientale, infatti, un trasporto effettuato con un Fir contenente dati incompleti o inesatti può essere punito con una sanzione amministrativa da 1.600 a 10 mila euro. La disciplina prevede tuttavia un trattamento più favorevole nei casi in cui le irregolarità non pregiudichino concretamente la ricostruzione della movimentazione e la tracciabilità dei rifiuti. Una distinzione che lascia comunque agli organi di controllo il compito di valutare, caso per caso, la rilevanza dell’errore e che contribuisce a spiegare le richieste degli operatori per strumenti capaci di consentire una correzione più flessibile degli errori materiali di compilazione.

Più delicato è il tema dell’utilizzo del formulario cartaceo dopo il 15 settembre. Dal giorno successivo, infatti, per i soggetti iscritti al Rentri il Fir digitale diventa obbligatorio e il cartaceo non costituisce più una modalità alternativa ammessa (tranne che nei ben circoscritti casi d’emergenza). Resta però da chiarire fino a che punto l’impiego di un formulario cartaceo in luogo di quello digitale possa essere equiparato, ai fini sanzionatori, al trasporto effettuato senza il formulario. Una qualificazione tutt’altro che secondaria, considerando che per il trasporto di rifiuti pericolosi privo di Fir la riforma operata dal governo con il decreto ‘terra dei fuochi’ ha previsto la reclusione da uno a tre anni.

“La direzione intrapresa è quella giusta – osserva Cefis – ma ora occorre fare un passo ulteriore: rendere il sistema più aderente alla realtà quotidiana delle imprese. La digitalizzazione funziona davvero quando, oltre ad aumentare controllo e trasparenza, riesce anche a semplificare il lavoro degli operatori”. Se maggiore flessibilità arriverà sarà il Mase a deciderlo. Ora, però, è tempo di passare al digitale. Il tema sarà al centro di un appuntamento speciale di ‘A Carte Scoperte’, in diretta su Ricicla.tv il 14 settembre a partire dalle 15.


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