Forza Italia, la Campania riconferma Martusciello segretario regionale: “E’ un nuovo inizio”


La nuova stagione congressuale del partito si è aperta lo scorso 9 settembre

IL COMUNICATO STAMPA

Sono un’anomalia,

non sono figlio di un politico e quindi non ho ereditato consenso, non sono un industriale che può avere mezzi per organizzarlo, eppure ho fatto sette elezioni a preferenza e le ho vinte tutte e sette. Due volte sono stato il più votato di Italia.

Nel giugno 2024 di preferenze ne ho prese oltre 100 mila. Lo racconto non per parlarvi di me. Mi conoscete, avete sottoscritto la mia candidatura, ma per parlare di noi. Alla base di quel consenso ripetuto nel tempo c’è il rispetto della parola data, il mantenimento di un impegno preso, c’è il rispetto costante, quotidiano dell’elettore.

Il rispetto per chi non è parlamentare o consigliere regionale ma è un semplice militante che mette con orgoglio quella spilla di Forza Italia al bavero della giacca.

Quella spilla che è una testimonianza di appartenenza a una comunità, a un popolo che nel 1994 si è messo in marcia ed ancora oggi non si è stancato né di sperare, né di credere.

È a questo popolo che dobbiamo pensare ogni volta che prendiamo una iniziativa, ogni volta che facciamo una dichiarazione. Perché poi a loro toccherà di difenderla, spiegarla. Io mi sento parte di questo popolo, mi sento membro di questa comunità, fin da quando ho cominciato. E sono orgoglioso di poter dire che l’ho fatta sempre dalla stessa parte.

Ho aderito a Forza Italia nel 1994 e non ho mai cambiato. Nella buona e nella cattiva sorte. Ricordo quando perdemmo le comunali a Napoli nel 1997. Il nostro candidato Emiddio Novi fu stritolato da Bassolino. Repubblica titolò: Forza Italia game over.

E invece ripartimmo. Costruimmo in Consiglio Comunale una opposizione con soli 3 consiglieri che mise in grande difficoltà la maggioranza. E nel 2001 trionfammo alle politiche e perdemmo le comunali a Napoli per soli 3000 voti.

 Lo dico a coloro che oggi sono all’opposizione nei comuni, ai nostri consiglieri regionali: non dategliela per vinta.

Parlate di cose concrete, non scendete mai sul personale, costruite dai banchi della opposizione il modo per essere maggioranza.

Ecco allora veniamo alla domanda: quale partito voglio guidare? Un partito come lo aveva in testa Silvio Berlusconi che coinvolga la società civile, che si interessi di cose concrete, che dia spazio ai giovani, che riconosca il valore della militanza, un partito che non ha paura, che non si senta inferiore a nessun altro. Un partito che tratti gli alleati con rispetto ma non con sudditanza, un partito che non si fa imporre le scelte, un partito che difende il SUD, un partito regionale capace anche se necessario di aprire un contenzioso con quello nazionale.

Agli alleati dico: le regionali dimostrano che non c’è leadership nella coalizione. Siamo lì. E allora discutiamo, confrontiamoci, scegliamo. In anticipo e in accordo.

Per questo ho chiamato questa mozione un Nuovo Inizio, perché da oggi comincia un nuovo modo per poter raccontare la nostra storia.

Ci presentiamo a questo appuntamento forti dei nostri risultati del 2022, del 2024 e del 2025. Politiche, europee, regionali elezioni diverse ma con un partito sempre al di sopra del 10 per cento che ha toccato l’11 e che può ambire a essere il primo partito in Campania, perché qui la semina fece Silvio Berlusconi è ancora in grado di dare buoni frutti. Questa è la regione più Berlusconiana di Italia.

Qui il Presidente è stato eletto consigliere comunale nella città di Napoli.

Qui in Campania ogni città conserva il suo ricordo.

Lo hanno ascoltato a Benevento, ad Aversa, a Salerno, a Monte di Procida.

Qui Berlusconi non è un ricordo è un punto di riferimento. E da questo congresso uscirà un partito concreto che parli alle persone, che affronti i problemi con un programma chiaro che semplifico nelle 3 S sicurezza, sviluppo, sanità.

Tre parole che non abbiamo scelto per costruire uno slogan. Le abbiamo scelte perché raccontano la Campania sulla quale vogliamo misurarci e la responsabilità di governo che vogliamo assumere.

 La prima S è sicurezza.

Perché senza sicurezza non c’è libertà.

Non c’è libertà per una donna che ha paura di tornare a casa la sera. Non c’è libertà per un commerciante costretto a convivere con il degrado o con la criminalità.

Non c’è libertà per una famiglia che non si sente protetta nel quartiere in cui vive.

Per noi sicurezza significa presenza dello Stato, sostegno ai Comuni, prevenzione, illuminazione, videosorveglianza, riqualificazione degli spazi degradati, attenzione alle periferie. Ma sicurezza significa anche protezione del territorio e delle nostre case.

I Campi Flegrei ci hanno ricordato che la politica non può limitarsi ad arrivare dopo un’emergenza. Deve conoscere prima, programmare prima, intervenire prima.

Per questo proponiamo il fascicolo digitale dell’immobile, uno strumento che consenta di raccogliere in modo ordinato controlli, sopralluoghi, interventi effettuati e informazioni utili sullo stato degli edifici.

L a sicurezza non può essere soltanto una risposta all’emergenza. Deve diventare una cultura della prevenzione.

La seconda S è lo sviluppo.

La Campania non è una terra condannata all’assistenza. È una regione che produce, innova, esporta, forma competenze e crea eccellenze. Ma per troppo tempo abbiamo misurato le politiche di sviluppo sulla quantità di risorse spese e non sulla crescita realmente prodotta. Noi vogliamo cambiare questo metodo.

La ZES Unica rappresenta una grande opportunità per gli investimenti e per lo sviluppo del Mezzogiorno. La Campania deve essere la regione capace di cogliere fino in fondo le opportunità, presentandosi agli investitori con territori competitivi, infrastrutture adeguate, competenze disponibili e una strategia industriale riconoscibile. E’ qui che la Regione deve fare la differenza.

Deve rendere competitive le aree produttive, migliorare i collegamenti, mettere in relazione porti, aeroporti, interporti e reti ferroviarie, rafforzare il rapporto tra formazione e impresa e sostenere le filiere nelle quali la Campania può davvero competere.

Non basta sapere quante risorse vengono stanziate. Dobbiamo sapere quanti investimenti vengono effettivamente realizzati, quanti posti di lavoro producono e quanto valore rimane sui territori.

Perché un incentivo non è un risultato.

Un bando non è un risultato.

Una risorsa impegnata non è ancora sviluppo.

Lo sviluppo si misura dalle imprese che crescono, dal lavoro che viene creato, dai giovani che possono restare in Campania.

Dobbiamo concentrare la nostra politica industriale sulle grandi filiere nelle quali abbiamo già competenze, imprese e capacità di ricerca: aerospazio, automotive e meccatronica, scienze della vita e farmaceutica, agroalimentare, economia del mare, logistica e nuove tecnologie.

E dobbiamo collegare queste filiere al sistema della formazione.

Quando un’impresa investe in Campania deve trovare anche le professionalità di cui ha bisogno. Regione, università, ITS, scuole e sistema produttivo devono parlare la stessa lingua.

La formazione non può inseguire il lavoro quando il lavoro è già arrivato.

Deve anticiparlo.

E poi c’è l’innovazione.

Intelligenza artificiale, robotica, agricoltura di precisione, stampa 3D e prototipazione devono entrare anche nelle piccole imprese, nell’artigianato e nell’agricoltura.

Non vogliamo sostituire la tradizione con la tecnologia.

Vogliamo usare la tecnologia per rendere più forte la nostra tradizione.

Un artigiano deve poter innovare senza perdere il valore del proprio sapere.

Un agricoltore deve poter utilizzare strumenti nuovi per produrre meglio, consumare meno, aumentare la qualità e competere.

Una piccola impresa deve poter accedere alle tecnologie che oggi fanno la differenza sui mercati.

La sfida è questa: passare dalla spesa alla crescita.

Meno politiche giudicate sulla quantità di denaro distribuito.

Più politiche giudicate sui risultati ottenuti.

La terza S è la sanità.

Qui si misura forse più che altrove la distanza tra un diritto scritto e un diritto realmente garantito.

Una visita, un esame, una cura non possono dipendere dal reddito di una famiglia.

Le liste d’attesa sono diventate una delle più grandi disuguaglianze sociali della nostra regione.

Chi può permetterselo paga. Chi non può permetterselo aspetta.

Questo meccanismo va spezzato.

Se il sistema pubblico non riesce a garantire una prestazione nei tempi previsti, deve essere il sistema sanitario a trovare una soluzione per il cittadino.

Non il cittadino a essere lasciato solo davanti a una lista d’attesa.

Serve una medicina territoriale più forte, più assistenza domiciliare, più prevenzione, più telemedicina.

Serve alleggerire i pronto soccorso e portare più servizi vicino alle persone.

E serve fare della Campania uno dei grandi poli italiani delle scienze della vita, mettendo insieme sanità, università, ricerca e industria.

Le tre S rappresentano il cuore della nostra proposta. Ma non esauriscono la nostra idea di Campania.

C’è una questione che attraversa tutte le altre.

I giovani.

Ogni ragazzo deve essere libero di partire. Ma nessun ragazzo deve essere costretto a farlo.

Troppi giovani lasciano questa regione non perché vogliono fare un’esperienza, ma perché pensano di non avere qui una possibilità.

Noi dobbiamo cambiare questa percezione e soprattutto dobbiamo cambiare la realtà che la produce.

Dobbiamo creare lavoro qualificato, collegare meglio formazione e impresa, sostenere chi vuole costruire un’attività, attrarre investimenti capaci di offrire opportunità vere.

Dobbiamo creare le condizioni perché chi è andato via possa scegliere di tornare.

Non vogliamo una generazione dipendente dai bonus.

Vogliamo una generazione indipendente grazie al lavoro.

E poi ci sono i territori.

La Campania non è una sola città.

È Napoli, ma è anche Caserta, Avellino, Benevento, Salerno. È fatta di grandi centri e piccoli comuni, coste e aree interne, territori diversi che devono avere pari dignità.

Non può esistere una Regione nella quale il luogo in cui si nasce decide la qualità dei servizi a cui si ha diritto.

Sanità, scuola, trasporti, collegamenti digitali e opportunità devono essere garantiti ovunque.

Le aree interne non sono territori da assistere.

Sono territori da valorizzare.

Possono essere luoghi di sviluppo, turismo, agricoltura di qualità, innovazione, nuova residenzialità. Possono diventare una parte decisiva della crescita della Campania se smettiamo di considerarle marginali.

Dobbiamo sostenere le famiglie, i servizi per l’infanzia, chi assiste anziani e persone fragili, chi ogni giorno deve conciliare il lavoro con le responsabilità familiari.

Dobbiamo liberare il talento delle donne da tutti quegli ostacoli che ancora oggi rendono più difficile lavorare, fare impresa, costruire una carriera e avere una famiglia.

E dobbiamo fare della cultura una grande politica di sviluppo.

Napoli e la Campania possiedono un patrimonio straordinario.

Cinema, musica, teatro, arte, archeologia, spettacolo, produzioni culturali non sono soltanto identità.

Sono economia.

Sono lavoro.

Sono un modo per raccontare la Campania nel mondo.

Tutto questo richiede però anche un diverso modo di governare.

Noi vogliamo una Regione che sappia decidere.

Che dica sì quando può dire sì e che dica no in tempi certi quando deve dire no.

Una Regione nella quale ogni procedimento abbia una scadenza, ogni pratica un responsabile, ogni investimento un percorso verificabile.

Non vogliamo promettere tutto a tutti.

Vogliamo assumere impegni che possano essere misurati.

E proprio per questo  congresso non parla soltanto della Campania che vogliamo governare.

Parla anche del partito che vogliamo essere.

Io mi candido alla guida di Forza Italia in Campania perché credo che una leadership sia forte quando rende forte la propria classe dirigente.

Non quando la sostituisce.

Non quando la comprime.

Non quando la considera un problema.

Una leadership deve saper riconoscere il consenso, il merito, il lavoro sui territori, la capacità di rappresentare le comunità.

Il partito che immagino non è il partito di un uomo solo.

È il partito dei suoi parlamentari, dei consiglieri regionali, dei sindaci, degli amministratori, dei coordinatori provinciali, dei dirigenti, dei giovani, delle donne, dei militanti.

È un partito nel quale chi lavora deve poter crescere.

Nel quale chi conquista consenso deve essere valorizzato.

Nel quale avere un’idea diversa non significa essere considerato un avversario.

Voglio un partito che discuta, che scelga e poi sappia stare insieme.

Un partito che sia nei quartieri, nei Comuni, nelle periferie, nelle aree interne.

Che sia tra le categorie produttive, nelle associazioni, negli ordini professionali, nelle università.

Che sia accanto a chi apre un’azienda ogni mattina, a chi amministra un Comune, a chi lavora in un ospedale, a chi insegna, a chi cerca un lavoro, a chi crea occupazione.

Un partito che non appaia soltanto quando arriva una campagna elettorale.

Un partito che ci sia.

Sempre.

In queste settimane abbiamo incontrato imprese, sindacati, professionisti, agricoltori, Terzo settore, rappresentanze economiche e sociali.

Non lo abbiamo fatto per mettere insieme una fotografia.

Lo abbiamo fatto perché la politica deve ascoltare prima di decidere.

Perché il programma di un partito non si scrive soltanto nelle sedi di partito.

Si costruisce nelle fabbriche, negli studi professionali, nelle aziende agricole, negli ospedali, nelle scuole, nelle strade delle nostre città.

La nostra ambizione, oggi, non può essere quella di conservare il dieci o l’undici per cento.

La nostra ambizione deve essere crescere.

Forza Italia può diventare il primo partito del centrodestra in Campania.

Può diventare la forza determinante per costruire una nuova stagione di governo della Regione.

Ma per farlo non dobbiamo imitare nessuno.

Dobbiamo essere noi stessi.

Siamo il partito della libertà, della persona, dell’impresa, della solidarietà e della responsabilità.

Liberali.

Europeisti.

Garantisti.

Riformisti.

Popolari.

Berlusconiani.

Dobbiamo stare nel centrodestra con lealtà, ma senza rinunciare alla nostra identità.

Dobbiamo confrontarci con i nostri alleati sulla base delle idee, dei risultati, della forza della nostra classe dirigente.

E dobbiamo competere con i nostri avversari senza complessi, senza estremismi, senza trasformare la politica in una guerra permanente.

Noi siamo quelli che credono che si possa vincere senza odiare.

Che si possa essere determinati senza essere arroganti.

Che si possa difendere una parte politica senza smettere di rispettare chi la pensa diversamente.

Questa è la cultura politica che Silvio Berlusconi ci ha consegnato.

Ed è questa la cultura politica che dobbiamo portare nel futuro.

Questo è il senso della mia candidatura.

Non mi candido per amministrare ciò che abbiamo già costruito.

Mi candido per farlo crescere.

Per aprire ancora di più il partito senza snaturarlo.

Per allargare la nostra comunità senza dimenticare chi l’ha costruita.

Per dare spazio a nuove generazioni senza rinunciare all’esperienza di chi ha combattuto tante battaglie prima di noi.

Perché un nuovo inizio non significa cancellare la nostra storia.

Significa essere degni di quella storia e avere il coraggio di scriverne un’altra.

Non vi chiedo di scegliere un uomo.

Vi chiedo di scegliere una direzione.

Vi chiedo di costruire insieme un partito più forte, più libero, più aperto, più radicato.

Un partito che non abbia paura di crescere.

Un partito che sappia parlare alla Campania senza perdere la propria identità.

Un partito capace di trasformare il consenso conquistato in una responsabilità di governo.

Abbiamo una grande storia alle spalle.

Abbiamo radici profonde.

Abbiamo una classe dirigente.

Abbiamo idee.

Abbiamo consenso.

Adesso dobbiamo avere l’ambizione.

L’ambizione di diventare più grandi.

L’ambizione di guidare il centrodestra.

L’ambizione di cambiare la Campania.

E allora questo congresso non deve limitarsi a scegliere chi guiderà Forza Italia.

Deve scegliere che cosa Forza Italia vuole diventare.

Io la mia scelta l’ho fatta.

Scelgo un partito che cresce.

Scelgo un partito che unisce.

Scelgo un partito che compete.

Scelgo un partito che governa.

Scelgo Forza Italia.

Questa è la mia candidatura.

Questa è la nostra sfida.

Questo è il nostro nuovo inizio.


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