Protesta Data center in Brianza: HQMonza, “Facciamoli sottoterra”


12 settembre 2026 | 11:10

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Data center in Brianza, monta la protesta dei comitati. HQ Monza: “Servono regole, appello a Governo e Regione”

In Brianza e in Lombardia cresce il no dei comitati contro l’impatto dei mega-server per l’IA. L’associazione HQMonza lancia la proposta a Governo e Regione: “Spostare gli impianti in cave e miniere dismesse per risparmiare energia e acqua”. La ricetta in 3 punti per le istituzioni.

Monza – L’avanzata dell’Intelligenza Artificiale, la diffusione del cloud e l’aumento dello streaming video stanno imponendo anche in Lombardia una corsa alla costruzione dei Data Center, i grandi impianti necessari all’elaborazione dei dati. Un’espansione infrastrutturale che, secondo l’associazione cittadina HQMonza e diversi coordinamenti territoriali, sta generando forti preoccupazioni per il consumo di suolo, l’impatto sul paesaggio e l’elevato assorbimento di acqua ed energia elettrica. Una pressione che sta accendendo il dibattito pubblico e le proteste dei residenti in diversi comuni della provincia.

La denuncia di HQMonza: “In Brianza sale la protesta contro i parallelepipedi di cemento”

A farsi portavoce dei malumori dei cittadini è proprio la realtà monzese HQMonza che, in un documento inviato alle istituzioni, definisce gli impianti di superficie come dei veri e propri “parallelepipedi di cemento che occupano molto suolo e consumano risorse in misura considerevole” e traccia la mappa del dissenso locale.

“Crescono anche in Brianza le proteste per i progetti di Data Center. Comitati di cittadini sono nati a Vimercate, Agrate, Ornago, Carnate, Bernareggio, Burago Molgora, Limbiate, Macherio, Sulbiate e si stanno organizzando in coordinamento. Troviamo progetti e proteste anche in altre zone della Lombardia, da Rho e Cornaredo fino a Lacchiarella e Magenta. Ci sono forti tensioni a level locale, raccolte di firme, sit-in e una manifestazione nazionale è prevista a Milano il prossimo 10 ottobre. Si tratta di proteste giustificate che emotivamente urlano ‘Stop Data Center’.”

Tuttavia, evidenzia l’associazione, fermare lo sviluppo digitale non è una strada percorribile. Per questo HQMonza ha formalizzato un’articolata proposta tecnico-scientifica inviata al Sottosegretario per l’Innovazione Alessio Butti e all’Assessore regionale al Territorio Gianluca Comazzi:

“Queste infrastrutture sono necessarie, non solo per l’intelligenza artificiale ma per tutto il traffico dati. La soluzione non è dire no, ma cambiare radicalmente paradigma: i Data Center vanno fatti nel sottosuolo. Realizzandoli sottoterra – e sopra si può fare un parco – non si ha impatto paesaggistico, si riducono drasticamente i consumi energetici e si azzera lo spreco di acqua per climatizzare. È la via per alleare finalmente transizione digitale e tutela dell’ambiente.”

La proposta tecnica: perché interrare i server conviene a tutti

L’analisi stilata dal gruppo di lavoro “Uso del sottosuolo” dell’associazione sostiene che la via sotterranea (ipogea) non sia una visione utopistica, ma un’opzione ingegneristica già applicata all’estero (come nella miniera di Lefdal in Norvegia) e in Italia, con il progetto Intacture nelle miniere di San Romedio in Trentino.

I vantaggi illustrati nel documento si articolano su quattro direttrici principali:

  1. Consumo di suolo ZERO e parchi in superficie: I grandi centri dati di tipo “hyperscale” richiedono estensioni che superano frequentemente i 50.000 metri quadrati. Lo scavo o il riuso sotterraneo azzera l’impermeabilizzazione del terreno in superficie, permettendo di realizzare sopra l’impianto dei parchi urbani attrezzati o di preservare le aree agricole.

  2. Taglio dei consumi elettrici del 30-40%: Nel sottosuolo la temperatura si mantiene naturalmente costante durante tutto l’anno (tra i 10°C e i 15°C). Questo consente di abbattere la spesa energetica per il condizionamento, facendo scendere l’indice di efficienza energetica (PUE) dai parametri tradizionali di 1.55 a valori inferiori a 1.15.

  3. Risparmio idrico (WUE vicino allo 0): Rispetto alle strutture esterne che utilizzano torri evaporative con forti consumi di acqua potabile, gli impianti sotterranei lavorano a circuito chiuso o sfruttano le acque di falda superficiale/miniera senza evaporazione, restituendole all’ambiente senza alterazioni.

  4. Sicurezza delle infrastrutture: La collocazione sotto roccia o cemento garantisce una protezione nativa da eventi climatici estremi (trombe d’aria, alluvioni superficiali), atti vandalici, incidenti e interferenze elettromagnetiche.

Le soluzioni: ex miniere, cave dismesse e sottosuolo urbano

Dove collocare questi impianti? Lo studio individua tre categorie principali:

  • Ex miniere e cave dismesse: Il recupero del vasto patrimonio di cavità e siti estrattivi abbandonati in Italia permette di installare strutture tecnologiche senza costi di riempimento e riqualificando aree degraded.

  • Sottosuolo metropolitano: Nelle vicinanze delle grandi città, per garantire la bassa latenza necessaria ai servizi in tempo reale, si propone lo scavo sotterraneo sotto ex aree industriali, destinando la superficie a verde pubblico.

Il nodo dei costi: rientro dall’investimento in 5-7 anni

Sotto il profilo economico, realizzare un Data Center ipogeo comporta un costo d’investimento iniziale (CapEx) superiore di circa il 30% per le opere di scavo e consolidamento. Tuttavia, l’analisi del ciclo di vita dell’opera evidenzia come l’abbattimento delle bollette elettriche e dei costi di manutenzione permetta di ammortizzare l’extra-costo, garantendo il ritorno sull’investimento (ROI) nell’arco di 5-7 anni, a fronte di impianti ideati per durare oltre due decenni.

La ricetta di HQMonza per le istituzioni: le richieste a Comuni, Regioni e Governo

Per evitare la saturazione del territorio e guidare il settore verso il sottosuolo, l’associazione monzese indica nel suo documento un piano d’azione coordinato su tre livelli amministrativi:

    • I Comuni e la rete ANCI: Secondo HQMonza, i singoli municipi non hanno la forza per opporsi da soli ai colossi del tech. Per questo l’associazione chiede alle amministrazioni locali di fare rete attraverso l’ANCI: “L’ANCI può sollevare il problema a livello nazionale, elaborare linee guida urbanistiche comuni e richiedere varianti che avvantaggino l’opzione ipogea tramite la leva degli oneri di urbanizzazione differenziati”.

    • Le Regioni: A Palazzo Lombardia e agli enti regionali, il gruppo di lavoro chiede di mappare cave e miniere dismesse per creare un catasto dei siti idonei. Inoltre, l’associazione sollecita leggi regionali a tutela del suolo agricolo e la promozione di una richiesta formale verso il Governo centrale per una normativa dedicata.

    • Lo Stato: Per l’associazione è indispensabile l’intervento del Parlamento con una legge quadro nazionale: “Il legislatore statale ha la facoltà di varare una legge quadro che imponga la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) obbligatoria per i Data Center che superino determinate soglie di potenza (es. 10 MW)”. Parallelamente, HQMonza propone di prevedere incentivi fiscali, come crediti d’imposta sugli scavi o sgravi sulle accise energetiche, per le aziende che scelgono di andare sottoterra.


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