Bonus Giorgetti, più soldi in busta paga per chi rinvia la pensione


Contributi nello stipendio senza imposte: per l’accesso ordinario servono entro il 2026 almeno 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Domande INPS già disponibili, da verificare se anche il DAP ha attivato le procedure

Restare in servizio quando si potrebbe andare in pensione, ricevendo qualcosa in più nello stipendio.
È la possibilità offerta dal bonus Giorgetti, un incentivo già operativo, per il quale è disponibile la procedura di domanda all’INPS.
Per la Polizia Penitenziaria, però, da verificare se il DAP ha già attivato le procedure per ricevere l’effettivo pagamento nel cedolino.

Dietro l’aumento c’è la scelta di incassare subito una parte dei contributi, rinunciando a destinarli alla pensione futura.
Per noi, che conosciamo il peso del servizio in carcere, questa decisione non può essere ridotta a una percentuale. Occorre capire quanto si prende, a che cosa si rinuncia e quali condizioni bisogna rispettare.

Come funziona il bonus Giorgetti in busta paga

Ogni mese una parte della retribuzione viene trattenuta e versata all’INPS per la pensione. Sono i contributi a carico del dipendente. A questi si aggiungono quelli pagati dall’Amministrazione.

Il bonus modifica questo meccanismo. Il lavoratore che possiede i requisiti e sceglie di proseguire il servizio può chiedere che la propria quota di contributi venga corrisposta nello stipendio, senza applicarvi imposte sul reddito.
L’Amministrazione continua invece a versare la quota di sua competenza.

L’aumento nasce quindi da una diversa destinazione di quei soldi: anziché essere accreditati per la pensione, diventano denaro disponibile subito.

Quanto aumenta lo stipendio: un esempio con 264 euro mensili

Un comunicato del Ministero della Difesa dedicato al Comparto Sicurezza indica una quota dell’8,80%, alla quale può aggiungersi l’eventuale contributo aggiuntivo dell’1%, quando dovuto.

Prendiamo un esempio indicativo, considerando soltanto l’8,80%. Se la retribuzione mensile sulla quale calcolare questi contributi fosse di 3.000 euro, la quota sarebbe di 264 euro. Con il bonus, quella somma verrebbe corrisposta al dipendente anziché versata all’INPS.

Il calcolo va fatto sulla retribuzione soggetta a contribuzione, non sul netto che arriva sul conto corrente. Per conoscere il beneficio effettivo bisogna quindi partire dalle voci del cedolino.

Rinvio della pensione: continuare a lavorare è una scelta volontaria

Chi aderisce continua a svolgere il proprio servizio e percepisce lo stipendio con l’incentivo. La pensione comincerà a essere corrisposta quando avverrà il pensionamento. Durante la permanenza al lavoro non si sommano stipendio, pensione e bonus. La misura serve proprio a incentivare il rinvio volontario dell’uscita.

Per un poliziotto penitenziario, restare significa continuare a coprire turni, affrontare responsabilità e sostenere il carico del servizio. Anche questo entra nella valutazione, insieme al vantaggio economico.

La convenienza dipende dalla situazione personale, dalle condizioni di salute, dalle esigenze familiari e dal lavoro concretamente svolto.

Cosa cambia col Bonus Giorgetti per la pensione futura

I contributi già versati restano acquisiti. Durante l’incentivo, però, la posizione previdenziale continua a essere alimentata dalla quota dell’Amministrazione, mentre quella del dipendente viene incassata in busta paga.

Si accumulano quindi meno contributi rispetto a quelli che si avrebbero lavorando per lo stesso periodo senza bonus, con conseguenze sulla parte della pensione calcolata in base ai versamenti.

Questo non significa necessariamente ricevere una pensione inferiore a quella ottenibile lasciando subito il servizio, perché il lavoro aggiuntivo e l’età al pensionamento incidono a loro volta sul calcolo. Il confronto corretto riguarda la pensione futura nelle due ipotesi di permanenza, con e senza incentivo.

Promettere un vantaggio uguale per tutti sarebbe scorretto. Servono conteggi individuali.

Requisiti del bonus: la pensione di anzianità del Corpo non basta

Per il percorso collegato alla pensione anticipata ordinaria occorre maturare entro il 31 dicembre 2026 almeno 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini oppure 41 anni e 10 mesi per le donne. La disciplina generale conserva anche il percorso collegato alla pensione anticipata flessibile per chi ne aveva maturato i requisiti entro il 2025.

La Polizia Penitenziaria appartiene però a un Comparto con regole pensionistiche specifiche. Poter andare in pensione secondo le disposizioni del Corpo non equivale automaticamente ad avere diritto al bonus perché devono essere verificate anche le condizioni proprie dell’incentivo.

Prima di prospettare aumenti ai colleghi, bisogna dunque accertare chi possa effettivamente beneficiarne.

Domande INPS già disponibili, come richiedere il bonus Giorgetti

La procedura per richiedere l’incentivo è già disponibile. L’INPS ne aveva comunicato l’aggiornamento nel marzo 2025 e, nell’aprile 2026, ha confermato la proroga della misura e il percorso per ottenere il beneficio. La richiesta può essere presentata attraverso il servizio online dell’Istituto, un patronato oppure il Contact Center.

Si tratta di una domanda per ottenere l’incentivo continuando a lavorare. L’INPS verifica le condizioni e comunica l’esito. L’Amministrazione può applicare il bonus dopo l’assenso dell’Istituto. Tuttavia, la semplice presentazione della richiesta non determina subito un aumento dello stipendio.

La decorrenza dipende dalla domanda e dalla prima data utile per il pensionamento, considerando gli eventuali periodi di attesa.
La scelta può essere revocata e il beneficio termina anche con l’accesso alla pensione o al raggiungimento dell’età di vecchiaia applicabile.
Non attribuisce un diritto a restare in servizio oltre i limiti consentiti.

L’applicabilità alla Polizia Penitenziaria

Il 23 settembre 2026, presso il Centro Unico Stipendiale Interforze, si è svolta una riunione informativa con rappresentanti delle amministrazioni del Comparto, compresa la Polizia Penitenziaria. Il Ministero della Difesa ha riferito dell’incontro il giorno successivo, richiamando il percorso della domanda telematica all’INPS e la comunicazione dell’esito entro 30 giorni.

Il comunicato conferma quindi un confronto concreto sull’applicazione della misura al personale in uniforme. Non documenta, tuttavia, pagamenti già effettuati ai poliziotti penitenziari.

Alla data del 27 settembre 2026, dalla verifica delle fonti pubbliche consultate non emerge una comunicazione specifica del DAP che attesti l’avvio delle erogazioni nei cedolini del Corpo. Questo non dimostra che le domande siano bloccate, ma significa che non possiamo presentare come accertato un pagamento per il quale manca un riscontro pubblico.

Il collega interessato può quindi utilizzare il percorso INPS per chiedere la verifica e il riconoscimento del beneficio, affiancandolo a una richiesta al proprio ufficio amministrativo sulle modalità di applicazione dell’eventuale autorizzazione.

Servono istruzioni chiare e simulazioni prima della scelta

In buona sostanza, crediamo sia indispensabile che ogni collega debba conoscere tre dati: la pensione ottenibile lasciando subito il servizio, lo stipendio percepibile restando con il bonus e la pensione futura nelle due ipotesi, con e senza incentivo.

Il DAP, dunque, in raccordo con l’INPS e con gli uffici stipendiali, dovrebbe fornire al più presto un chiarimento operativo sui requisiti applicabili al personale del Corpo, sulla gestione delle domande accolte e sui tempi di inserimento del beneficio nei cedolini.

Le simulazioni individuali devono essere disponibili prima della scelta.
Dopo una vita in sezione, i colleghi hanno diritto a sapere quanto guadagnano oggi e quale effetto produce quella decisione sulla pensione di domani.

Giovanni Battista de Blasis

 

 

 




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