Molti imprenditori che gestiscono una SRL si scontrano con un frequente problema: la società produce liquidità, ma prelevarla sotto forma di utili è estremamente costoso a causa della doppia tassazione. Esiste però una strada meno battuta, ma perfettamente legale e molto efficiente, che permette di pagare i soci per il loro contributo operativo: le prestazioni accessorie.
In questo articolo ti spieghiamo come remunerare le prestazioni accessorie dei soci di una SRL. Leggendolo scoprirai che è possibile ridurre l’imponibile IRES ed evitare la doppia tassazione dei dividendi. Apprenderai i modi per trasformare il contributo operativo in un costo deducibile per la società, ottimizzando al contempo il carico contributivo INPS in totale conformità con lo statuto societario.
Il problema dei metodi tradizionali
Solitamente, un socio viene pagato tramite la distribuzione degli utili, che però subisce un prelievo fiscale complessivo che può superare il 45% tra IRES societaria e imposta sostitutiva del 26% sul socio.
L’alternativa del compenso amministratore, pur essendo deducibile per l’azienda, è spesso gravata da una tassazione IRPEF progressiva elevata e dai contributi alla Gestione Separata INPS (circa il 26% dell’ammontare erogato), che riducono drasticamente il netto percepito.
Sono, quindi, entrambe soluzioni sconvenienti sia per la società sia per i soci che ne fanno parte e gli amministratori che la gestiscono.
Cosa sono le prestazioni accessorie?
Le prestazioni accessorie consistono in attività personali che i soci si impegnano a svolgere per la società, andando oltre il semplice versamento del capitale. In questo caso, il socio non viene pagato per il rischio d’impresa, ma per un’attività operativa specifica.
Il riferimento normativo delle prestazioni accessorie si rinviene:
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nell’art. 2464 c.c., che consente nelle SRL conferimenti anche d’opera o servizi;
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nell’art. 2345 c.c. (richiamato in via analogica), che disciplina le prestazioni accessorie nelle società di capitali.
La prestazione accessoria consente, quindi, di riconoscere un compenso al socio per un’attività effettiva e documentabile (tra poco ti diremo quali sono le condizioni da rispettare per non incorrere in problemi fiscali).
Esempi di prestazioni accessorie tipiche
Alcuni esempi concreti e tipici di prestazioni accessorie includono:
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sviluppo commerciale e gestione individuale di clienti strategici;
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supervisione tecnica di progetti o reparti aziendali;
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ricerca e sviluppo o innovazione di prodotto;
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sviluppo software e gestione dell’infrastruttura IT (come la realizzazione di siti o programmi applicativi e sistemi di sicurezza delle reti);
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marketing strategico e comunicazione esterna (compresa la gestione delle piattaforme social aziendali, se è complessa).
I vantaggi fiscali e contributivi
Utilizzare lo strumento delle prestazioni accessorie permette di ottenere benefici significativi sia per la società che per il socio, tra i quali spiccano:
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la deducibilità del costo: il compenso pagato al socio è un costo aziendale che riduce l’utile imponibile e, di conseguenza, l’IRES;
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l’addio alla doppia tassazione: a differenza dei dividendi, il flusso di denaro erogato come remunerazione delle prestazioni accessorie non viene tassato due volte; il socio paga solo l’IRPEF sul compenso ricevuto a tale titolo;
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ottimizzazione dei contributi INPS: se il socio è già iscritto a una gestione previdenziale obbligatoria (come commercianti, artigiani o casse professionali) per un’attività coerente, il compenso delle prestazioni accessorie potrebbe non essere soggetto alla Gestione Separata.
In linea generale, può non essere dovuta la quota contributiva alla Gestione Separata INPS se sussistono le seguenti condizioni:
- il socio è già iscritto a una gestione obbligatoria;
- l’attività è coerente con tale iscrizione;
- non vi è subordinazione del rapporto (il socio deve operare senza vincolo di orario e senza le direttive tipiche del lavoro dipendente);
- in autonomia organizzativa (anche la prestazione accessoria deve essere autonoma).
Tassazione dividendi e prestazioni accessorie: confronto
Ecco una tabella che schematizza le differenze tra i due metodi di remunerazione dei soci.
| Analisi (su 20.000 €) | Dividendi | Prestazioni accessorie |
| Tassazione SRL |
IRES + IRAP
|
Deducibili 100%
|
| Tassazione socio |
26%
|
IRPEF
|
| Totale imposte |
tra 8.000 e 9.000 €
|
tra 4.600 e 7.000 €
|
Quando conviene usare le prestazioni accessorie
Le prestazioni accessorie sono particolarmente utili, poiché fiscalmente convenienti, quando:
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la società genera liquidità ma non utili distribuibili;
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il socio che le svolge e ne percepisce la remunerazione non è amministratore;
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si vuole ridurre l’imponibile IRES in capo alla società;
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si vuole programmare l’uscita di liquidità dalle casse aziendali;
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si vogliono evitare o ridurre i costi INPS della Gestione Separata.
I requisiti per non correre rischi
Perché l’Agenzia delle Entrate non contesti l’operazione, è fondamentale rispettare alcuni criteri rigorosi:
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previsione in statuto: è il requisito essenziale. Senza una clausola specifica nell’atto costitutivo, il compenso può essere considerato nullo o riqualificato come utile occulto;
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specificità: la prestazione deve essere concreta e misurabile; non basta, ad esempio, scrivere “consulenza generica”; quindi è necessario dettagliare le attività svolte (fai riferimento a quelle tipiche che ti abbiamo descritto sopra);
- congruità: il compenso deve sempre essere coerente con i valori di mercato per quel tipo di lavoro;
- autonomia: il socio deve operare senza vincoli di subordinazione o orari fissi tipici del lavoratore dipendente.
In caso di controllo, l’Agenzia delle Entrate verificherà l’effettività del lavoro svolto. È fondamentale conservare prove tangibili come report, email, contratti, documenti di progetto (i cosiddetti deliverable) che dimostrino l’esecuzione reale della prestazione.
Tieni presente che l’utilizzo esclusivamente fiscale delle prestazioni accessorie, senza che sussista una reale necessità della loro esecuzione per la società, può comportare contestazioni ex art. 10-bis Statuto del contribuente, sotto il profilo dell’abuso del diritto.
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