Solo 3.800 ricevono la “cassa integrazione” per i professionisti. Ecco perché
Il 31 ottobre 2026 si chiude la finestra per chiedere all’Inps l’Iscro, la “cassa integrazione” dei liberi professionisti. In teoria la platea è ampia, in pratica, no. Partiamo dai numeri del lavoro autonomo. Secondo l’Osservatorio del ministero dell’Economia, nel 2025 sono state aperte 500.341 nuove partite Iva, lo 0,4% in più rispetto al 2024. Vuol dire circa 1.370 al giorno, domeniche comprese. Quasi una su due (il 48,5%) ha scelto il regime forfettario, quello con la tassa piatta al 15% per i redditi più bassi.
L’Iscro è il sussidio Inps per gli autonomi
Il nome per esteso è Indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa. È un sussidio dell’Inps pensato per i professionisti che vedono crollare il fatturato ma non chiudono l’attività. Non vale per tutte le partite Iva: è riservato a chi è iscritto alla gestione separata dell’Inps, cioè ai professionisti senza una cassa previdenziale propria (consulenti, formatori, grafici, traduttori, informatici), esclusi quindi avvocati, medici o commercialisti, che hanno la loro.
L’Iscro è nata nel 2021 in via sperimentale, con il governo Conte, ed è diventata strutturale con la legge di bilancio 2024. L’importo vale il 25% del reddito medio dei due anni di riferimento, su base semestrale, e viene pagato per sei mesi. Nel 2026 l’assegno mensile va da un minimo di 255,53 euro a un massimo di 817,69 euro.
Che cosa è il bonus partite Iva da 800 euro
Per ottenere l’Iscro 2026 servono cinque condizioni insieme. La partita Iva deve essere attiva da almeno tre anni. Il reddito da lavoro autonomo del 2025 deve essere inferiore al 70% della media del 2023 e del 2024: in altre parole, bisogna aver perso più di un terzo del reddito. Lo stesso reddito del 2025 non può superare 12.749 euro. Servono poi i contributi in regola, e non si può ricevere l’Assegno di inclusione.
L’Inps porta un esempio concreto. Un professionista che ha dichiarato 6.000 euro nel 2023 e 5.000 nel 2024 ha una media di 5.500 euro. Su sei mesi fanno 2.750 euro, e il 25% di 2.750 dà un assegno di 687,50 euro al mese per sei mesi. La domanda si presenta solo online sul sito dell’Inps, oppure al Contact Center, entro il 31 ottobre 2026.
L’Iscro si può ottenere una volta ogni tre anni: chi l’ha già presa nel 2024 o nel 2025 non può chiederla nel 2026. Può invece riprovare chi si è visto respingere la domanda negli anni precedenti.
Nuove partite Iva, l’andamento dal 2019 al 2025
Come mostra il grafico nterattivo sopra, le aperture di partite Iva si muovono da anni attorno al mezzo milione. Il record recente è del 2021, con circa 549.500 nuove partite Iva: è stato il rimbalzo dopo il 2020 della pandemia, quando le aperture erano scese a 464.700. Prima ancora, nel 2019, se ne erano aperte 545.700, spinte dall’allargamento del forfettario fino a 65.000 euro di ricavi.
Dopo il 2021 la curva si è assestata. Le nuove partite Iva sono state 501.500 nel 2022, 492.176 nel 2023, 498.361 nel 2024 e 500.341 nel 2025. Rispetto al 2019, il 2025 resta sotto di circa l’8%. Non è un crollo, ma la stagione del boom è finita.
Chi inizia oggi non prende il bonus partite Iva da 800 euro
Il ritratto della nuova partita Iva del 2025 è abbastanza preciso. Due su tre (il 68,5%) le aprono persone fisiche, il resto soprattutto società di capitali, la metà esatta, il 50,2%, è aperta da giovani fino a 35 anni e più di una su cinque (il 21,6%) da persone nate all’estero.
Il settore che pesa di più sono le attività professionali, con il 16,6% delle nuove aperture, appena davanti al commercio, 16%. È proprio nelle attività professionali che si trova la platea potenziale dell’Iscro: chi lavora con la propria competenza, spesso da solo, e versa i contributi alla gestione separata.
Gestione separata, quanti sono e quanto guadagnano
I professionisti iscritti alla gestione separata sono cresciuti molto più delle partite Iva in generale. Secondo l’Osservatorio Inps sui lavoratori parasubordinati, nel 2024 erano 544.118, il 68,4% in più rispetto al 2015. Le donne sono il 47,4%, contro il 41,9% di dieci anni prima.
Il fatto è che sono cresciuti di numero, non di reddito. I professionisti che vivono solo di questa attività (i cosiddetti esclusivi) sono circa 436 mila, e nel 2024 hanno guadagnato in media 18.094 euro lordi l’anno, secondo un’elaborazione del sindacato Nidil Cgil su dati Inps. Le professioniste esclusive si fermano a 15.700 euro.
Il reddito basso pesa anche sulla pensione. Per vedersi accreditare un anno intero di contributi, nel 2024 bisognava dichiarare almeno 18.555 euro. Solo il 35% dei professionisti esclusivi ci è arrivato: gli altri hanno versato, ma per l’Inps hanno lavorato meno di dodici mesi.
Bonus partite Iva da 800 euro, perché lo prendono in pochi
Con mezzo milione di professionisti e redditi medi così bassi, ci si aspetterebbe una fila di domande. Non è andata così. Nel 2022, a due anni dal debutto, i beneficiari dell’Iscro sono stati circa 3.800. Per il 2024 la spesa dell’Inps per l’indennità si è fermata a 6,5 milioni di euro, contro i circa 81 milioni spesi per la Dis-Coll, il sussidio di disoccupazione dei collaboratori.
Il motivo sta nei requisiti. Per avere l’Iscro bisogna guadagnare poco (non oltre 12.749 euro), ma anche aver guadagnato molto di più nei due anni prima (almeno un terzo in più). Chi ha sempre fatturato poco resta fuori, perché non ha un “crollo” del fatturato da dimostrare. Chi ha fatturato bene e poi ha perso un cliente spesso supera comunque la soglia di reddito.
Pesa anche la burocrazia. Fino al marzo 2026 molte domande sono state respinte perché il professionista, pur pagando regolarmente i contributi, non aveva mai formalizzato l’iscrizione alla gestione separata.
Chi paga la “cassa integrazione” per i professionisti
L’Iscro è finanziato dagli stessi professionisti: oltre al normale 25% di contributi per la pensione, chi è iscritto alla gestione separata versa un’aliquota aggiuntiva che serve solo a coprire l’indennità, pari allo 0,35% del reddito nel 2024. La pagano tutti, anche i molti che il bonus non lo avranno mai.
Per questo le associazioni dei professionisti chiedono da tempo di cambiare le regole. Al Cnel e in Parlamento sono arrivate proposte per abbassare da tre a due gli anni di partita Iva richiesti e per rendere l’Iscro richiedibile ogni anno, come accade per gli ammortizzatori dei dipendenti. Fino a una riforma, la scadenza da segnare resta quella del 31 ottobre 2026: chi ha i requisiti e non presenta la domanda rimanda tutto al giugno 2027.
I dati si riferiscono al: 2026
Fonte: Inps, Mef
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