Come si ridefinisce il nostro patto quotidiano con la tecnologia quando gli schermi smettono di essere semplici specchi digitali e diventano la trama stessa dei nostri spazi urbani, delle scuole e delle relazioni sociali? La digitalizzazione pervasiva ha ormai superato la fase dell’entusiasmo cieco per l’efficienza algoritmica. Oggi, la vera scommessa contemporanea non riguarda la velocità dei microprocessori, ma il modo in cui scegliamo di governare l’innovazione per riappropriarci del tempo libero, ridisegnare le periferie ed educare le nuove generazioni alla complessità.
È da questo cambio di prospettiva che ha preso forma la 16ª edizione dell’Internet Festival di Pisa, costruita attorno a una parola d’ordine dal sapore volutamente controtendenza: #saggezza. Un’invocazione alla consapevolezza pubblica e alla responsabilità politica, concepita per guidare il progresso tecnologico anziché subirne passivamente le accelerazioni.
L’innovazione autentica non vive nell’astrazione del codice, ma si misura nel tessuto della vita reale: nella capacità di trasformare una città in un laboratorio a misura d’uomo, di trasformare l’aula scolastica nel primo presidio contro i rischi dei deepfake e di declinare l’intelligenza artificiale come bene comune. Attraverso il prisma delle giornate pisane, emergono quattro vettori di trasformazione destinati a segnare il nostro futuro prossimo.
La riorganizzazione dello spazio urbano non è una mera questione topografica, ma un algoritmo politicamente orientato. Nell’ambito dell’incontro Odissea. Le città ai tempi dell’AI — momento centrale del percorso Toscana 2050 promosso dal vicepresidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo — l’urbanista Carlos Moreno (docente alla Sorbona di Parigi e teorico della “città dei 15 minuti”) ha tracciato i contorni di una nuova grammatica territoriale, coincidente con la pubblicazione italiana del suo saggio La città che cura. Prossimità e partecipazione.
Il paradigma della città dei 15 minuti fonda la propria carica rivoluzionaria sulla prossimità policentrica: permettere a ogni cittadino di raggiungere i servizi essenziali a piedi o in bicicletta, superando la dipendenza dall’automobile e abbattendo l’impronta ecologica. Moreno ha evidenziato come le trasformazioni post-COVID e il lavoro da remoto abbiano svelato una verità fondamentale: la sovranità sul proprio tempo è il principale indicatore della qualità della vita.
In questo quadro, ridefinire il concetto di periferia significa anzitutto ridurre le distanze immateriali e materiali dai servizi primari. Come rimarcato da Antonio Mazzeo, ogni scelta urbanistica rappresenta un’esplicita opzione sociale: riprogettare la città sui ritmi umani significa restituire alle persone il tempo sottratto dai lunghi spostamenti coatte, trasformandolo in spazio di libertà individuale e collettiva.
Questo modello teorico trova immediata applicazione in una serie di sperimentazioni sul campo lungo la penisola:
- Pisa: Il progressivo trasferimento dell’ospedale verso il polo di Cisanello apre l’opportunità unica di riqualificare l’area dello storico ospedale Santa Chiara. L’obiettivo è ridefinire l’area come un quartiere aperto, vivo e inclusivo — dotato di edilizia accessibile, spazi verdi e servizi — sfruttando modelli di intelligenza artificiale per simulare e prevedere gli impatti sociali e di mobilità delle scelte urbanistiche.
- Genova: Francesca Coppola, Assessora all’Urbanistica, Smart City e Centri storici del Comune di Genova, ha illustrato le linee guida approvate dalla Giunta per attuare il modello dei 15 minuti in un contesto orografico complesso, puntando sulla rigenerazione degli spazi quali generatori di cura e relazioni umane.
- Napoli: Valerio Di Pietro, Assessore alla Transizione digitale e Smart City del Comune di Napoli, ha presentato una strategia policentrica che spazia dalla digitalizzazione dei servizi della Pubblica Amministrazione alla mappatura dei rifugi climatici (creata in sinergia con università e associazioni), fino all’istituzione dell’Assemblea cittadina per il clima e alle infrastrutture potenziate sull’onda dei grandi eventi come l’America’s Cup.
“Progettando la città dobbiamo cambiare paradigma… Progettare pensando allo spazio, ma anche al tempo: quello necessario per raggiungere una scuola, ricevere una cura, andare al lavoro. Restituire tempo alle persone significa restituire loro libertà” ha dicahirato Antonio Mazzeo.
Mentre il dibattito pubblico tende spesso a rifugiarsi in velleitari divieti draconiani contro la tecnologia nelle aule, l’Internet Festival ha proposto una strategia antitetica e strutturale durante il Cybersecurity Day, promosso dal CNR e dal Registro.it. La risposta alle insidie della Rete risiede nell’emancipazione critica guidata dalla formazione.
Il progetto Train the Trainer nasce dall’alleanza istituzionale sancita con la firma del protocollo d’intesa tra Andrea Passarella (direttore dell’Istituto di Informatica e Telematica del CNR-IIT), Alessandra Nardini (assessora all’Istruzione della Regione Toscana) e Luciano Tagliaferri (direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana).
Sviluppato nei contenuti pedagogici dalla Ludoteca del Registro.it, il programma prenderà il via nell’anno scolastico 2026/27 e si rivolge ai docenti delle classi IV e V della primaria e della secondaria di primo grado. Il percorso prevede 25 ore di formazione integrata (incontri online, workshop laboratoriali nelle scuole e webinar valutativi) focalizzate su:
- Alfabetizzazione avanzata alla cittadinanza digitale e tutela dell’identità online.
- Prevenzione dei rischi informatici e gestione consapevole della privacy.
- Decodifica dei contenuti sintetici, riconoscimento delle distorsioni da IA generativa e prevenzione dei pericoli legati ai deepfake.
Puntare sull’aggiornamento del corpo docente consente di innescare un virtuoso “effetto moltiplicatore”: formare un insegnante significa dotare centinaia di studenti degli strumenti critici per navigare la complessità digitale.
L’iniziativa abbraccia appieno la filosofia politica espressa dall’assessora Alessandra Nardini: invece di cedere alla tentazione del proibizionismo tecnologico, la scuola pubblica ha il dovere di trasformare il digitale in un terreno di cittadinanza consapevole. Attraverso strumenti ludici, simulazioni interattive e kit didattici validati scientificamente dal CNR-IIT, l’apprendimento delle regole di sicurezza diventa parte integrante del percorso educativo.
La fase contemplativa delle chatbot testuali sta crollando: l’intelligenza artificiale ha varcato la soglia dei monitor per entrare direttamente nei processi fisici, nei dispositivi medici, nella robotica e nelle politiche pubbliche. Durante la sessione IA fuori dallo schermo, studiosi del calibro di Adriano Fabris, Fosca Giannotti e Marco Gori, moderati dalla giornalista Eva Giovannini, si interrogano sull’impatto materiale di un’IA che agisce autonomamente sul mondo reale.
Come osservato da Carlos Moreno durante i suoi interventi al Festival, la tecnologia non è mai neutrale. Se lasciata alle sole dinamiche estrattive di mercato, rischia di esacerbare l’isolamento sociale e la solitudine connessa. Se orientata da scelte pubbliche trasparenti, può invece trasformarsi in una potente infrastruttura di coesione, in grado di favorire la partecipazione democratica e l’amministrazione dei beni comuni.
L’integrazione tra algoritmi e mondo fisico apre prospettive inedite per l’inclusione e il welfare territoriale:
- Risposta all’emergenza demografica: Il rettore della Scuola Superiore Sant’Anna, Nicola Vitiello, richiama l’attenzione sulla necessità di testare tecnologie robotiche e algoritmiche di frontiera nel contesto toscano, per offrire soluzioni concrete all’invecchiamento della popolazione e all’assistenza territoriale.
- Abbattimento delle barriere comunicative: Il progetto CapisciAMe dimostra il valore sociale dell’IA applicata al linguaggio, impiegando modelli di apprendimento automatico per interpretare e facilitare la comunicazione vocale di persone affette da disturbi della pronuncia o disartria.
L’innovazione tecnologica non si diffonde soltanto nelle aule universitarie o nei palazzi di governo, ma attecchisce nella cultura di massa quando incontra i linguaggi della pop-culture, l’ironia della stand-up comedy e la potenza provocatoria dell’arte contemporanea.
La divulgazione pop: podcast, stand-up e nuovi linguaggi
A dimostrazione di come la comunicazione digitale abbia scardinato i tradizionali format d’intrattenimento, il Teatro Nuovo di Pisa ha registrato il tutto esaurito per la tappa dal vivo di Tintoria, il podcast di Daniele Tinti e Stefano Rapone (co-prodotto da THE COMEDY CLUB). Con l’intervista comica all’ospite Ivano Bisi, il fenomeno da oltre 100 milioni di visualizzazioni ha mostrato come la satira e i nuovi media idrofili riescano a costruire ampie comunità di ascolto basate sull’approfondimento informale.
Provocazioni artistiche e sguardi sul futuro
L’esplorazione del digitale ha trovato forma visiva e sensoriale attraverso un fitto programma artistico:
- L’installazione DO NOT FEED THE ANIMAL: Inserita nella mostra Worlds so close, shaped like the future allestita per i 25 anni della software house Net7 al Centro Congressi Le Benedettine, l’opera dell’artista Francesco Moretti racchiude un drone all’interno di una gabbia metallica ispirata alla geometria del Battistero di Pisa. L’automa riprende e proietta ossessivamente in tempo reale i volti dei visitatori, sollevando immediati interrogativi sulla sorveglianza e la reclusione digitale.
- Sperimentazioni sonore e percorsi laboratoriali: Alle Logge dei Banchi, la chiusura della manifestazione è stata affidata al dj-set di SARAFINE (Sara Sorrenti), cantautrice e produttrice calabrese vincitrice di X Factor 2023 e autrice dell’album Un trauma è per sempre, capace di intrecciare elettronica, techno e pop.
Parallelamente, i laboratori T-Tour hanno permesso a centinaia di giovani di sperimentare la Fly Zone Arena, l’esperienza quantistica Dentro il computer impossibile e il percorso Il futuro che cura, curato da Emergency e dedicato ai temi della pace e della responsabilità collettiva.
Tutti i fili intrecciati durante la 16ª edizione dell’Internet Festival convertono verso un’unica fondamentale consapevolezza: la trasformazione digitale non è un destino ineluttabile da subire, ma un cantiere aperto da governare. Che si tratti di riorganizzare la geografia delle nostre città sui tempi di vita delle persone, di formare gli insegnanti per proteggere le aule dai rischi delle intelligenze generative o di programmare algoritmi capaci di includere invece di isolare, la bussola rimane la #saggezza. La tecnologia dimostra il proprio valore autentico soltanto quando smette di essere un fine in sé e torna a farsi strumento di prossimità, capace di accorciare le distanze sociali e migliorare la qualità della vita quotidiana delle comunità.
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