Tasse vendita online 2027: partita IVA ed e-commerce


Come si pagano le tasse sulla vendita online nel 2027? Chi vende saltuariamente oggetti personali usati, su Vinted o Subito, non paga nulla. Chi compra o produce merce per rivenderla con continuità, invece, deve aprire partita IVA come commerciante, anche se vende solo su Amazon, eBay o Etsy. Il regime più usato è il forfettario: tassa il 40% delle vendite al 15% (5% nei primi cinque anni), senza IVA ai clienti privati. Secondo i nostri calcoli conviene finché merce e costi restano sotto circa il 60% del prezzo di vendita. E dal 2023 le piattaforme segnalano al fisco chi supera 30 vendite o 2.000 euro l’anno.

Prima di cominciare ti saranno utili la guida al regime forfettario al 5% e al 15% e quella su come diventare imprenditore da zero.

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Quando serve la partita IVA per vendere online

Serve la partita IVA quando vendere online diventa un’attività abituale e organizzata. Non esiste una soglia di euro sotto la quale si è automaticamente esenti: conta la continuità, non l’importo.

Cosa vendi online Serve la partita IVA? Come si tassa
Oggetti personali usati (vestiti, libri, elettronica di casa) No Non si tassa: di solito vendi in perdita rispetto al prezzo d’acquisto
Oggetti comprati per rivenderli, in modo saltuario No, se davvero occasionale Redditi diversi (art. 67 TUIR) in dichiarazione dei redditi
Merce comprata o prodotta per rivenderla, in modo abituale Sì Reddito d’impresa: forfettario o ordinario
Prodotti digitali, corsi, e-book venduti con continuità Sì Reddito d’impresa o di lavoro autonomo, secondo l’attività

Il limite dei “5.000 euro” che circola sui social riguarda le prestazioni di lavoro autonomo occasionale e i contributi della Gestione Separata, non il commercio. Chi compra stock di merce e la rivende ogni settimana fa impresa anche se incassa 3.000 euro l’anno.

DAC7: le piattaforme comunicano le vendite al fisco

Dal 2023 marketplace e app di vendita trasmettono all’Agenzia delle Entrate i dati dei venditori più attivi. La direttiva europea DAC7, recepita con il D.Lgs. 32/2023, ha reso la vendita online molto più trasparente.

Obbligo DAC7 per le piattaforme Dettaglio
Chi comunica Marketplace e app di vendita (Vinted, eBay, Etsy, Amazon, Subito e simili)
A chi Agenzia delle Entrate e, tramite lo scambio europeo, alle altre amministrazioni UE
Chi viene segnalato Chi supera 30 vendite o 2.000 € di incassi in un anno sulla stessa piattaforma
Cosa comunicano Dati anagrafici, codice fiscale, IBAN, numero di vendite e importi
Cosa significa Non è una tassa: è una segnalazione che permette controlli mirati sui venditori abituali

Chi svuota l’armadio non ha nulla da temere: la segnalazione non è un accertamento. Chi invece vende con regolarità senza partita IVA lascia una traccia precisa, che il fisco può incrociare con conti correnti e dichiarazioni.

Come aprire un e-commerce: i passaggi

Vendere online richiede gli stessi adempimenti di un negozio, tranne il locale. Ecco la sequenza per partire in regola.

Passaggio Dove Note
Apertura partita IVA e iscrizione al Registro Imprese Camera di Commercio, con pratica ComUnica Con ATECO 2025 il codice si sceglie in base ai prodotti venduti
SCIA per il commercio elettronico SUAP del Comune Indica sede, eventuale magazzino e dominio del sito
Iscrizione INPS gestione commercianti Automatica con la ComUnica Contributo fisso anche a reddito basso
Iscrizione al VIES Agenzia delle Entrate Necessaria per acquistare servizi da piattaforme UE e per i marketplace
Scelta del regime fiscale Dichiarazione di inizio attività Forfettario se rispetti i requisiti

Dal 2025 è in vigore la nuova classificazione ATECO: il vecchio codice dedicato al commercio via internet è stato superato e si sceglie il codice del gruppo 47 che corrisponde ai prodotti venduti. Il coefficiente del forfettario per il commercio al dettaglio resta comunque il 40%.

Tasse e-commerce nel forfettario: quanto paghi

Nel forfettario non conta quanto guadagni davvero, ma quanto vendi. Il fisco presume che il tuo reddito sia il 40% degli incassi e tassa quello, a prescindere dai costi reali.

E-commerce in regime forfettario: commerciante, senza riduzione contributiva del 35%
Vendite annue Reddito tassabile (40%) Contributi INPS Imposta 15% Imposta 5% (primi 5 anni)
20.000 € 8.000 € 4.612 € 508 € 169 €
40.000 € 16.000 € 4.612 € 1.708 € 569 €
60.000 € 24.000 € 5.883 € 2.718 € 906 €
80.000 € 32.000 € 7.841 € 3.624 € 1.208 €

Con 60.000 euro di vendite paghi circa 8.600 euro tra contributi e imposta al 15%. Se le vendite crescono oltre gli 85.000 euro, leggi prima cosa comporta il superamento della soglia del forfettario. I contributi INPS sono la voce più pesante: il commerciante versa il fisso di circa 4.600 euro anche nei primi anni, quando il negozio online ancora fatica. Tutti i calcoli per artigiani, commercianti e professionisti sono nella nostra guida ai contributi del forfettario e al rapporto tra previdenza e deducibilità.

Corrispettivi e scontrino

Il commercio elettronico indiretto, cioè la vendita online di beni fisici spediti al cliente, è esonerato da scontrino e ricevuta: la fattura si emette solo se il cliente la chiede. Resta l’obbligo di conservare i dati delle vendite e di emettere fattura elettronica ai clienti con partita IVA. Chi vende anche in negozio fisico, invece, deve usare il registratore telematico, come spiegato nella guida allo scontrino elettronico.

Forfettario o regime ordinario: il margine che decide

Per chi vende a privati, il forfettario conviene finché merce e costi restano sotto circa il 60% del prezzo di vendita. È il calcolo che quasi nessuno fa prima di aprire, e che cambia tutto.

Il forfettario ha due vantaggi enormi per l’e-commerce rivolto ai consumatori: non applica l’IVA del 22%, quindi incassa tutto il prezzo, e tassa solo il 40% delle vendite. Ha però un difetto: non può detrarre l’IVA sugli acquisti, e non deduce i costi reali. Quando i margini sono sottili, il conto si ribalta.

Venditore online a consumatori privati: netto dopo merce, IVA, contributi e imposte
Vendite (prezzo pagato dai clienti) Costi della merce e servizi (senza IVA) Netto con forfettario Netto con regime ordinario Conviene
60.000 € 30% delle vendite 29.440 € 17.537 € Forfettario
60.000 € 45% delle vendite 18.460 € 12.474 € Forfettario
60.000 € 55% delle vendite 11.140 € 8.619 € Forfettario
60.000 € 65% delle vendite 3.820 € 4.149 € Ordinario
80.000 € 55% delle vendite 14.855 € 12.132 € Forfettario
80.000 € 65% delle vendite 5.095 € 6.677 € Ordinario

Ipotesi: stesso prezzo finale ai clienti in entrambi i regimi, acquisti con IVA al 22%, contributi commercianti senza riduzione, IRPEF con gli scaglioni in vigore e addizionali al 2,5%, senza detrazioni.

Il risultato smonta un luogo comune: non è vero che il forfettario conviene sempre a chi vende online. Per un rivenditore di elettronica o di prodotti a basso margine, che spende 65 euro per ogni 100 incassati, il regime ordinario lascia più soldi in tasca. Per chi vende prodotti propri, artigianali o digitali con margini alti, il forfettario resta imbattibile. La logica è la stessa della catena di approvvigionamento: più valore aggiungi tu, più il forfettario ti premia.

Vendere in Europa e usare i marketplace esteri

Il forfettario può vendere in tutta l’UE, ma oltre i 10.000 euro di vendite a privati esteri deve applicare l’IVA del Paese del cliente. Lo strumento più semplice è lo sportello unico OSS, che l’Agenzia delle Entrate ha confermato utilizzabile anche dai regimi agevolati.

Tipo di vendita Regola IVA per il forfettario
A clienti privati in Italia Nessuna IVA in fattura o ricevuta
A clienti privati UE, fino a 10.000 € l’anno complessivi Regole italiane: nessuna IVA
A clienti privati UE, oltre 10.000 € l’anno IVA del Paese del cliente, versata con lo sportello unico OSS o con identificazione nel Paese
Acquisto di servizi da piattaforme UE (commissioni, pubblicità) Integrazione della fattura e versamento dell’IVA italiana con F24, senza detrazione
Merce importata da Paesi extra UE IVA e dazi in dogana, che per il forfettario restano un costo

La trappola delle commissioni Amazon e della pubblicità

Ecco il punto che sorprende molti forfettari. Commissioni dei marketplace, pubblicità su social e motori di ricerca spesso sono fatturate da società con sede in altri Paesi UE, senza IVA. Il forfettario che le riceve deve integrare la fattura con l’IVA italiana del 22% e versarla con F24 entro il 16 del mese successivo, senza poterla detrarre. Su 5.000 euro l’anno di commissioni e pubblicità sono 1.100 euro di costo in più da mettere a budget. Per spendere meglio quel budget pubblicitario può aiutare la guida al neuromarketing per le vendite online.

Dropshipping, Amazon FBA e prodotti digitali

Ogni modello di e-commerce ha una particolarità fiscale da conoscere prima di partire.

  • Dropshipping: vendi merce che il fornitore spedisce direttamente al cliente. Se il fornitore è extra UE, l’IVA all’importazione per i pacchi fino a 150 euro è gestita con lo sportello IOSS o in dogana: va chiarito chi la paga prima di fissare i prezzi.
  • Amazon FBA: la merce stoccata nei magazzini di altri Paesi UE può far nascere obblighi IVA locali, anche per un forfettario. Prima di attivare i magazzini europei serve un consulente.
  • Prodotti digitali (corsi, e-book, software): sono servizi elettronici. Verso privati UE oltre i 10.000 euro si applica l’IVA del Paese del cliente, sempre tramite OSS.

Vendere online è una vetrina aperta sul mondo, ma ogni vetrina ha una porta d’ingresso fiscale diversa. Nihil difficile volenti, nulla è difficile per chi vuole: con le regole chiare fin dall’inizio, anche l’IVA europea diventa una procedura e non un ostacolo.

Guida al regime forfettario 2027

Domande frequenti

Quanto si può vendere online senza partita IVA?

Non esiste una soglia: conta se l’attività è abituale o occasionale. Vendere oggetti personali usati non richiede partita IVA. Comprare merce per rivenderla con continuità, anche per pochi euro, è attività d’impresa.

Vinted segnala le vendite all’Agenzia delle Entrate?

Sì, se superi 30 vendite o 2.000 euro di incassi nell’anno. È l’obbligo DAC7 per tutte le piattaforme. La segnalazione non significa che devi pagare tasse, se vendi oggetti personali usati.

Che regime conviene per un e-commerce?

Il forfettario, se merce e costi restano sotto circa il 60% delle vendite. Con margini molto bassi il regime ordinario può lasciare più utile, perché permette di detrarre l’IVA sugli acquisti e dedurre i costi reali.

Quale codice ATECO serve per vendere online?

Con la classificazione ATECO 2025 si sceglie il codice dei prodotti venduti, nel gruppo 47. Il canale internet non ha più un codice dedicato. Per il forfettario il coefficiente del commercio al dettaglio resta il 40%.

Il forfettario può vendere su Amazon?

Sì, serve la partita IVA con iscrizione al VIES. Le commissioni di Amazon, fatturate da una società europea, richiedono l’integrazione dell’IVA italiana e il versamento con F24 entro il 16 del mese successivo.

Un venditore online forfettario deve emettere scontrino?

No, la vendita online di beni spediti è esonerata da scontrino. La fattura si emette solo se il cliente la richiede, e sempre in formato elettronico verso i clienti con partita IVA.

Fonti e avvertenze

Le regole citate derivano dalla legge 190/2014 sul regime forfettario, dal D.P.R. 633/1972 sull’IVA, dal D.Lgs. 32/2023 che recepisce la direttiva DAC7 e dalla prassi dell’Agenzia delle Entrate. Per lo sportello OSS e l’IVA europea il riferimento è la Commissione europea; per i contributi l’INPS. I calcoli sono stime editoriali con ipotesi dichiarate e non sostituiscono la consulenza di un professionista, indispensabile in particolare per vendite e magazzini all’estero. Per altri dubbi fiscali consulta le 200 FAQ sulle tasse in Italia.




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