TARANTO – Da 23 anni vive nel buio, ma ha imparato a svolgere autonomamente molte delle attività quotidiane grazie soprattutto alle mani, diventate indispensabili per orientarsi e occuparsi della propria casa. Adesso, però, proprio quelle mani dovranno essere sottoposte a un intervento chirurgico e per Riccardo, 62 anni, cieco totale dal 2003, il rischio è quello di ritrovarsi senza un aiuto adeguato nel momento in cui ne avrà maggiore bisogno.
La sua vicenda viene portata all’attenzione pubblica dalla Cgil di Taranto, attraverso la segretaria Tiziana Ronsisvalle, che denuncia le difficoltà incontrate dall’uomo nell’accesso ai servizi di assistenza e ai contributi economici destinati alle persone con disabilità grave.
Riccardo ha perso completamente la vista in seguito a un distacco della retina. Da allora ha affrontato 8 interventi chirurgici agli occhi, imparando nel tempo a organizzare la propria esistenza nonostante le limitazioni imposte dalla cecità.
Ora lo attende una nuova operazione, questa volta alle mani, che potrebbe rendere temporaneamente ancora più complicata la gestione della vita domestica.
«Io faccio benissimo da mangiare, ma dopo questo intervento sarà tutto ancora più difficile, perché le mani sostituiscono i miei occhi», ha raccontato Riccardo durante una conversazione telefonica con la sindacalista.
Una preoccupazione concreta, soprattutto perché l’uomo, secondo quanto riferisce il sindacato, non dispone di una persona che possa assisterlo stabilmente.
Per cercare di ottenere un sostegno, Riccardo aveva presentato lo scorso giugno domanda per accedere al Pro.VI., il contributo della Regione Puglia destinato ai progetti di vita indipendente delle persone con disabilità grave.
La misura è finalizzata a favorire l’autonomia personale, la partecipazione sociale e, dove possibile, l’inclusione lavorativa, consentendo ai beneficiari di organizzare forme di assistenza adeguate alle proprie necessità.
Nel caso di Riccardo, il finanziamento avrebbe rappresentato la possibilità di assumere una persona in grado di affiancarlo nelle attività quotidiane, soprattutto durante la convalescenza successiva all’intervento chirurgico.
La richiesta, però, non ha avuto esito positivo.
Riccardo si è classificato al 40° posto tra i progetti approvati per la provincia di Taranto, mentre le risorse disponibili hanno consentito di finanziare soltanto 17 interventi nel territorio ionico, a fronte di 300 in tutta la Puglia.
Un risultato che, secondo la Cgil, mette in evidenza il divario tra le esigenze delle persone con disabilità e i finanziamenti disponibili per garantire percorsi di autonomia.
«Si tratta di una misura che favorisce la vita indipendente di persone con disabilità e che soffre come al solito delle ristrettezze di budget degli enti pubblici», spiega Tiziana Ronsisvalle, che nella Cgil tarantina segue anche le questioni legate ai servizi sociali e al welfare.
Il sindacato sottolinea che le domande vengono accolte nei limiti delle disponibilità finanziarie e che, una volta esaurite le risorse, anche persone con necessità assistenziali importanti possono restare senza il contributo richiesto.
«Parliamo di domande a sportello che una volta terminati i fondi si bloccano», precisa la Cgil.
Per Riccardo, la mancata assegnazione del sostegno significa dover rinunciare alla possibilità di avvalersi di un’assistenza personale continuativa, proprio mentre si avvicina un’operazione che potrebbe incidere ulteriormente sulla sua autonomia.
Il contributo previsto, pari a circa 15.000 euro all’anno, gli avrebbe consentito di retribuire una persona incaricata di aiutarlo nelle necessità quotidiane.
Un intervento che, osserva Ronsisvalle, avrebbe prodotto anche un’opportunità occupazionale.
«Il contributo di circa 15mila euro annui poteva consentire a quest’uomo di poter ricevere sostegno ma anche a dare lavoro ad una persona», evidenzia la sindacalista.
La questione, tuttavia, secondo la Cgil non può essere ridotta esclusivamente alla disponibilità di risorse economiche.
Al centro della denuncia c’è il diritto delle persone con disabilità a condurre un’esistenza autonoma e dignitosa, senza essere considerate soltanto destinatarie passive di prestazioni assistenziali.
Ronsisvalle richiama a questo proposito i principi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, secondo cui le limitazioni alla piena partecipazione alla vita sociale derivano anche dalle barriere presenti nell’ambiente e nell’organizzazione della società.
Riccardo, sottolinea la sindacalista, è una persona che, pur essendo completamente cieca, conserva capacità e autonomia e chiede strumenti per continuare a esercitarle.
«Non è la disabilità in sé il problema, ma il modo in cui viene gestita in rapporto al territorio e alla dimensione comunitaria, cioè di relazione con l’altro», afferma Ronsisvalle.
Alla mancata assegnazione del finanziamento regionale si aggiunge un’altra difficoltà, che riguarda direttamente i servizi sociali del Comune di Taranto.
Secondo quanto riferito dalla Cgil, Riccardo avrebbe chiesto un incremento delle ore del Servizio di Assistenza Domiciliare per disabili (SAD), senza tuttavia ottenere il potenziamento richiesto.
Una circostanza che il sindacato segnala come ulteriore elemento di criticità nella gestione del caso, considerando le condizioni dell’uomo e l’imminente intervento chirurgico.
La vicenda assume così una dimensione che va oltre la singola richiesta di assistenza, sollevando interrogativi sulla capacità del sistema pubblico di rispondere alle necessità delle persone con disabilità che vivono da sole.
Per la Cgil, il rischio è che l’insufficienza dei sostegni disponibili finisca per compromettere l’autonomia di persone ancora pienamente capaci di partecipare alla vita della comunità, trasformando una condizione di disabilità in una situazione di isolamento e marginalità.
«Riccardo insegna», osserva il sindacato, richiamando l’attenzione sulla necessità di guardare alla persona prima ancora che alle sue difficoltà fisiche.
La preoccupazione è che, dietro procedure amministrative, graduatorie e limiti di bilancio, si perda di vista il diritto di ogni cittadino a ricevere un’assistenza adeguata alle proprie condizioni.
La storia di Riccardo diventa così una denuncia delle difficoltà di accesso ai servizi per la vita indipendente, ma anche un richiamo alle istituzioni regionali e comunali affinché le persone con disabilità possano disporre degli strumenti necessari per conservare la propria autonomia.
Per il 62enne tarantino, intanto, il problema resta immediato: affrontare un nuovo intervento chirurgico senza avere la certezza di poter contare sull’aiuto di cui avrà bisogno durante la convalescenza.
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