nel piano anche la sede di Cargnacco e l’ex Safau


Il futuro di Rizzani de Eccher passa ora attraverso il Tribunale di Trieste. Il 16 ottobre è stata aperta la procedura di concordato preventivo in continuità aziendale per lo storico gruppo delle costruzioni con sede a Cargnacco, nel comune di Pozzuolo. Un passaggio decisivo nella gestione della crisi finanziaria che da mesi interessa l’azienda e che coinvolge non soltanto grandi appalti pubblici, ma anche il patrimonio immobiliare, le attività industriali e i lavoratori. Il piano di riorganizzazione prevede la cessione di quattro distinti rami aziendali, per i quali sono state presentate offerte irrevocabili con valori di riferimento complessivamente pari a 126 milioni di euro. L’apertura del concordato non equivale però all’approvazione definitiva del piano né alla conclusione delle vendite, che dovranno seguire le procedure previste dalla normativa.

Dalla sede di Cargnacco all’ex Safau, gli immobili coinvolti

Tra gli elementi più significativi per il territorio udinese c’è il patrimonio immobiliare inserito nel perimetro della possibile cessione. Gli avvisi pubblicati dal Tribunale di Trieste comprendono infatti la sede direzionale del gruppo e gli immobili collegati, ma anche l’area dell’ex acciaieria Safau di Udine, circa 75 mila metri quadrati a ridosso della stazione ferroviaria.

Acquistata nel 2012 attraverso il gruppo, l’ex Safau rappresenta uno dei grandi spazi industriali dismessi della città. Sul sito della società immobiliare Iride, riconducibile a Rizzani de Eccher, l’area è ancora descritta come un progetto di riqualificazione urbanistica e funzionale. Il suo inserimento nel piano di cessione pone dunque nuovi interrogativi sul futuro della proprietà e sulle prospettive di recupero, senza che al momento siano stati annunciati nuovi interventi. Nello stesso perimetro figurano altri immobili, tra cui un terreno di oltre 129 mila metri quadrati a Sistiana, una proprietà a Venezia e un’area a Olgiate Olona, in provincia di Varese.

Nuovo scenario, la posizione del Comune di Udine 

Il recupero dell’ex Safau figura anche tra gli obiettivi ufficiali dell’amministrazione comunale per la rigenerazione di Udine sud. Interpellato da UdineToday sulle possibili conseguenze del concordato, l’assessore all’Urbanistica Andrea Zini ritiene che il nuovo scenario possa favorire un confronto sul futuro dell’area. “Questo passaggio credo che possa essere un passo avanti nell’interlocuzione”, osserva, spiegando che sarà necessario conoscere le intenzioni di chi avrà titolo a disporre dell’immobile. “Il Comune – precisa – non può intervenire direttamente su una proprietà privata, ma può valutare anche destinazioni urbanistiche diverse da quelle attualmente previste dal piano regolatore, qualora si concretizzi un’iniziativa di riqualificazione”.

Zini annuncia quindi l’intenzione di prendere contatto con il soggetto che avrà titolo a decidere sul futuro dell’ex acciaieria e di coinvolgere la Regione, con la quale precisa di non aver avuto finora interlocuzioni dirette su questo specifico tema. “Dialogherò con la Regione per capire che cosa si può fare, che cosa può essere sostenibile lì”, afferma l’assessore. L’obiettivo è verificare anche la disponibilità di strumenti regionali a sostegno di eventuali investimenti privati. Per il momento, tuttavia, non vengono indicati nuovi progetti né tempi per il recupero dell’area.

Un piano da 126 milioni per quattro rami aziendali

La riorganizzazione del gruppo si articola in quattro operazioni. La più consistente riguarda il cosiddetto Polo DTG, che comprende partecipazioni in società specialistiche, competenze tecniche e qualificazioni industriali, con un’offerta di riferimento di 83 milioni di euro. Altri 34 milioni riguardano il ramo Construction, nel quale confluiscono una parte delle attività legate alle grandi infrastrutture, il patrimonio immobiliare e altri beni aziendali. Il piano comprende inoltre due rami relativi ad altrettanti appalti ospedalieri: 7 milioni per quello di Cattinara a Trieste e 2 milioni per il nuovo ospedale materno-infantile Salesi di Ancona. Le cifre indicate rappresentano i valori delle offerte di riferimento, non somme già incassate dal gruppo. Gli accordi contemplano inoltre condizioni economiche differenti, tra cui assunzioni di passività, finanziamenti e pagamenti dilazionati.

Il futuro delle grandi opere, dalle ferrovie agli ospedali

La crisi di Rizzani de Eccher ha assunto una dimensione nazionale per il numero e l’importanza delle commesse coinvolte. Negli atti della procedura figurano il collegamento ferroviario con l’aeroporto Marco Polo di Venezia, interventi sulla rete ferroviaria siciliana, opere stradali in Veneto e progetti infrastrutturali in Romania e Lettonia. Si tratta di cantieri che coinvolgono amministrazioni pubbliche, imprese partner, subappaltatori e lavoratori. La continuità delle commesse rappresenta quindi uno degli aspetti più delicati della riorganizzazione: l’individuazione di un acquirente non comporta automaticamente il completamento delle opere, perché i subentri devono rispettare le condizioni contrattuali e ottenere le autorizzazioni necessarie. Tra i progetti interessati figura anche la riqualificazione dell’ospedale di Cattinara. Proprio il cantiere triestino era stato indicato dalla Regione, già nel maggio scorso, come il principale intervento pubblico regionale interessato da rallentamenti significativi riconducibili alle difficoltà dell’appaltatore.

L’incognita occupazionale: circa 270 lavoratori in regione

Il futuro del gruppo riguarda anche l’occupazione. Secondo i dati comunicati dalla Regione Friuli Venezia Giulia nel maggio 2026, Rizzani de Eccher contava allora circa 270 addetti sul territorio regionale. Una platea alla quale si aggiunge quella, più difficile da quantificare, dei lavoratori delle imprese dell’indotto. Gli avvisi di cessione prevedono il trasferimento di rapporti di lavoro all’interno dei diversi rami aziendali, secondo condizioni e perimetri specifici. La concreta tutela occupazionale dipenderà tuttavia dall’evoluzione della procedura e dall’effettivo perfezionamento delle operazioni. La Regione aveva già assicurato il monitoraggio della situazione aziendale, sottolineando l’importanza di salvaguardare i livelli occupazionali e le imprese collegate alle attività del gruppo.

I prossimi passaggi della procedura

Il concordato preventivo in continuità aziendale è uno strumento che consente a un’impresa in crisi di proporre ai creditori un piano per regolare i debiti, cercando al tempo stesso di preservare il valore delle attività e di proseguirle, anche attraverso la cessione di rami aziendali. La procedura Rizzani de Eccher, iscritta al numero 19/2026 presso il Tribunale di Trieste, è seguita dal giudice delegato Francesco Saverio Moscato e dai commissari giudiziali Massimo Simeon, Alessandro Danovi e Andrea Bonfini. Secondo il Portale dei creditori, le operazioni di voto sono previste dal 3 al 24 maggio 2027. Resta dunque aperta una fase complessa, dalla quale dipenderanno il destino delle diverse attività industriali, la continuità dei cantieri e la gestione del patrimonio immobiliare. 




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