Restauri di chiese, manutenzione di monasteri, rifacimento di cucine e sistemazione di locali parrocchiali. Nell’allegato B del Fondo per gli investimenti territoriali della Regione Siciliana, accanto agli interventi di recupero del patrimonio storico e artistico, trovano spazio anche contributi per esigenze molto circoscritte degli enti religiosi. Una pioggia di finanziamenti che solleva interrogativi sulla coerenza tra la finalità dichiarata del Fondo, nato per ridurre i divari territoriali, e la distribuzione delle risorse pubbliche.
I labirinti dello spirito e la pioggia di milioni sugli enti ecclesiastici
Nel cuore della legislazione regionale siciliana, il Fondo per gli investimenti territoriali riserva una quota specifica e cospicua agli enti ecclesiastici, racchiusa nelle fitte tabelle dell’allegato B. Escludendo del tutto il perimetro degli enti pubblici e dei comuni, le risorse destinate a parrocchie, diocesi, monasteri e istituti religiosi rivelano una frammentazione notevole, oscillando tra grandi opere di restauro monumentale e interventi di minuteria che sollevano interrogativi profondi sulla coerenza rispetto allo spirito originario di un fondo strategico regionale.
I dieci giganti del sacro: i finanziamenti di maggiore importo
Prima di esplorare le pieghe delle voci più insolite e circoscritte, è opportuno mappare i dieci stanziamenti più consistenti previsti nell’allegato B, che catalizzano la parte preponderante del budget ecclesiastico.
Al vertice di questa graduatoria figurano tre importanti interventi da 800mila euro ciascuno: i lavori di consolidamento strutturale e restauro della chiesa Madre Santa Maria del Carmelo a Regalbuto, la ristrutturazione della chiesa di San Michele Arcangelo promossa dalla curia vescovile di Acireale, e gli interventi di riabilitazione strutturale della chiesa del monastero della S.S. Annunziata a Paternò.
A quota 785mila euro troviamo la parrocchia di Santa Maria Dell’Alto sempre a Paternò, seguita dai 600mila euro destinati alla Provincia dei Frati minori cappuccini di Sicilia per la manutenzione straordinaria della chiesa del Convento di Modica, e dall’analogo importo di 600mila euro per il recupero del sagrato della chiesa Madre di Sortino. La mappatura prosegue con i 550mila euro assegnati al Comune di Baucina per la riqualificazione dell’area del campo sportivo e delle zone adiacenti, i 54 mila euro sempre a Baucina per la riqualificazione urbana del centro abitato, i 540mila euro per la manutenzione dell’area esterna dell’impianto sportivo Monti Rossi a Nicolosi, e infine i 500mila euro stanziati per i lavori di consolidamento della chiesa di San Giovanni Apostolo ed Evangelista a Sortino.
Tra clausura e vita domestica: l’anomalia dei monasteri chiusi e delle cucine
Abbandonando la cima della graduatoria e addentrandoci nei finanziamenti minori, l’Allegato B mostra le sue peculiarità più stridenti. L’anomalia principale risiede nel finanziamento pubblico concesso a strutture di natura strettamente privata o non accessibili alla collettività.
Spiccano in tal senso i fondi destinati a complessi monastici di clausura rigorosa, come i 200mila euro concessi all‘Ordine delle Suore Clarisse di Erice per la manutenzione del monastero, o i 117mila euro attribuiti al Monastero di San Benedetto di Catania per la biblioteca interna e l’abbattimento delle barriere architettoniche.
Più che investimenti di coesione territoriale aperti alla cittadinanza, si tratta di sussidi diretti alla conservazione del patrimonio immobiliare di ordini religiosi chiusi. Sulla stessa linea si collocano interventi di natura minuta e domestica, come i 50mila euro stanziati per il rifacimento delle cucine dell’Abbazia di San Martino delle Scale a Monreale. O i contributi mirati alla ristrutturazione di singole case canoniche e alloggi pastorali privati, costi che per loro natura dovrebbero rientrare nell’ordinaria amministrazione e nell’autonomia economica degli enti confessionali.
Micro-interventi e restauri di nicchia nello specchio di un fondo strategico
La frammentazione della spesa si riflette in una miriade di interventi circoscritti che oscillano tra il curioso e l’inatteso. Troviamo così finanziamenti specifici per la manutenzione di singoli organi a canne storici, per il restauro di specifiche statue e tele d’arte sacra, o per la sistemazione di singoli locali parrocchiali di catechismo.
Emblematici sono i fondi concessi per la realizzazione di parchi giochi all’interno di pertinenze parrocchiali, come i 50mila euro alla parrocchia Maria SS delle Grazie a Palermo per un’area ludica inclusiva, o i 50mila euro per la parrocchia Santa Maria degli Angeli a Palermo destinati a un campetto di calcio e un parco giochi. Sebbene animati da lodevoli finalità sociali di quartiere, questi micro-interventi evidenziano come il Fondo per gli investimenti territoriali, nella sua sezione ecclesiastica, sia stato utilizzato per intercettare e soddisfare le più disparate micro-esigenze parrocchiali locali, trasformando un grande piano di programmazione strategica in una fitta rete di micro-contributi a pioggia.
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