E se per affrontare le grandi crisi del nostro tempo fosse necessario ripartire proprio dalle città? È la domanda, tutt’altro che teorica, al centro di Città generative, il quarto libro di Giancarlo Bellina, ingegnere, manager e autore, presentato giovedì 10 settembre al Circolo Unione di Siracusa dopo essere stato protagonista al Salone Internazionale del Libro di Torino.
Una riflessione che parte dal territorio urbano per allargarsi rapidamente alle grandi questioni del nostro tempo: cambiamenti climatici, transizione ecologica e digitale, mobilità sostenibile, economia circolare, disuguaglianze sociali e di genere, flussi migratori, inclusione e integrazione. Temi apparentemente diversi che, nella lettura proposta da Bellina, convergono in una trasformazione più profonda: quella che l’autore definisce la “transizione delle transizioni”, la transizione antropologica.
A introdurre la serata è stata Laura Leone, avvocato e consigliere del Direttivo del Circolo Unione, che ha presentato l’autore e i principali temi dell’opera. A moderare il confronto il presidente del Circolo, Gaetano Bordone, che ha scelto di non confinare l’incontro nella tradizionale formula della presentazione libraria, trasformandolo in un momento di confronto aperto con il pubblico.
La città come laboratorio del futuro
Il punto di partenza di Bellina è netto: le città concentrano, nel loro spazio relativamente circoscritto, gran parte delle domande che la storia contemporanea pone all’umanità. Ed è proprio questa concentrazione a renderle luoghi privilegiati di sperimentazione.
Se la comunità internazionale discute da anni di grandi emergenze senza riuscire sempre a produrre risposte adeguate, sostiene l’autore, è nei territori che si possono sperimentare modelli concreti, verificarne gli effetti e, quando funzionano, moltiplicarli.
Da qui la necessità di cambiare paradigma. La città non può più essere concepita soltanto come uno spazio fisico da organizzare, ma come un luogo di comunità, relazioni e responsabilità condivise.
È in questo passaggio che entra in gioco il concetto di generatività urbana. Una città generativa è una città capace di produrre più valore sociale e ambientale di quanto ne consumi. Un obiettivo che non può essere raggiunto soltanto attraverso infrastrutture, tecnologie o provvedimenti amministrativi, ma richiede il coinvolgimento diretto delle persone.
La generatività, infatti, implica la capacità di andare oltre il proprio interesse individuale e di contribuire alla costruzione di qualcosa che rimanga a beneficio degli altri e del bene comune.
Dal cittadino spettatore al cittadino protagonista
È probabilmente questo uno dei passaggi più significativi della riflessione di Bellina: la città cambia quando cambia il rapporto tra cittadini e territorio. Se la città diventa un luogo nel quale ci si prende cura delle persone, queste ultime saranno progressivamente portate a prendersi cura del bene comune. Da questo circolo virtuoso può nascere un più forte senso di appartenenza, che rappresenta una delle radici del senso civico e della responsabilità civile.
Il cittadino, dunque, non è più soltanto destinatario di decisioni e servizi, ma diventa soggetto attivo della trasformazione urbana. Perché ciò accada, però, deve essere messo nelle condizioni di partecipare.
Ed è qui che il libro introduce un altro concetto centrale: il passaggio dal tradizionale modello di government a quello della co-governance, nel quale pubblico, privato e società civile sono chiamati a collaborare in una dimensione concertativa, consensuale e fondata sulla reciproca responsabilità.
Non più, quindi, un rapporto semplicemente bipolare tra amministratori e amministrati, ma un vero e proprio “triangolo magico” fondato sulla collaborazione tra i diversi soggetti della comunità. È la prospettiva della sussidiarietà circolare, intesa come modello di partnership sociale alla base di una nuova amministrazione condivisa.
Le grandi crisi globali arrivano nelle strade delle città
A mettere in relazione la visione di Bellina con le grandi trasformazioni in corso è stato Filippo Gargallo, avvocato e lettore assiduo dell’autore. Nel suo intervento ha sottolineato come le questioni affrontate nel volume non appartengano a un futuro lontano, ma siano già parte della vita quotidiana delle comunità. I cambiamenti climatici e il fabbisogno energetico crescente, la transizione ecologica, la mobilità, le trasformazioni digitali, fino ai flussi migratori e al multiculturalismo, pongono alle città problemi sempre più complessi.
La dimensione locale, in questa prospettiva, non è dunque il contrario di quella globale. È il luogo nel quale le grandi questioni internazionali diventano concrete: nei trasporti, nell’organizzazione degli spazi, nell’accesso ai servizi, nell’inclusione sociale, nella qualità dell’ambiente e nella capacità delle comunità di convivere con differenze e trasformazioni.
Una sfida che impone anche un ripensamento del concetto stesso di vivibilità. Bellina introduce infatti l’idea di misurare la qualità urbana attraverso specifici indici di vivibilità, affiancando alla dimensione quantitativa una visione nella quale il benessere delle persone diventa parametro essenziale delle politiche urbane.
E persino la sostenibilità, per essere realmente efficace, deve diventare desiderabile. Da qui il concetto di “edonismo ambientale”: rendere la scelta sostenibile non soltanto necessaria o moralmente corretta, ma anche piacevole, conveniente e capace di migliorare concretamente la qualità della vita.
Siracusa entra nel dibattito
Il confronto al Circolo Unione ha inevitabilmente riportato le grandi questioni del libro alla realtà siracusana. Bordone ha sollecitato il pubblico a misurarsi con un interrogativo essenziale: come trasformare i principi della città generativa in risposte concrete ai problemi quotidiani?
Tra gli esempi è emersa la questione dell’inefficienza dei trasporti, tema nel quale le criticità strutturali si intrecciano con scelte urbanistiche e politiche sedimentate nel tempo.
Dal pubblico sono arrivate ulteriori sollecitazioni. L’architetto Mariella Muti e Franca Mandanici, rappresentante della Consulta femminile, hanno posto l’accento su alcuni degli ostacoli che frenano la trasformazione dei territori: la burocrazia, gli errori compiuti nelle scelte storiche sulla mobilità, la carenza di infrastrutture e la necessità di intervenire anche sui comportamenti individuali.
È emersa, in particolare, la questione delle infrastrutture necessarie allo sviluppo della città, tra cui quella del porto turistico, insieme alla consapevolezza che nessuna trasformazione può essere affidata esclusivamente alle amministrazioni.
La città generativa, infatti, non nasce soltanto da un progetto calato dall’alto. Richiede una comunità capace di interrogarsi sulle proprie responsabilità e disponibile a modificare abitudini e comportamenti.
Una nuova idea di partecipazione
La presentazione di Città generative ha finito così per diventare qualcosa di più della discussione intorno a un libro. È diventata una riflessione sul futuro delle città e, soprattutto, sul ruolo che ciascun cittadino può avere nella sua costruzione.
La proposta di Bellina contiene insieme un’analisi e una prospettiva: risocializzare i cittadini, restituire loro un ruolo nella vita pubblica, coinvolgerli nella programmazione delle attività e dei servizi destinati alla collettività.
Una partecipazione che non dovrebbe ridursi a una consultazione occasionale, ma diventare parte strutturale del processo decisionale. È questa, in fondo, la scommessa della generatività: trasformare il cittadino da semplice utente della città a co-autore del suo futuro.
Per farlo occorre superare una concezione della città come insieme di edifici, strade e infrastrutture e riconoscerla come organismo fatto innanzitutto di persone e relazioni. Un luogo nel quale il capitale più importante non è soltanto quello economico, ma anche quello sociale, civile e umano.
La serata del Circolo Unione, animata dal presidente Gaetano Bordone attraverso un confronto partecipato e democratico, ha restituito proprio questa dimensione: la convinzione che il futuro urbano non possa essere scritto soltanto negli uffici delle amministrazioni, nei piani urbanistici o nei progetti infrastrutturali.
Deve essere costruito anche nelle comunità. Ed è forse questa la sfida più ambiziosa di Città generative: immaginare città non semplicemente più efficienti, ma più umane; non soltanto sostenibili, ma desiderabili; non soltanto amministrate, ma condivise. Città capaci di generare relazioni, responsabilità e futuro.
13 Settembre 2026 | 11:43
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