A cinquant’anni dall’approvazione della Legge 833 e a trent’anni dalle riforme degli anni ’90, il contesto globale è radicalmente mutato. Per salvaguardare i principi fondanti del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) si rende oggi necessaria l’adozione di proposte organiche e innovative. Nasce così un progetto, sviluppato da esperti e accademici di diverse Università italiane specializzati in economia, epidemiologia e management sanitario. Il documento si concentra su tematiche rilevanti da inserire in una revisione normativa complessiva (auspicando la creazione di un Testo Unico) e punta a stabilire un terreno di confronto costruttivo tra le forze sociali, politiche e istituzionali. La proposta verrà presentata ufficialmente il 25 giugno tramite un’iniziativa sia virtuale sia in presenza, ospitata contemporaneamente in dieci sedi universitarie: Bocconi, Catania, Genova, LUMSA, Magna Græcia, Messina, Salento, Scuola Superiore Sant’Anna, Torino e Ferrara.
I segnali di allarme per la sanità italiana
La situazione di emergenza in cui versa il sistema non può più essere affrontata con provvedimenti tampone o particolari, come evidenziato da una serie di criticità e dati statistici allarmanti:
Malattie croniche: Il 40,5% della popolazione italiana soffre di almeno una patologia cronica, con profonde disparità geografiche e socio-economiche (Dati ISTAT, 2024);
Spesa sanitaria pubblica: La spesa pro-capite in Italia è di €3.086, un valore inferiore del 19% rispetto alla media dell’Unione Europea, che si attesta a €3.832 (Dati OCSE, 2025);
Anziani non autosufficienti: Si registra un valore in costante crescita, che ha superato la quota di oltre 4 milioni di persone (Dati ISTAT, 2024);
Rinuncia alle cure: Nel 2024, ben 5,8 milioni di italiani (il 9,9% della popolazione) hanno rinunciato a curarsi, segnando un aumento del 29% rispetto all’anno precedente;
Carenza di personale infermieristico: In Italia si contano solo 6,5 infermieri ogni 1.000 abitanti, a fronte di una media europea di 8,4 (Dati OCSE, 2025). Ulteriori rilevazioni confermano la pressione sui servizi (Dati ISTAT, 2025);
Spesa privata (Out of pocket): Nel 2023, il 51% delle visite specialistiche è stato pagato direttamente dai cittadini o tramite fondi intermediari (Dati ISTAT);
Rifiuto appuntamenti CUP: Il 65,5% delle persone rifiuta la prima proposta di appuntamento per le visite avanzata dal Centro Unico di Prenotazione (Dati AGENAS 2025);
Mobilità passiva (Indice di fuga): L’indice di fuga medio nazionale è del 8,7%, ma nelle regioni del Sud balza al 16,6%, evidenziando un forte divario territoriale (Dati AGENAS 2026).
Il paradosso e le cause strutturali
Il Servizio Sanitario Nazionale si trova oggi a vivere un paradosso: se da un lato il progresso scientifico e tecnologico ha allungato la vita e reso curabili patologie un tempo letali, dall’altro ha moltiplicato i bisogni legati alla cronicità e alla non autosufficienza. Un sistema ancora strutturato per rispondere principalmente alle acuzie fatica a governare questa transizione. Le cause di questa crisi sono profonde e strutturali: un’offerta di servizi frammentata e focalizzata sulla singola prestazione, che scarica sui cittadini (specialmente i più fragili) l’onere di ricomporre il proprio percorso di cura; un finanziamento pubblico non coerente con i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che crea un razionamento implicito e un divario tra i diritti garantiti sulla carta e quelli realmente esigibili; una governance debole e una selezione del management aziendale spesso legata a logiche locali anziché al merito su base nazionale; un sistema formativo disallineato rispetto ai reali fabbisogni del settore.
Questo scenario sta progressivamente erodendo la fiducia dei cittadini nel SSN come bene comune e sta generando un profondo disagio tra gli stessi operatori sanitari.
I 7 pilastri della proposta di riforma
Per rispondere a queste criticità, il documento degli esperti individua sette punti chiave per ridisegnare il sistema:
Un sistema di tutela della salute multilivello
Si propone una governance innovativa strutturata in tre cerchi concentrici: il livello One Health, dedicato ai determinanti generali della salute; il sistema globale dei servizi, che racchiude il SSN, il privato accreditato, i fondi integrativi, le assicurazioni, il Terzo settore e il comparto Life Sciences, definendo ruoli chiari e complementari per orientare anche la spesa privata; il SSN in senso stretto, comprensivo delle strutture private accreditate.
Universalismo
Il principio cardine è che il SSN debba promettere solo ciò che è effettivamente in grado di mantenere, eliminando il divario tra diritti formali e fruibili tramite una programmazione trasparente delle priorità. Dal punto di vista operativo, ogni prescrizione effettuata da un medico del SSN deve generare in automatico la prenotazione della prestazione nei tempi clinici appropriati. Per i pazienti cronici o fragili è previsto il diritto a un Piano Assistenziale Individuale (PAI) con prenotazioni automatiche gestite in back office, affiancate da sistemi di allerta e monitoraggio dell’aderenza terapeutica. La presa in carico e la valutazione dei risultati verranno personalizzate stratificando la popolazione in base al bisogno e al livello di alfabetizzazione sanitaria (health literacy).
LEA, finanziamento e compartecipazioni
In sede di Legge di Bilancio si richiede l’adozione di politiche esplicite per adeguare i fondi o ridefinire le priorità tra i LEA secondo criteri trasparenti, con l’obiettivo di allineare progressivamente il finanziamento alla media europea. Le compartecipazioni alla spesa (i ticket) dovranno essere modulate sul reddito, salvaguardando i bilanci delle famiglie più bisognose e dei soggetti fragili.
Presa in carico, prossimità e multicanalità
La “sanità di iniziativa” deve diventare l’approccio strutturale del sistema. Il distretto sanitario avrà il compito di mappare proattivamente i bisogni del territorio (anche quelli non espressi), arruolando precocemente i malati cronici e garantendo la continuità delle cure. La prossimità viene intesa in senso relazionale piuttosto che meramente geografico: ogni paziente deve poter contare su un professionista stabile di riferimento. L’accesso ai servizi sarà multicanale, adattandosi alle competenze digitali degli utenti, mentre l’uso delle nuove tecnologie permetterà di abbattere le liste d’attesa portando le prestazioni direttamente verso il paziente, evitando spostamenti inutili verso le strutture ospedaliere.
Umanizzazione, partecipazione e coinvolgimento
Nel rispetto della dignità e della centralità della persona, la riforma promuove la partecipazione attiva di cittadini, pazienti e associazioni nei processi di programmazione, progettazione e valutazione dei servizi sanitari. Il coinvolgimento del paziente nel proprio percorso di cura viene valorizzato come elemento essenziale per migliorare la qualità dell’assistenza e gli esiti di salute.
Programmazione del personale e superamento del mismatch delle competenze
I piani di fabbisogno del personale devono essere definiti in funzione degli obiettivi di copertura dei bisogni sanitari, orientando di conseguenza la programmazione delle immatricolazioni universitarie in accordo con il MUR. Per attrarre profili innovativi o ad alta criticità, le Aziende sanitarie potranno utilizzare contratti atipici fino a un massimo del 5% del fabbisogno. Il piano punta inoltre a valorizzare i nuovi profili professionali e a ridefinire le mansioni affidabili a figure non sanitarie.
Direzione Strategica delle Aziende
Per efficientare la gestione, i Direttori Generali del SSN faranno parte di un apposito albo nazionale. Il loro trattamento economico sarà allineato a quello dei dirigenti apicali dello Stato, così ripartito: una quota fissa pari al 70%, il 15% variabile legato al raggiungimento degli obiettivi e il restante 15% commisurato alla complessità dell’Azienda da gestire. Verranno infine previsti incentivi ad hoc per favorire la mobilità dei manager tra le regioni, indirizzandoli in particolare verso i territori caratterizzati da un minor capitale istituzionale e manageriale.
Sanità, tempo di riforme: il 25 giugno accademici ed esperti a confronto per un SSN equo e sostenibile
Il futuro del Servizio Sanitario Nazionale è al centro di un evento nazionale in programma giovedì 25 giugno 2026, dalle ore 10.00 alle ore 12.00, che si terrà in modalità online. Nel corso dell’iniziativa sarà presentato il documento “Idee nuove per un SSN equo e sostenibile: una proposta di accademici ed esperti”. L’evento è organizzato dal CERGAS (Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale) di SDA Bocconi School of Management e vede la straordinaria partecipazione di un network di atenei italiani uniti per ridisegnare le linee guida della sanità pubblica. L’incontro si articolerà in quattro momenti chiave, alternando relazioni tecniche a un ampio dibattito tra i rappresentanti del mondo scientifico italiano. Per l’UMG relazioneranno il prof. Rocco Reina, docente ordinario dell’Ateneo, e la prof.ssa Marianna Mauro, docente ordinaria e responsabile del Centro di Ricerca Health and Innovation dell’Università Magna Graecia. L’Ateneo di Catanzaro ha inoltre organizzato una tavola rotonda sui temi della sanità che avrà luogo a margine dell’evento nazionale.
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Roberto Tolomeo
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