Mercati emergenti: Taiwan e Corea guidano la corsa, e in futuro?


A Seoul e Taipei, i lavoratori delle divisioni chip di Samsung e SK Hynix quest’anno hanno ricevuto bonus fino a 400-450mila dollari a testa, il segno più tangibile di una corsa, quella dell’intelligenza artificiale, che sta ridisegnando l’intero comparto azionario dei mercati emergenti.

Jurgen Maier, gestore del fondo Raiffeisen Azionario Sostenibile Mercati Emergenti di Raiffeisen Capital Management, spiega a Borsa&Finanza come Taiwan e Corea del Sud si siano trasformate nel cuore pulsante di questo rally, con ordini ormai prenotati fino al 2027, utili in forte crescita e un effetto spillover che dai chip arriva fino al lusso. Il gestore racconta anche come il portafoglio si stia già muovendo verso nuove aree, mentre si delinea all’orizzonte quella che potrebbe diventare la prossima grande scommessa.

 

In questo articolo:

 

  • Taiwan e Corea trainano l’intero ecosistema hardware asiatico
  • Ordini a tre anni, utili record
  • Mercati emergenti, la carta da giocare per il prossimo decennio
  • Nuove scommesse in portafoglio
  • Mercati emergenti: i tre rischi macro da monitorare

 

Taiwan e Corea trainano l’intero ecosistema hardware asiatico

Il capitale destinato all’intelligenza artificiale sta ormai orientando l’intero comparto azionario dei mercati emergenti. Secondo Maier, oltre l’85% della sovraperformance registrata dagli emergenti rispetto ai mercati sviluppati nel secondo trimestre è riconducibile ai titoli legati all’AI e all’hardware, con Taiwan e Corea del Sud in testa alla classifica. Alla base del fenomeno c’è la spesa in conto capitale delle hyperscaler statunitensi, quasi raddoppiata quest’anno rispetto al precedente e attesa in ulteriore crescita del 50% nel 2027.

Il beneficio non si limita ai colossi dei semiconduttori come TSMC e Samsung: coinvolge l’intera filiera, dalle aziende che producono sistemi di raffreddamento a quelle specializzate in chimica per l’AI, fino agli assemblatori OEM dei server. “È anche piuttosto insolito, perché di norma, se si parla con queste aziende, si tratta di settori molto ostici”, ha spiegato Maier, ricordando come fino a cinque o dieci anni fa fosse arduo per questi fornitori ottenere margini soddisfacenti. Oggi la situazione si è ribaltata: i clienti chiedono solo tempi di consegna, accettando i prezzi proposti senza discuterli. “Quindi anche per loro oggi è possibile ottenere un buon margine”, ha aggiunto il gestore.

Ordini a tre anni, utili record

Anche il modo di pianificare la produzione si è trasformato in questa fase espansiva. Le aziende della filiera, abituate a orizzonti di pianificazione di tre o sei mesi, “ricevono oggi ordini triennali“, ha precisato il gestore, aggiungendo che “la maggior parte delle società risulta già sold out per il 2026 e quasi del tutto prenotata per il 2027“.

Gli utili attesi nei prossimi dodici mesi riflettono questa forza: la Corea del Sud viaggia verso una crescita del 65%, Taiwan del 36%, mentre gli altri mercati emergenti restano su percentuali a singola cifra. I profitti straordinari del comparto tecnologico stanno inoltre alimentando un effetto spillover sui consumi: i bonus da centinai di migliaia di dollari erogati ai lavoratori di chip di Samsung e SK Hynix si stanno traducendo in vendite più sostenute di automobili di lusso e beni premium sia in Corea del Sud sia a Taiwan, in quello che Maier definisce l’estensione della narrativa AI a un consumo più ampio.

Mercati emergenti, la carta da giocare per il prossimo decennio

Diversa la traiettoria dell’India, penalizzata nel breve periodo dal rincaro del petrolio, da cui il Paese dipende fortemente per le importazioni energetiche, e dall’assenza di titoli puramente legati all’intelligenza artificiale. Alcune società attive nell’IT outsourcing indiano registrano inoltre segnali di rallentamento, legati alle attese di una domanda futura più debole. Gli investitori esteri stanno in parte spostando capitali dal mercato indiano verso Corea del Sud e Taiwan, seguendo l’onda del momentum tecnologico.

Su un orizzonte più lungo il giudizio di Maier cambia radicalmente. “Se dovessi investire in un solo mercato per i prossimi cinque-dieci anni, sarebbe l’India“, ha dichiarato, richiamando le riforme strutturali del Paese, la crescente indipendenza produttiva anche nel comparto della telefonia mobile e il ruolo di alternativa manifatturiera alla Cina.

Secondo le parole del gestore, alcuni gruppi industriali globali come BASF e Bayer starebbero già reindirizzando nuova capacità produttiva verso l’India anziché la Cina, nell’ottica di diversificare le catene di fornitura. Il gestore, tornando da un recente viaggio in entrambi i Paesi, descrive un clima di fiducia diffuso tra la popolazione indiana verso il futuro, a fronte di un sentiment cinese più cauto, che avvicina per atmosfera quello di economie europee come la Germania.

Nuove scommesse in portafoglio

Nonostante le montagne russe delle ultime settimane, la convinzione sui titoli hardware non è venuta meno. “Per noi, come investitori sui mercati emergenti, oggi vediamo che gran parte di questa crescita degli utili avviene nei titoli hardware legati all’AI. Pensiamo quindi che al momento resti un buon posizionamento”, ha chiarito Maier, precisando comunque la necessità di diversificare l’esposizione. La volatilità estrema dei titoli hardware coreani, con oscillazioni giornaliere fino al 20-30% amplificate dagli etf a leva, ha spinto Raiffeisen Capital Management a ridurre il sovrappeso costruito nei primi sei mesi dell’anno su Samsung e SK Hynix.

Nuove opportunità emergono all’orizzonte. Nel comparto healthcare cinese, alcune aziende stanno ottenendo accordi di licenza su molecole proprietarie con grandi gruppi farmaceutici internazionali come Eli Lilly, in un mercato in cui la Cina genera già circa il 30% dei brevetti molecolari globali. A questo si affianca il settore finanziario emergente, sostenuto da una crescita del credito in accelerazione e margini bancari in miglioramento.

Tra i mercati di nicchia, Maier cita le Filippine, penalizzate da un peso inferiore allo 0,5% nel benchmark MSCI Emerging Markets e da una liquidità particolarmente contenuta, che tiene alla larga i grandi investitori globali. Una condizione che secondo il gestore potrebbe però trasformarsi in un’opportunità. “Se un giorno i flussi di capitale torneranno verso questo mercato, potrebbe facilmente salire del 50% o anche di più”, ha osservato, stimando questo scenario possibile nell’arco dei prossimi uno o due anni. Indonesia resta un’opzione interessante grazie a un dividend yield elevato, condizionata nel breve dalla pressione valutaria legata al petrolio, con un possibile miglioramento legato all’insediamento del nuovo ministro delle Finanze.

Mercati emergenti: i tre rischi macro da monitorare

Sul piano macro, Maier riporta l’attenzione su una relazione storica, quella tra debolezza del dollaro e sovraperformance dei mercati emergenti, chiave per leggere i prossimi due anni. “Negli ultimi 14 anni abbiamo assistito a un dollaro forte, ed è questo il motivo per cui dal 2011 i mercati emergenti hanno sottoperformato in modo significativo rispetto ai mercati sviluppati. Ora vediamo che dallo scorso anno la tendenza ha invertito la rotta” sottolinea il gestore prevendo un ulteriore deprezzamento del biglietto verde nei prossimi uno o due anni, legato all’elevato indebitamento statunitense.

Tra i rischi principali resta un’eventuale escalation del conflitto tra Cina e Taiwan, monitorata attraverso un’analisi di scenario dedicata che porterebbe, in caso di aggravamento, a una riduzione immediata dell’esposizione; il secondo rischio riguarda una possibile frenata improvvisa della domanda legata all’AI, che richiederebbe capacità di rotazione rapida verso altri settori. “Per noi è importante, come gestori, essere pronti a uscire da questi titoli AI per spostarci su altri settori”.

Per quanto riguarda la Cina, Maier segnala un accumulo record di risparmi delle famiglie, pari a circa 13mila miliardi di dollari dal 2020, “quasi tre volte l’intero Pil del Giappone”, e una fase di “sgonfiamento controllato” del mercato immobiliare, guidata da nuove regole che vincolano la vendita degli immobili al completamento dei progetti. L’economia cinese resta debole al di fuori del comparto tecnologico. “L’economia resta piuttosto debole. L’unico comparto che va davvero bene è quello legato all’intelligenza artificiale”, ha sintetizzato il gestore, aggiungendo che Pechino sta accelerando gli acquisti di oro nell’ottica di ridurre la dipendenza dagli asset in dollari.


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