(Adnkronos) – Oggi le cinque maggiori potenze militari dell’Europa si riuniscono per coordinarsi in vista del vertice Nato di inizio luglio. È l’Alleanza atlantica il macro-tema al centro del vertice del cosiddetto formato “E5”, che riunisce Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia e Polonia. La riunione a cui parteciperà la premier Giorgia Meloni insieme agli altri capi di Stato e di governo è prevista a partire dalle 16.45, con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, collegato in videoconferenza da Washington, dove si trova per un incontro con Donald Trump. Seguirà una conferenza stampa congiunta, verso le 18, dopo la quale la presidente del Consiglio italiana dovrebbe rientrare a Roma, in vista del vertice di Antibes con il presidente francese Emmanuel Macron, in agenda per giovedì. L’annuncio delle dimissioni, lunedì, del premier britannico Keir Starmer non ha intaccato l’organizzazione dei lavori, come ha spiegato il portavoce del governo tedesco, Stefan Kornelius. Berlino si aspetta la presenza di Starmer, ha precisato, definendolo un partner affidabile e stretto sulle questioni di politica estera, in particolare riguardo all’Ucraina. A ogni modo, il primo ministro dimissionario resterà in carica per qualche altra settimana, fino all’elezione di un nuovo leader laburista e al completamento del processo di successione.
Il gruppo E5 è stato costituito nel 2024, in un contesto di spinta europea al riarmo e di necessità di un migliore coordinamento del sostegno per Kiev a fronte dell’invasione russa. A questi temi si è poi unito il progressivo disimpegno dalle materie di sicurezza europee portato avanti dall’amministrazione statunitense a guida Trump, con il conseguente tentativo di presa di responsabilità da parte dei Paesi europei. Il vertice è dunque la cornice naturale per la preparazione del summit Nato in agenda per il prossimo 7 e 8 luglio ad Ankara, che sarà il “fulcro” dei lavori, come ha confermato Kornelius, indicando che “naturalmente” si parlerà anche di Ucraina e Medio Oriente. L’incontro avviene mentre i principali partner europei dell’Ucraina cercano di svolgere un ruolo più incisivo negli sforzi per porre fine alla guerra. Al vertice del G7 della scorsa settimana, al quale hanno partecipato sia Trump che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, i leader hanno concordato di aumentare le forniture di sistemi di difesa aerea all’Ucraina, rafforzare le sanzioni contro la Russia e concedere alle aziende ucraine licenze per la produzione di missili a lungo raggio e sistemi di difesa aerea: risultati che molti osservatori hanno interpretato come un riavvicinamento Usa alle posizioni europee. Come conferma l’Eliseo, i leader discuteranno del prolungamento delle iniziative annunciate al G7 e dei lavori avviati nel quadro della Coalizione dei volenterosi per dotare l’Ucraina di “solide garanzie di sicurezza”. In quella e in altre occasioni Zelensky ha chiesto all’Europa di fare di più, anche per compensare l’affievolimento degli sforzi diplomatici statunitensi per porre fine ai combattimenti. In seguito, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha deciso di muoversi per riaprire i canali diplomatici con la Russia: mossa criticata nel corso della riunione del Consiglio della settimana scorsa da Macron e dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, che insieme ad altri leader Ue hanno frenato sulla prospettiva che lo stesso Costa venisse nominato rappresentante dell’Ue per eventuali negoziati con Mosca. Stando a indiscrezioni di stampa, Merz e Macron avrebbero contestato che il formato adatto a guidare quei negoziati sia il formato E3: Francia, Germania e Regno Unito. Kiev ha chiesto a questi tre Paesi di svolgere un ruolo di coordinamento, “e noi lo facciamo”, ha dichiarato Merz a fine Consiglio, sottolineando che “ovviamente” saranno coinvolti anche Italia e Polonia, a completamento dell’E5, “e altri Stati membri dell’Ue”. Ma la rivendicazione dei leader di Francia e Germania, che si sono posti alla guida della Coalizione dei volonterosi insieme al Regno Unito, è legata anche alle garanzie di sicurezza che si sono impegnate a fornire a conflitto terminato.
Quella sul rappresentante europeo non è l’unica ombra che aleggia sullo sfondo della riunione di oggi. Spicca la crisi tra Meloni e Trump dopo il G7, che il presidente statunitense ha ricondotto anche al rifiuto italiano di far utilizzare alle forze armate Usa le proprie basi aeree per attaccare l’Iran. Non è stato un caso unico: Trump ha criticato duramente i partner a più riprese, accusandoli di non averlo assistito in Iran, dossier che è stata la cornice di un altro diverbio a mezzo stampa tra Merz e Trump ad aprile. Dopo questo, gli States hanno annunciato riduzioni dei contingenti di soldati Usa di stanza in Europa: uno dei motivi per cui al vertice si parlerà anche dello “sviluppo delle capacità europee di difesa e del rafforzamento della cooperazione tra i partner europei”, come spiega l’Eliseo.
Washington non si è mai coordinata con gli alleati della Nato prima dell’attacco all’Iran, al netto delle critiche del presidente statunitense, ma la postura dei partner europei rimane perlopiù conciliatoria, anche per timore di perdere il sostegno logistico Usa per l’Ucraina. Lo scorso aprile, nel corso di un vertice a Parigi, l’Italia si è impegnata con Francia, Germania e Regno Unito a contribuire alla sicurezza e allo sminamento dello Stretto di Hormuz una volta raggiunto un cessate il fuoco definitivo tra le parti. Il destino di quest’ultimo dossier è legato ai negoziati Usa-Iran in corso in Svizzera e al conflitto tra Israele, alleato degli Usa nella campagna contro l’Iran, e Hezbollah in Libano, forza sorretta da Teheran.
A questi temi trasversali si aggiunge la disputa esplosa a fine maggio tra Polonia e Ucraina, quando Zelensky ha attribuito un’onorificenza a un’unità dell’esercito ucraino a cui i polacchi attribuiscono responsabilità del genocidio della Volinia. Il presidente polacco Karol Nawrocki ha dunque deciso di revocare all’omologo ucraino la più alta onorificenza di Stato polacca, conferitagli nel 2023: Zelensky l’ha restituita per posta e non parteciperà alla Conferenza sulla ripresa dell’Ucraina, che si terrà nella città polacca di Danzica a fine settimana. Interpellato sulla questione, Kornelius ha dichiarato che Berlino non avrebbe commentato il dibattito: “Contiamo che tutte le parti continuino a lavorare in modo costruttivo, in particolare per quanto riguarda l’Ucraina”, ha aggiunto.
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