Pechino – L’incontro del 24 e 25 settembre tra il presidente statunitense Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping ha rappresentato uno dei momenti di maggiore rilievo nella storia recente delle relazioni tra Stati Uniti e Cina. Di fatto, le due potenze hanno raggiunto nove risultati e intese: (i) le due parti concordano di costruire «una relazione costruttiva tra Cina e Stati Uniti basata sulla stabilità strategica, sul rispetto, sull’equità e sulla reciprocità»; (ii) Cina e Stati Uniti si sostengono a vicenda nell’organizzazione della Riunione dei leader economici dell’APEC e del Vertice del G20. I due capi di Stato intendono partecipare ai rispettivi incontri; (iii) i due capi di Stato concordano sul fatto che l’Iran debba rispettare l’impegno a non sviluppare armi nucleari e che a nessun Paese o istituzione debba essere consentito di imporre pedaggi sulle vie navigabili internazionali; (iv) i due capi di Stato ricordano che Cina e Stati Uniti sono stati alleati durante la Seconda guerra mondiale e hanno combattuto fianco a fianco per vincere il conflitto; (v) i due capi di Stato riconoscono il ruolo positivo del meccanismo di consultazione economica e commerciale tra Cina e Stati Uniti e approvano i risultati delle consultazioni tra i due team economici e commerciali. In particolare, le due parti promuovono l’istituzione e l’avanzamento del Consiglio per il commercio e di altri meccanismi, il raggiungimento di un accordo per una riduzione reciproca dei dazi pari a 30 miliardi di dollari statunitensi e l’estensione dei risultati delle consultazioni economiche e commerciali di Kuala Lumpur, disponendone l’attuazione; (vi) le due parti rilevano che la cooperazione tra le agenzie antidroga e le forze dell’ordine di Cina e Stati Uniti ha prodotto risultati tangibili.
Di recente, grazie a una stretta collaborazione, le due parti hanno risolto congiuntamente numerosi casi riguardanti nuove sostanze psicoattive e precursori chimici, arrestando decine di sospettati in entrambi i Paesi; (vii) le due parti concordano sull’istituzione di un dialogo Cina-USA sull’intelligenza artificiale (IA), al fine di scambiarsi opinioni sui rischi e sui benefici legati a tale tecnologia. Il prossimo confronto avverrà nel novembre 2026. Cina e Stati Uniti concordano inoltre di istituire un canale di comunicazione bilaterale per gli incidenti legati all’IA; (viii) gli Stati Uniti accolgono con favore l’arrivo di due panda giganti, concessi in prestito dalla Cina allo Zoo di Atlanta; infine, (ix) le forze armate cinesi e statunitensi concordano di concludere quanto prima un memorandum d’intesa sulla comunicazione e sulla prevenzione delle crisi e di proseguire la cooperazione per la ricerca dei resti di militari statunitensi dispersi in Cina. Tuttavia, un tema è risultato clamorosamente assente dall’agenda del vertice: il cambiamento climatico. Tale omissione è particolarmente degna di nota, data l’importanza storica della diplomazia climatica tra Stati Uniti e Cina.
L’agenda si è invece concentrata su stabilità strategica, commercio, sicurezza, intelligenza artificiale e tecnologia. La nota del Ministero degli Esteri cinese relativa agli interventi di Xi alla Casa Bianca evidenzia, in particolare, l’intelligenza artificiale come un ambito nel quale Cina e Stati Uniti hanno sia la capacità sia la responsabilità di cooperare. Trump ha annoverato commercio, sicurezza, intelligenza artificiale e tecnologia tra gli argomenti di discussione. Ciò non significa che Washington e Pechino abbiano abbandonato la cooperazione sul clima. L’osservazione più corretta è che la diplomazia climatica non abbia rappresentato un risultato sostanziale di questo specifico vertice. Tale distinzione è rilevante in vista della COP31, che si terrà ad Antalya, in Turchia, dal 9 al 20 novembre.
La presidenza della COP31 ha posto l’accento sull’attuazione, sull’energia pulita, sull’industrializzazione verde, sulle città resilienti al clima e su altri ambiti concreti dell’azione climatica. L’apparente arretramento delle questioni climatiche nell’agenda del vertice di Washington suggerisce che le tematiche ambientali siano state, almeno in parte, spostate su un terreno diverso, di natura tecnologica ed economica. In questo contesto, l’intelligenza artificiale emerge come uno dei temi centrali del vertice. Xi Jinping ha sottolineato l’importanza di mantenere l’IA sotto il controllo umano, affinché le persone possano beneficiarne. Il vertice ha inoltre accresciuto l’attenzione sulla necessità di sviluppare e gestire sia le infrastrutture digitali sia quelle fisiche (es. data center ai sistemi di raffreddamento, stoccaggio dell’elettricità e utilizzo e consumo su larga scala di materie prime critiche) sulle quali si fonda lo sviluppo dell’IA. In questa prospettiva, acqua ed energia assumono una dimensione di crescente importanza. Le stime dell’Agenzia internazionale dell’energia e quelle di uno studio pubblicato nel 2026 sulla rivista Water Research consentono di comprendere come l’impronta idrica ed energetica associata allo sviluppo dell’IA possa rappresentare una componente significativa dell’espansione globale del consumo di tali risorse.[1]
Allo stesso tempo, occorre considerare che l’IA può contribuire in maniera significativa al monitoraggio ambientale, alla modellazione climatica, all’ottimizzazione dei sistemi energetici e alla gestione delle emissioni. In quest’ottica, il summit tra Stati Uniti e Cina dovrebbe spingere i policymakers a considerare non soltanto la “semplice” questione se l’IA debba espandersi, ma anche, e soprattutto, a quali condizioni ambientali debba avvenire lo sviluppo delle sue infrastrutture. Si può quindi concludere che il vertice di Washington orienti fortemente le relazioni bilaterali sull’IA, ma sarebbe un errore trattare la politica ambientale come un ambito separato. La connessione tra IA e ambiente è infatti sempre più evidente, poiché ci troviamo di fronte a un nuovo nexus acqua-energia-minerali-tecnologia, destinato ad assumere un’importanza crescente nella diplomazia ambientale internazionale. Alla luce della rivoluzione dell’IA e in vista della COP31 in Turchia, sarà dunque necessario collegare stabilmente l’emergente diplomazia tecnologica alla cooperazione climatica e, al contempo, individuare nuovi strumenti in grado di evitare un aumento sproporzionato dei costi ambientali dello sviluppo dell’IA. Ciò richiederà anche innovazione giuridica oltre che nuovi meccanismi di governance ambientale internazionale, concepiti per monitorare e gestire tali costi e per assicurare che la transizione digitale possa procedere senza compromettere gli obiettivi di sostenibilità.
[1] www.iea.org/reports/key-questions-on-energy-and-ai/executive-summary?.com; www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0043135426005488?.com.
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