Gli animali attraverso diversi organi sono in grado di spostarsi per la ricerca di cibo e acqua, per sfuggire ai predatori, per ripararsi dal freddo e dal caldo, per riprodursi.
Le piante invece non si spostano, sono fissate al terreno (tranne alcuni casi) e gli eventuali spostamenti sono lentissimi e limitati. Ciò comporta la necessità di sopperire a questa “limitazione” con accorgimenti e strategie che a volte appaiono curiose e complicate. Vale soprattutto per la riproduzione, cioè per la creazione di nuovi individui del tutto simili ai genitori, eppure da essi – in qualche misura – differenti.
Per la verità, i vegetali, a differenza della stragrande maggioranza delle specie animali, sono capaci di moltiplicarsi per parti di pianta senza che avvenga l’incontro tra due individui diversi. Ad esempio un ramo staccato da una pianta, in certe condizioni, è in grado di emettere radici e formare una nuova pianta. Il prodotto di questo processo è un nuovo individuo col medesimo patrimonio genetico della pianta da cui è stato ottenuto, sarà cioè un clone con le stesse qualità e gli stessi difetti della pianta madre. La natura però privilegia la diversità, questo non solo tra specie ma anche in seno alla stessa specie, in modo da disporre di una variabilità tale da consentire la presenza all’interno della popolazione di individui adatti a nuove e imprevedibili variazioni delle condizioni esterne. In un’epoca come la nostra, caratterizzata da alterazioni climatiche e dalla comparsa di nuovi patogeni e insetti provenienti da aree geografiche diverse, ciò appare sempre più importante per la sopravvivenza e la conservazione delle specie.
Allora i vegetali nel corso della loro evoluzione hanno dovuto risolvere un bel problema: favorire la diversità in seno alla stessa specie attraverso l’incontro tra individui lontani e fisicamente fissati al loro substrato. Ogni specie ha escogitato stratagemmi diversi per far incontrare le cellule riproduttive (gameti) provenienti da individui diversi al fine di garantirsi la maggiore variabilità possibile. Chi ha seguito gli altri articoli di questo Focus avrà avuto modo di conoscere le complicate strategie messe in atto da alcune specie di orchidee spontanee per garantirsi i vantaggi della fecondazione incrociata. In ogni caso, le piante, essendo fissate al suolo, nel corso della loro evoluzione hanno dovuto ricorrere alla “collaborazione” di agenti esterni cui è stato affidato il compito di trasportare il polline contenente le cellule maschili sugli ovari degli altri fiori contenenti le cellule femminili. L’Ulivo, il Noce, il Pino, per esempio, producono molto polline che viene affidato al vento e che, in modo del tutto casuale, andrà a fecondare altri fiori (impollinazione anemofila). Tralasciando di parlare di tutte le forme di impollinazione, uno dei più diffusi meccanismi è quello in cui il trasporto del polline è affidato agli insetti (impollinazione entomofila). In quest’ultimo caso però le cose sono un po’ più complicate perché bisogna “convincere” gli insetti a prelevare il polline da un fiore e trasportarlo su un altro fiore. E della stessa specie, peraltro! Allora ecco che in questo caso, a differenza di quanto avviene nella impollinazione anemofila, vengono prodotti fiori appariscenti, contenenti sostanze zuccherine, con forme, profumi e colori attraenti. Tutto ciò finalizzato a richiamare gli inconsapevoli insetti che, passando di fiore in fiore per nutrirsi del nettare o attratti da colori, forme e odori, eseguono l’impollinazione.
Ma quali sono le specie di insetti impollinatori? Un diffusa e semplicistica credenza vuole che siano esclusivamente le api, ma non e così. Le api sono importantissime ma non sono le uniche specie impollinatrici. E per fortuna, vista la riduzione di questi insetti causata sia da malattie, parassiti, predatori, incendi e antiparassitari utilizzati in agricoltura. Vespe, farfalle, bombi e numerosissime altre specie di insetti visitano i fiori per nutrirsi del loro nettare imbrattandosi involontariamente di polline che trasporteranno poi su altri fiori ove avverrà l’unione delle cellule sessuali vegetali che daranno origine ai seme dai quali si origineranno altre piante del tutto simili ai genitori e tuttavia differenti, essendo il risultato della variabile combinazione tra caratteri diversi.
Ma per attrarre gli insetti impollinatori è proprio necessario che i fiori risultino attraenti ai nostri occhi e al nostro naso? Ovviamente no, basta che siano attraenti per gli insetti.
È il caso di della pianta ritratta in foto, una Stapelia hyrsuta, che ha scelto le mosche come insetti impollinatori. Come sappiamo, le mosche, per abitudini alimentari, sono attratte da materiali che a noi risultano disgustosi e maleodoranti, come deiezioni e carne in decomposizione. Allora ecco che la Stapelia si è attrezzata dotandosi di fiori i cui colori e la trama del disegno dei petali ricordano le fibre della carne e il cui odore è francamente nauseabondo per noi umani ma, evidentemente, delizioso e irresistibile per queste le tre specie di mosca fotografate (Sarcophaga carnaria detta mosca carnaria, Musca domestica nota come mosca domestica e Lucilia sericata detta mosca verde). A differenza di quanto avviene spesso negli altri rapporti tra insetti e piante in cui ognuno ottiene qualche vantaggio, in questo caso le mosche vengono solo ingannate senza alcuna contropartita. Pensando di posarsi su carni in decomposizione vi depositano uova e larve nell’illusione di metterle in condizioni di svilupparsi col risultato che queste ultime, però, non avendo alimento adeguato, muoiono. Per completezza va detto che tali insetti, per quanto fastidiosi e pericolosi per le innumerevoli malattie che possono trasmettere a uomini e animali, hanno una funzione ecologica importantissima e basta tenerli lontani dalle nostre abitazione e dai nostri allevamenti. Nutrendosi di materiali organici morti, infatti, favoriscono la loro decomposizione ed eliminazione dall’ambiente. Essi stessi poi costituiscono cibo per uccelli e altri animali. Non si spreca nulla, l’economia circolare l’ha inventata la natura.
Può apparire complicato e a volte crudele ma così funziona la natura. E se funziona da milioni di anni vuol dire che funziona benissimo. La complessità e la variabilità sono garanzia di stabilità e sopravvivenza.