Una vera e propria “mazzata” per Donald Trump su quello che era stato uno dei “mantra” della campagna elettorale e a ormai a pochi mesi dalle consultazioni di “mid term”.
Lo ius soli negli Stati Uniti rimane così com’è. Lo hanno deciso i giudici della Corte Suprema.
Tradotto in estrema sintesi e concretezza: chi nasce negli Stati Uniti è cittadino americano.
Abolire lo ius soli? Il no della Corte Suprema
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha inflitto una significativa battuta d’arresto al presidente Donald Trump, respingendo il suo tentativo di eliminare il diritto di cittadinanza per nascita attraverso un decreto esecutivo.
E quasi poco importa (data la portata politica ed elettorale di questa sentenza) che nello stesso pronunciamento i giudici abbiano dato il via libera al divieto di partecipazione delle atlete transgender alle competizioni sportive femminili, uno dei temi più simbolici della linea politica dell’amministrazione repubblicana.
Che colpo per Trump e i suoi, lo ius soli resta così com’è
Con una decisione che richiama il 14° emendamento della Costituzione americana, la maggioranza della Corte ha stabilito che il principio dello ius soli resta pienamente valido.
Il presidente della Corte Suprema, John Roberts, ha ricordato che il diritto di cittadinanza per chi nasce sul territorio degli Stati Uniti rappresenta una garanzia costituzionale introdotta nel 1868 e continua a essere un elemento fondamentale dell’ordinamento americano.
A onore di cronaca, ma poco rileva ai fini della decisione nel suo concreto, la sentenza è arrivata con una maggioranza risicata e ha evidenziato divisioni anche tra i giudici di orientamento conservatore.
Chi era per l’abolizione, le critiche ai colleghi giudici
Amy Coney Barrett, nominata proprio da Trump, ha votato insieme ai magistrati liberal sul nodo costituzionale, mentre Brett Kavanaugh ha assunto una posizione differente sui diversi aspetti della vicenda.
Contrari alla decisione i giudici Samuel Alito, Clarence Thomas e Neil Gorsuch.
Nella sua opinione dissenziente, Alito ha criticato duramente la scelta della maggioranza, sostenendo che l’interpretazione adottata estenderebbe il diritto di cittadinanza anche ai figli dei cosiddetti “turisti della nascita”, un tema spesso richiamato da Trump e dai suoi alleati.
La reazione di Trump
Come era prevedibile, il presidente Donald Trumo ha espresso forte disappunto attraverso su Truth, il suo canale social, definendo lo ius soli “un sistema dannoso per gli Stati Uniti”.

Ha inoltre citato la Cina come esempio di un Paese che non riconosce automaticamente la cittadinanza ai nati sul proprio territorio e ha invitato il Congresso, dove i repubblicani detengono la maggioranza, a intervenire con una legge per abolire questa forma di acquisizione della cittadinanza.
Secondo Trump, non sarebbe necessario modificare la Costituzione, ma basterebbe un intervento legislativo.
Tuttavia (e probabilmente Trump è il primo a saperlo), un’iniziativa di questo tipo appare politicamente complessa, soprattutto a ridosso delle elezioni e considerando che proprio una parte del Partito Repubblicano, più o meno esplicitamente, non condivide l’idea di eliminare lo ius soli.
Senza contare, particolare non di poco conto, che i sondaggi indicano che una parte consistente dell’opinione pubblica americana continua a sostenere il principio della cittadinanza per nascita.
Del resto, rimane una considerazione di fondo che non può sfuggire a quella che è la narrazione che da sempre fa parte dei libri di storia, del cinema, della letteratura, dei fumetti: Trump perseverando nella sua idea di abolire lo ius soli sconfessa quel che è riconosciuta come l’essenza stessa dell’America, che si è formata sull’accoglienza di chi arrivava da mezzo mondo.
Una sconfitta su uno dei temi chiave dell’immigrazione
La decisione rappresenta uno dei principali stop giudiziari subiti da Trump sul fronte dell’immigrazione, settore centrale della sua agenda politica.
Il decreto esecutivo contestato prevedeva di negare la cittadinanza automatica ai figli nati negli Stati Uniti da genitori presenti illegalmente nel Paese o titolari di visti temporanei.
Durante l’iter del procedimento, i giudici avevano già manifestato perplessità sulla compatibilità dell’ordine esecutivo con la Costituzione.
La pronuncia della Corte chiude ora il contenzioso, anche se il presidente ha lasciato intendere di voler appunto cercare altre strade per perseguire lo stesso obiettivo.
La promessa di Vance: “La battaglia non è finita”
Come del resto è stato confermato dai fedelissimi di The Donald.
Ad esempio, anche il vicepresidente JD Vance ha criticato apertamente la sentenza, definendola una decisione profondamente sbagliata.

In un’intervista a Fox News ha affermato che l’Amministrazione Trump continuerà a esplorare tutte le possibili opzioni legali per limitare lo ius soli, sostenendo che l’attuale interpretazione della norma costituzionale abbia creato una “scappatoia” da correggere.
Vance ha inoltre osservato che eventuali futuri cambiamenti nella composizione della Corte Suprema potrebbero riaprire il dibattito sulla questione, ribadendo che la Casa Bianca intende proseguire la propria strategia di riforma delle politiche migratorie.
Via libera al divieto per le atlete transgender
Come detto, invece, parallelamente, la Corte Suprema ha dato ragione all’amministrazione Trump sul fronte dello sport, consentendo il divieto di partecipazione delle atlete transgender alle competizioni femminili.
Si tratta di una vittoria politica significativa per il presidente, che negli ultimi mesi ha fatto della contrapposizione alle politiche considerate “woke” uno dei pilastri della propria campagna.
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Luigi Costanzo
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