Lunghezza di trinciatura insilati: tararla sul benessere bovine


La definizione della lunghezza teorica di taglio (TLC) negli insilati per vacche da latte presuppone l’integrazione tra distribuzione granulometrica (PSPS), frazione di NDF fisicamente efficace (peNDF) e dinamica di miscelazione nel TMR.

L’ottimizzazione del cantiere di trinciatura richiede la calibrazione di kernel processing score (KPS), pef e tempi di miscelazione, per massimizzare la formazione del mat ruminale e la stabilità del pH, minimizzando selezione al carro e rischio di SARA.

Come cambia la fibra efficace tra insilato di mais, erba e cereali

La prima decisione sulla fibra efficace riguarda il tipo di foraggio: insilato di mais, erba medica o prati polifiti, insilati di cereali autunno-vernini o sorgo hanno struttura, tenore in NDF e fragilità della particella molto diversi. A parità di lunghezza nominale di trinciatura, una foglia di erba appassita si comporta in modo differente rispetto a una frazione di stocco di mais o a una cariosside schiacciata, con effetti specifici su ruminazione e motilità ruminale.




Adeguare la lunghezza di trinciatura al tipo di insilato consente di ottenere una fibra davvero efficace, evitando sia razioni troppo tenere sia strutture eccessivamente legnose che penalizzano ingestione e ruminazione

Foto di: OmniTrattore.it

Per l’insilato di mais la componente strutturale deriva soprattutto da stocco e brattee, mentre per erba e medica la fibra è distribuita in modo più uniforme tra fusto e foglie. Gli insilati di cereali (frumento, orzo, triticale) e il sorgo da trinciato, come nel caso degli ibridi dedicati a insilato, offrono una fibra intermedia, meno “legnosa” del mais ma più tenace dell’erba. Nella scelta della lunghezza di taglio conviene quindi considerare non solo la specie, ma anche lo stadio di maturazione e la presenza di cariossidi integre o già frantumate.

Se il piano colturale prevede un peso crescente di sorgo o cereali vernini nel razionamento, la gestione della fibra parte già dalla semina. L’adozione di ibridi specifici per insilato, come quelli pensati per il sorgo insilato, consente di ottenere una pianta con rapporto stocco/spiga più favorevole e una fibra più digeribile, che tollera meglio lunghezze di trinciatura leggermente superiori senza penalizzare l’ingestione. Un esempio di approccio integrato è descritto nella scelta di ibridi in sorgo per insilato ad alta qualità fibrosa.

Quale lunghezza di trinciatura per vacche fresche, alta produzione e manze

La scelta della lunghezza di trinciatura giusta dipende anche dalla categoria animale. Le vacche fresche richiedono una razione che stimoli la ruminazione senza limitare l’ingestione di sostanza secca, quindi una quota di particelle lunghe sufficiente a stabilizzare il pH ruminale ma con una parte fine ben rappresentata per sostenere l’energia. Le vacche in alta produzione, con ingestione elevata, tollerano una fibra leggermente più strutturata, purché la distribuzione delle lunghezze sia omogenea e non favorisca la selezione al carro.

Per le manze e le manzette in accrescimento la fibra lunga ha un ruolo più marcato nello sviluppo del rumine e nella prevenzione dell’ingrassamento eccessivo. In questo caso una trinciatura troppo corta può portare a una razione troppo densa di energia, con rischio di sovracondizionamento, mentre una fibra eccessivamente lunga e poco digeribile riduce l’ingestione e rallenta la crescita. Se in stalla si osserva che le vacche adulte selezionano sistematicamente le parti più lunghe lasciandole nella mangiatoia, allora la lunghezza di trinciatura va rivista per tutte le categorie, modulando eventualmente la razione delle manze con foraggi dedicati.

Un errore frequente è impostare un’unica lunghezza di trinciatura “standard” per tutti i foraggi e tutte le categorie, confidando di correggere poi con il carro unifeed. In realtà, se la fibra arriva già sbilanciata dal campo, il margine di correzione in miscelazione è limitato. Conviene invece definire obiettivi di granulometria diversi per vacche fresche, alta produzione e manze, e verificare periodicamente la distribuzione delle particelle con strumenti di campo come i setacci a più piani, che permettono di valutare in modo pratico la quota di particelle lunghe, medie e fini nella razione totale.



Lunghezza di trinciatura insilati: come tararla sul benessere delle bovine

Modulare la granulometria dei foraggi per vacche fresche, alta produzione e manze permette di sostenere ingestione ed energia senza aumentare il rischio di selezione al carro o sovracondizionamento

Foto di: OmniTrattore.it

Come usare trince semoventi e sensori NIR per regolare il taglio in campo

La regolazione della trincia semovente è il primo passaggio operativo per ottenere la lunghezza di trinciatura desiderata. La combinazione tra controcoltello, velocità di avanzamento, numero di coltelli montati e affilatura determina la distribuzione reale delle particelle. Una trincia con coltelli poco affilati produce una quota maggiore di fibre strappate e irregolari, difficili da miscelare in modo uniforme nel carro unifeed, anche se la lunghezza teorica impostata sembra corretta.

L’integrazione di sensori NIR sulle trince consente di monitorare in continuo la sostanza secca e alcuni parametri qualitativi del foraggio direttamente in campo. Questo dato, incrociato con l’osservazione visiva della fibra, aiuta a decidere se mantenere o modificare la lunghezza di taglio durante la giornata di raccolta. Ad esempio, se l’erba risulta più secca del previsto, una trinciatura leggermente più corta può migliorare la compattazione in trincea e la successiva miscelazione, mentre con foraggi più umidi può essere utile preservare una quota maggiore di particelle lunghe per garantire struttura alla razione.

Per sfruttare al meglio queste tecnologie è utile integrare i dati di campo con quelli raccolti in stalla da sensori e sistemi di monitoraggio delle vacche. Soluzioni di sensoristica digitale in allevamento permettono di correlare la scelta della lunghezza di trinciatura con ruminazione, attività e ingestione, offrendo un feedback oggettivo sulle regolazioni effettuate in campo. Un esempio di applicazione pratica è illustrato nei sistemi di monitoraggio descritti in sensori digitali per l’allevamento bovino, che possono supportare decisioni più precise sulla gestione della fibra.

Dal campo al carro unifeed: controlli pratici sulla lunghezza della fibra in stalla

Il controllo della lunghezza della fibra non termina con la trinciatura: la fase di miscelazione nel carro unifeed può modificare in modo significativo la granulometria della razione. Tempi di miscelazione eccessivi, coclee usurate o giri troppo elevati tendono a ridurre ulteriormente la lunghezza delle particelle, soprattutto per foraggi più fragili come l’erba appassita. Al contrario, tempi troppo brevi possono lasciare porzioni di balla o di blocchi di insilato poco sminuzzati, con razioni disomogenee tra i diversi punti della mangiatoia.

Per verificare in modo pratico la coerenza tra impostazioni della trincia e risultato in mangiatoia è utile adottare una procedura di controllo sistematica. Dopo aver distribuito il TMR, si può prelevare un campione rappresentativo lungo la corsia di alimentazione e valutarne la distribuzione delle particelle con un setaccio a più piani, confrontando il risultato con l’obiettivo prefissato per quella categoria animale. Se, ad esempio, le vacche fresche mostrano una quota eccessiva di particelle lunghe nel piano superiore, allora occorre ridurre leggermente la lunghezza di trinciatura o rivedere i tempi di miscelazione.



Lunghezza di trinciatura insilati: come tararla sul benessere delle bovine

Regolare trince semoventi e sensori NIR in base all’umidità reale del foraggio aiuta a mantenere costante la lunghezza di taglio, migliorando compattazione in trincea e miscelazione nel carro unifeed

Foto di: OmniTrattore.it

Un altro indicatore pratico è l’osservazione della selezione al carro e del comportamento di ruminazione. Se dopo alcune ore dalla distribuzione si notano mucchietti di fibra lunga non ingerita, oppure se i dati di ruminazione registrati dai collari o dai sensori risultano inferiori alle attese, la combinazione tra lunghezza di trinciatura e gestione del carro va rivalutata. L’impiego di carri unifeed di ultima generazione, progettati per una miscelazione omogenea anche con razioni ricche di fibra, può ridurre il rischio di separazione delle particelle; un esempio è rappresentato dai modelli descritti nei carri unifeed compatti per stalle da latte, che puntano proprio sulla qualità della miscelazione.

Se la stalla è dotata di sistemi di ventilazione e raffrescamento evoluti, la gestione della fibra va coordinata anche con il comfort ambientale. In condizioni di stress da caldo, una razione troppo ricca di particelle lunghe può ridurre l’ingestione, mentre una fibra eccessivamente corta aumenta il rischio di acidosi subclinica. L’integrazione tra controllo microclimatico e razione strutturata, come mostrato nei sistemi di ventilazione smart per stalle da latte, permette di mantenere più stabile il comportamento alimentare delle vacche, rendendo più prevedibile la risposta alla lunghezza di trinciatura scelta.


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