Crampi, conati di vomito, vertigini, debolezza improvvisa, una schiena che si tocca a Montecarlo, una caduta a Wimbledon con sangue al piede. Dal 2020 a oggi, Sinner ha un catalogo di crolli fisici che nessun ufficio stampa riesce a spiegare del tutto. E i medici hanno iniziato a fare ipotesi su un gene
C’è una frase che Jannik Sinner ha sussurrato a Juan Manuel Cerúndolo durante il Roland Garros 2026, mentre stava perdendo il match che aveva già vinto: “Non ne ho più”. Non era frustrazione tattica, non era scuse. Era il referto medico più onesto della stagione, pronunciato da un atleta che aveva appena dominato due set e mezzo e si era spento come una candela in vento. La domanda che quel sussurro ha lasciato aperta, e che da sei settimane circola senza risposta ufficiale, è: perché succede? E perché succede proprio a lui, che è il tennista fisicamente più preparato del circuito?
La storia inizia da lontano
Prima di parlare del Roland Garros 2026, bisogna tornare indietro e leggere la lista completa. Perché il crollo di Parigi non è un incidente isolato. È l’ultimo episodio di una storia che dura da anni e che ha una coerenza inquietante.
Nel 2020 Sinner si ritira agli ottavi a Vienna contro Rublev per vesciche al piede destro. Nel 2022 lascia il campo per una indisposizione ad Indian Wells e, pochi giorni dopo, a Miami ancora per vesciche. Un dolore al ginocchio lo ferma al Roland Garros contro Rublev. Una distorsione alla caviglia lo blocca a Sofia, un problema al dito gli impedisce di partecipare alla Coppa Davis. Nel 2023, dopo un forfait a Marsiglia per una febbre improvvisa, arriva il ritiro a Barcellona per un malore. Ad Halle si ritira per un problema alla gamba sinistra. A Parigi-Bercy ancora un crollo fisico: ritiro programmato per stanchezza estrema.
Fino al 2023 si tratta di infortuni fisici ordinari, il tipo di ammaccature che ogni atleta accumula su un calendario impossibile.
Dal 2024 in poi, però, la natura dei problemi cambia. Non sono più distorsioni o vesciche. Sono crolli sistemici: il corpo che smette di funzionare tutto insieme, improvvisamente, senza una causa anatomica identificabile.
Roma, maggio 2026: il vomito sul bordo del campo
L’episodio più rivelatore della stagione in corso non è il Roland Garros. È la semifinale degli Internazionali di Roma contro Medvedev, un mese prima. Sinner ha iniziato a barcollare dopo alcuni punti, tanto da avere un conato di vomito proprio a pochi passi dal suo team. Il numero uno del mondo è sembrato sfiancato: si trascinava sulle gambe, zoppicava e non riusciva a giocare il suo solito tennis. Non si era mai visto Jannik così alle corde fisicamente in questo torneo e neppure negli ultimi mesi.
Sinner ha chiamato il medical timeout, è stato trattato, ed è rientrato vincendo la partita. Il mondo del tennis ha applaudito la rimonta e ha archiviato l’episodio come un momento di stanchezza in un calendario troppo pieno. Ma la sequenza era già lì, scritta chiaramente: crampi, nausea, vertigini, cedimento delle gambe, recupero parziale. Esattamente quello che sarebbe accaduto tre settimane dopo a Parigi, con un finale diverso.
Roland Garros: il crollo fisiologico
Il 28 maggio 2026, sul Centrale di Parigi, Sinner era in vantaggio 6-3, 6-2, 5-1 contro Cerúndolo, numero 56 del mondo. Aveva già vinto la partita, tecnicamente. Poi qualcosa si è rotto. Ha accusato problemi muscolari, crampi, conati di vomito e un malessere generale che ha condizionato in modo pesante la sua prestazione. “Devo vomitare”, ha detto Jannik al medico.
Il dettaglio che ha fatto discutere di più non è stato il crollo in sé, ma la gestione del medical timeout. Se a Parigi non lo ha chiamato, evidentemente è perché sapeva di non avere un problema muscolare: accusava crampi, nausea e mancanza di energia. Quando la situazione è ormai chiaramente grave, sotto 0-40 al servizio sul 5-4, l’altoatesino si è appoggiato ai tabelloni: non riusciva più a continuare.
In conferenza stampa le sue parole hanno aperto più domande di quante ne abbiano chiuse: “Già questa mattina sentivo qualcosa, non ho dormito molto bene. Ho fatto un po’ di fatica nei primi due set e mezzo. Tutto il corpo era molto scarico e non ricordo l’ultima volta che mi sono sentito così debole“. E poi, la frase più importante: “Non è successo niente dovuto al caldo. Ho giocato tanto ultimamente, quando mi sono alzato, ho fatto un po’ di fatica”. Sinner stesso escludeva il caldo come causa principale. Il che lascia aperta la domanda: quale è stata la causa vera del crollo?
I controlli, Torino, Milano e il gene MC1R
Dopo Parigi, Sinner ha annunciato che avrebbe fatto dei controlli. Dopo i primi riscontri medici a Torino per comprendere le cause del malore durante il Roland Garros, il campione è tornato a Milano per sottoporsi ad altri accertamenti. Nessun bollettino medico ufficiale. Nessuna indiscrezione. Il team ha comunicato che mercoledì avrebbe ripreso gli allenamenti a Montecarlo e che non avrebbe giocato tornei sull’erba prima di Wimbledon.
Il silenzio diagnostico ha prodotto ipotesi. La più insolita, e forse la più interessante, riguarda una variante genetica. Non è ancora dimostrata l’associazione tra il malessere accusato da Sinner, cioè vertigini, nausea, mancanza di forza ed energia, e una mutazione del gene MC1R. Il gene MC1R è noto principalmente per il suo ruolo nella pigmentazione della pelle e dei capelli: chi ha capelli rossi spesso porta varianti di questo gene. Sinner è biondo con carnagione chiara. Le varianti di MC1R sono associate anche a una diversa risposta al dolore e a una maggiore sensibilità a certi stress fisiologici. Il legame con i crolli energetici non è dimostrato, ma la ricerca è aperta e il fatto che i medici lo stiano esplorando dice qualcosa sulla complessità del quadro.
Montecarlo: la schiena e la pastiglia misteriosa
C’è un altro episodio della stagione 2026 che merita di essere letto con attenzione. Ad aprile, agli ottavi di finale di Montecarlo contro Machac, Sinner si è ripetutamente toccato la schiena. Si è ritrovato anche sotto 2-5, con due break di ritardo, e proprio su questa situazione di punteggio al cambio di campo ha preso una pastiglia, anche se non è dato sapere con certezza se l’assunzione sia direttamente legata al fastidio fisico. Il medico è stato chiamato per Sinner. L’azzurro ha confessato al dottore: “Non mi sento tanto bene”. Sinner ha riferito che aveva la testa che girava e che si sentiva debole.
Anche in quel caso Sinner ha vinto la partita. Anche in quel caso il team non ha fornito dettagli sulla natura del malessere. Lo schema si ripete con una coerenza che fa pensare: non è la stanchezza muscolare di chi ha giocato troppo, è qualcosa di più sistemico, che colpisce il sistema nervoso e l’equilibrio prima ancora che i muscoli.
Wimbledon: la caduta, il piede, e un campione che non convince
A Wimbledon 2026 Sinner è caduto durante il primo turno contro Kecmanović, procurandosi un sanguinamento al piede. Fortunatamente il campione azzurro si è rialzato e ha continuato a giocare, nonostante un evidente sanguinamento sulla superficie laterale dell’avampiede destro che però era dovuto a un problema a un’unghia. Episodio chiuso, nessuna conseguenza. Ma la caduta, sommata al fatto che Sinner abbia vinto i primi due turni lottando ai tie-break contro il numero 48 e il numero 56 del mondo, ha riacceso l’attenzione su un corpo che non sembra ancora tornato ai livelli di marzo.
La domanda che nessuno fa
Quello che manca, in tutta questa storia, è una risposta medica trasparente. Il team di Sinner, composto da professionisti di altissimo livello, sa certamente più di quello che dice. La medicina sportiva di élite funziona così: le informazioni vengono gestite con cura, i bollettini sono vaghi per design, le diagnosi precise restano riservate. È comprensibile, ma produce un vuoto che i media riempiono con speculazioni e che i tifosi riempiono con l’ansia.
La domanda non è se Sinner vincerà Wimbledon, ma se il suo fisico ha una vulnerabilità strutturale, legata al calendario, alla genetica o a qualche fattore ancora non identificato, che rende possibili crolli improvvisi e inspiegabili nel mezzo di partite già vinte. Come scrive Paolo Bertolucci sulla Gazzetta: “Houston, abbiamo un problema: dobbiamo dirlo chiaramente, ma solo lui, il suo team e i medici che lo seguono forse sanno come stanno veramente le cose”.
Il corpo di Sinner sa qualcosa. E per ora a noi non lo dice. Speriamo lo abbia detto in modo chiaro a Jannik, in modo da poter ricominciare a dare i risultati a cui ci ha abituati. Forza campione.
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Claudio Dell’Arti
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