Festa del Trono del Marocco a Palermo: dialogo allo Spasimo


Diplomazia e Mediterraneo

PALERMO, 31 luglio 2026 – Ci sono luoghi che non fanno soltanto da cornice agli avvenimenti, ma riescono a interpretarli e a restituirne il significato più profondo. La Chiesa di Santa Maria dello Spasimo, con la sua storia aperta al cielo e la sua identità profondamente mediterranea, ha accolto giovedì sera la celebrazione del 27° anniversario dell’ascesa al Trono di Sua Maestà Re Mohammed VI.

Il ricevimento istituzionale, promosso dal Consolato generale del Regno del Marocco a Palermo e guidato dalla Console generale Maryem Nassif, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle Forze armate, del mondo diplomatico, politico, economico e culturale.

Una celebrazione solenne, ma non ingessata nel protocollo, durante la quale il significato della Festa del Trono si è intrecciato con i rapporti tra Marocco, Italia e Sicilia e con la necessità di rafforzare il dialogo tra le diverse sponde del Mediterraneo.

Le autorità presenti allo Spasimo

A portare il saluto istituzionale della città, su delega del sindaco di Palermo Roberto Lagalla, è stato l’assessore comunale Dario Falzone.

Presenti, tra gli altri, il comandante interregionale dell’Italia Sud-Occidentale della Guardia di Finanza, generale di Corpo d’Armata Francesco Mattana; il comandante della Legione Carabinieri “Sicilia”, generale di Divisione Ubaldo Del Monaco; il comandante del Gruppo Carabinieri di Palermo, colonnello Aniello Schettino; l’assessore regionale alle Attività produttive Edy Tamajo e l’assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità Alessandro Aricò.

Alla cerimonia hanno partecipato anche l’eurodeputato ed ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando e il deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana Ismaele La Vardera.

Presente inoltre Sami Ben Abdelaali, deputato al Parlamento della Repubblica tunisina eletto nella circoscrizione Italia e legato da un rapporto personale di amicizia alla console generale Maryem Nassif. Una partecipazione che ha rafforzato il carattere mediterraneo dell’incontro, mettendo idealmente in relazione Marocco, Tunisia, Italia e Sicilia.

Numerosa anche la presenza dei consoli onorari operanti in Sicilia e a Palermo, insieme a esponenti delle istituzioni e delle realtà sociali, culturali e produttive del territorio.

Il significato della Festa del Trono

La Festa del Trono costituisce uno dei momenti più importanti della vita istituzionale del Regno del Marocco. Non è soltanto la commemorazione dell’ascesa al Trono di Mohammed VI, avvenuta nel 1999, ma rappresenta un momento di unità nazionale e di riflessione sul percorso compiuto dal Paese.

Nel suo intervento, Maryem Nassif ha ricordato il legame che unisce il popolo marocchino alla monarchia alawita e ha richiamato il processo di trasformazione avviato sotto la guida di Re Mohammed VI.

Un percorso fondato sulla modernizzazione dello Stato, sul consolidamento delle istituzioni, sulla tutela dello Stato di diritto e sulla centralità del cittadino nelle politiche pubbliche.

La console generale ha sintetizzato le principali riforme realizzate negli ultimi anni: l’estensione della protezione sociale, il rafforzamento della sanità, la riforma dell’istruzione, il sostegno agli investimenti e all’occupazione, lo sviluppo delle infrastrutture, la transizione digitale e le politiche rivolte alla sicurezza idrica ed energetica.

Trasformazioni che puntano a tenere insieme crescita economica e sviluppo sociale, secondo principi di giustizia, equità e uguaglianza delle opportunità.

Il Marocco nello scenario internazionale

Un’altra parte dell’intervento è stata dedicata al ruolo assunto dal Marocco nello scenario regionale e internazionale. Maryem Nassif ha richiamato una diplomazia fondata sul dialogo, sulla cooperazione, sulla solidarietà e sulla ricerca della stabilità.

In particolare, è stato evidenziato l’impegno del Regno nel rafforzamento della cooperazione Sud-Sud e nella costruzione di rapporti equilibrati con i partner internazionali, fondati sul rispetto reciproco e sulla condivisione degli interessi.

In un Mediterraneo attraversato da conflitti, tensioni sociali, migrazioni e trasformazioni economiche, la capacità di costruire relazioni stabili diventa un fattore politico essenziale. Nessun Paese può affrontare da solo fenomeni che superano confini nazionali e appartenenze.

Marocco e Italia, un rapporto da rafforzare

Il cuore del discorso ha guardato ai rapporti tra Marocco e Italia, due Paesi uniti dallo spazio mediterraneo e da una lunga storia di relazioni umane, economiche e culturali.

Negli ultimi anni la cooperazione tra i due Paesi si è sviluppata nei settori politico, produttivo, culturale e universitario grazie al lavoro delle istituzioni, degli operatori economici e della società civile.

Un rapporto che, secondo la console generale, possiede ulteriori margini di crescita e deve essere rafforzato attraverso una logica di reciproco vantaggio, rispetto e collaborazione.

In questo quadro cambia anche la funzione della diplomazia consolare. Il consolato non può essere considerato soltanto un ufficio destinato all’erogazione di servizi amministrativi, ma deve diventare un soggetto capace di creare relazioni con le autorità locali, le università, le imprese, le associazioni e gli operatori culturali.

Una diplomazia moderna deve saper promuovere investimenti, accompagnare iniziative economiche e culturali, costruire occasioni di confronto e favorire una maggiore conoscenza tra le comunità.

La comunità marocchina come ponte umano

Un passaggio significativo è stato dedicato alla comunità marocchina residente in Italia e, in particolare, in Sicilia, indicata da Maryem Nassif come uno dei più importanti “ponti umani” tra i due Paesi.

Attraverso il lavoro, l’impegno sociale e la partecipazione alla vita delle città, la comunità marocchina è diventata parte attiva del tessuto economico, sociale e culturale italiano, contribuendo quotidianamente al rapporto tra il Paese d’origine e quello di accoglienza.

L’integrazione, è stato sottolineato, non significa cancellare la propria identità o rinunciare alle proprie radici. Significa costruire un’interazione responsabile, conciliando il legame con il Paese d’origine con il rispetto e la lealtà verso il Paese che accoglie.

La differenza non deve essere considerata un ostacolo, ma una ricchezza capace di alimentare la convivenza, rafforzare la coesione sociale e contribuire alla costruzione di società più aperte e consapevoli.

La console generale del Regno del Marocco a Palermo, Maryem Nassif, durante il suo intervento nella Chiesa di Santa Maria dello Spasimo.

 

Il riconoscimento alla Sicilia

Il passaggio più legato alla nostra terra è arrivato quando Maryem Nassif ha voluto rivolgere un riconoscimento esplicito alla Sicilia e alla sua capacità di accogliere comunità e culture differenti.

«Desidero rendere omaggio alla Regione Siciliana, terra d’accoglienza per eccellenza, ricca di una lunga tradizione di convivenza tra le comunità, dove le differenze non sono percepite come frontiere, ma come una ricchezza che alimenta il dialogo, rafforza la coesione sociale e dà pieno significato al vivere insieme mediterraneo».

Parole che, pronunciate allo Spasimo, hanno assunto un valore ancora più forte. Palermo porta nella sua architettura, nella lingua, nella cucina e nella memoria i segni delle civiltà che l’hanno attraversata.

La sua identità non nasce dalla chiusura o dall’isolamento, ma dalla capacità di accogliere, contaminare e trasformare. È questa stratificazione ad avere reso Palermo una città mediterranea non soltanto per collocazione geografica, ma per storia e vocazione.

La console generale ha infine ringraziato le autorità italiane e, in particolare, quelle siciliane, con le quali il Consolato del Regno del Marocco collabora quotidianamente, insieme ai partner istituzionali e agli amici che accompagnano il percorso di cooperazione.

Palermo, spazio naturale del dialogo mediterraneo

La celebrazione del 27° anniversario dell’ascesa al Trono di Re Mohammed VI ha consegnato a Palermo un messaggio chiaro: Marocco e Sicilia non sono realtà lontane che occasionalmente si incontrano. Sono territori legati dalla storia, dalla prossimità geografica e da rapporti umani che possono trasformarsi in opportunità culturali, sociali ed economiche.

La presenza allo Spasimo di rappresentanti istituzionali, diplomatici e politici provenienti dalle diverse sponde del Mediterraneo ha confermato il ruolo che Palermo può assumere come luogo stabile di confronto e cooperazione.

Ma non basta evocare il Mediterraneo durante le cerimonie ufficiali. Occorre trasformare questa vicinanza in relazioni concrete, programmi culturali, scambi universitari, investimenti, iniziative rivolte ai giovani e occasioni di sviluppo condiviso.

La Sicilia deve smettere di considerarsi soltanto come l’estremo confine meridionale dell’Europa. La sua posizione le assegna una responsabilità diversa: essere piattaforma di collegamento tra l’Europa e il Nord Africa, tra comunità che condividono problemi, interessi e prospettive.

Allo Spasimo non si è celebrata soltanto una ricorrenza nazionale. Si è rinnovata l’idea di un Mediterraneo capace di unire ciò che la geografia dispone su sponde diverse.


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 Francesco Panasci

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