Per arrivare ad Amandola bisogna lasciare alle spalle le strade veloci. Il paesaggio si stringe e i monti Sibillini cominciano a occupare l’orizzonte. Per cinque giorni questo borgo delle Marche è diventato un campus europeo diffuso.
Dal 26 al 30 agosto 2026 ha ospitato la Sibillini Europa summer school, portando nel cuore dell’Appennino centrale studenti italiani e stranieri, ricercatori ed esperte, rappresentanti istituzionali e giovani interessati a comprendere quale direzione sta prendendo il progetto europeo. La domanda che ha guidato la settimana non è stata soltanto quale Europa desiderare, ma quale Europa sarà in grado di esistere nei prossimi anni.
Oltre i palazzi del potere: il futuro dell’Ue si gioca nei territori
Non è Bruxelles, non è Strasburgo e non è neppure una grande città universitaria. È forse proprio questo il punto. Perché l’Europa, quando viene raccontata, ha quasi sempre l’indirizzo preciso dei palazzi delle istituzioni, delle sale dei negoziati, dei luoghi dove vengono scritte direttive e trattati. Ma l’Unione europea esiste fuori, nelle comunità che devono capire se le grandi trasformazioni in corso apriranno nuove possibilità anche per loro, oppure altre distanze. Amandola è uno di questi luoghi. Non soltanto perché ha ospitato un momento di confronto sul futuro dell’Ue, ma perché rappresenta una delle questioni centrali con cui il continente dovrà confrontarsi nei prossimi anni: il destino delle aree interne, cioè quei territori lontani dai grandi centri economici chiamati a trovare un equilibrio tra tutela della propria identità e capacità di innovazione.
Le nuove sfide globali tra sicurezza, digitale e transizione
Per una generazione cresciuta dentro l’Ue, l’Europa è stata per molto tempo soprattutto una possibilità per viaggiare senza confini interni, studiare in altri Paesi, immaginare percorsi professionali oltre la dimensione nazionale. Molte conquiste europee sono diventate talmente normali da sembrare quasi naturali. Ma proprio quando l’integrazione europea è entrata nella quotidianità di milioni di persone, il contesto nel quale l’Unione deve muoversi è profondamente cambiato.
La guerra è tornata ai confini del continente. La competizione tecnologica globale mette in discussione la capacità industriale europea. La transizione energetica obbliga a ripensare interi settori produttivi e modelli economici consolidati. La trasformazione digitale sta cambiando il modo in cui lavoriamo e comunichiamo.
Per molto tempo l’Europa ha costruito la propria identità soprattutto attorno alla capacità di superare le divisioni del passato e garantire pace, stabilità e cooperazione. Oggi quella promessa deve confrontarsi con un mondo nel quale la sicurezza non è più un dato acquisito, le dipendenze strategiche sono diventate vulnerabilità e la capacità di innovare si è rivelata una condizione necessaria per mantenere un ruolo globale.
Politiche di coesione: creare le condizioni per scegliere di restare
Le aule della summer school non sono state concentrate in uno spazio separato del paese. È stata Amandola stessa, con le sue strade e la piazza, a diventare spazio di confronto, portando la riflessione anche in montagna in sella a una bicicletta.
È una scelta che contiene un messaggio preciso: l’Europa non può essere studiata soltanto dall’alto. La distanza tra Bruxelles e un centro dell’Appennino è certamente geografica, ma spesso può esprimere la lontananza tra il linguaggio delle istituzioni e quello delle persone. È il divario tra una politica europea che ragiona attraverso strategie, fondi e programmi e cittadini che spesso valutano l’Ue attraverso la semplice domanda che chiede se questa direttiva, per esempio, cambierà davvero qualcosa nella loro vita. È qui che il tema della politica di coesione diventa centrale. Per anni la politica europea ha cercato di ridurre gli squilibri tra territori attraverso investimenti e strumenti finanziari. Ma oggi la questione è più profonda. Non basta portare risorse dove mancano. Bisogna capire se quelle risorse riescono a creare le condizioni perché le persone possano scegliere di restare. È una differenza fondamentale.
In territori come quello dei Sibillini, dove negli ultimi anni si sono intrecciate le difficoltà dello spopolamento e quelle della ricostruzione dopo il terremoto, questa domanda assume un significato ancora più concreto. La sfida non è soltanto ricostruire edifici o sostenere economie locali. È ricostruire condizioni di futuro. Questo riguarda Amandola, ma riguarda molte aree interne europee. Dalla Spagna rurale alle montagne francesi, dalle aree interne italiane ai piccoli centri dell’Europa orientale, ci si interroga ancora come evitare che la modernizzazione del continente produca una nuova divisione tra luoghi connessi al futuro e luoghi destinati soltanto a inseguirlo.
E allora la risposta non può essere soltanto economica. È anche culturale e politica. Perché una comunità europea non può reggersi se una parte dei suoi cittadini percepisce di essere soltanto spettatrice delle trasformazioni.
È questo uno degli aspetti più interessanti della summer school promossa dall’associazione Sibillini Europa attraverso il lavoro di Pierpaolo Settembri, Daniele Calisti e Federica Cupelli. Sono domande che mostrano quanto l’Europa non sia un progetto concluso. Perché ogni generazione è chiamata a ridefinirne il significato.
La voce dei partecipanti: costruire competenze e legami umani
Ed è proprio questo il punto più interessante quando si osservano i giovani presenti ad Amandola. Non sono semplicemente “i cittadini europei del futuro”. Sono già dentro il problema europeo. Ed è forse proprio dalle loro parole che emerge il significato più autentico della summer school. Perché ad Amandola i i ragazzi e le ragazze non hanno soltanto ascoltato lezioni sull’Europa, ma hanno sperimentato cosa significhi costruire una comunità fatta di confronto, differenze e obiettivi condivisi.
Per Samuel Ibro, uno dei partecipanti, la settimana sui Sibillini ha rappresentato un momento di conferma del proprio rapporto con il progetto europeo: «La Sibillini summer school è stata esattamente l’esperienza che mi aspettavo, un rilancio del sogno europeo in cui credo profondamente e a cui ho scelto, ormai da anni, di dedicare la mia crescita». Un sogno che, però, non rimane astratto, ma si confronta con strumenti concreti e con la necessità di costruire competenze. «Il merito va innanzitutto agli esperti che ci hanno accompagnato – racconta Samuel – perché ci hanno permesso di esplorare in maniera tecnica e concreta moltissime materie, dedicandoci tempo e spazio per capire dove vogliamo orientare il nostro futuro».
Ma il valore della summer school, secondo Samuel, è stato soprattutto nella comunità nata tra i partecipanti. Giovani con percorsi, idee e sensibilità diverse, ma accomunati dalla stessa volontà di partecipare al futuro europeo. Un elemento che restituisce la dimensione, forse meno raccontata del progetto europeo, di creare legami tra persone prima ancora che tra istituzioni. La stessa dimensione emerge dalle parole di Valentina Angiolani, che descrive l’esperienza ad Amandola come un’occasione capace di concentrare in pochi giorni conoscenze, incontri e consapevolezza.
«Penso che il tempo scorra in maniera differente ad Amandola, ho sentito che c’è gente che crede in me, che crede in noi. Non è scontato tutto questo, così come non è scontata la rete che si è creata tra noi ragazzi della scuola: intersecare i nostri sogni e le nostre ambizioni, cercando di darci una mano a vicenda, mi ha fatto percepire una solidarietà che da sola potrebbe combattere contro ogni cosa».
Per questa generazione l’Europa non è soltanto memoria storica. È una scelta politica che riguarda il lavoro che troveranno, il modello economico in cui vivranno, il clima che erediteranno, il ruolo che il continente avrà in un mondo sempre più competitivo.
Connettere centro e periferia per una vera comunità politica
Federica Cupelli, presidente dell’associazione Sibillini Europa, considera proprio questa capacità di generare relazioni uno dei risultati più importanti della quarta edizione della summer school. «Tra lezioni e aria di montagna sono nati legami che sono sicura accompagneranno gli studenti per molto tempo».
Secondo la presidente di Sibillini Europa, il valore dell’iniziativa sta nella capacità di unire la dimensione europea con quella locale, dimostrando che il futuro del continente passa anche dai territori periferici. Perché se l’Europa vuole continuare a essere una comunità politica, non è sufficiente portarla lontano dai suoi centri. Ma ricordare ai suoi centri che l’Europa esiste proprio quando riesce ad arrivare fino a qui.
***
La newsletter di Alley Oop
Ogni venerdì mattina Alley Oop arriva nella tua casella mail con le novità, le storie e le notizie della settimana. Per iscrivervi cliccate qui.
Per scrivere alla redazione di Alley Oop l’indirizzo mail è alleyoop@ilsole24ore.com
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link



