Governo Conte, l’audizione Covid diventa un comizio


Attualità

di Eleonora Ciaffoloni

“Giuro sul mio onore, l’onore che qualcuno qui ha perso già durante la pandemia, quando anziché essere in prima fila a combattere con noi in trincea si è rifugiato nelle polemiche sterili e nelle strumentalizzazioni più futili”. Si è presentato così, nel primo pomeriggio di ieri di fronte al suo “plotone di esecuzione” – come ha tenuto a ribadire – e la sua audizione è andata avanti diverse ore. Eppure, per Giuseppe Conte, ciò che è accaduto attorno alla gestione della pandemia di Covid-19 è sembrato (almeno per le prime ore della sua testimonianza) essere in secondo piano, tanto da assicurare: “Potete scavare quanto volete: non troverete mai qualcosa di illecito per quel che mi riguarda”.

In primo piano, invece, durante la sua audizione in Commissione d’Inchiesta sulla gestione della pandemia, c’è stato un auto-incensamento e uno scaricabarile – condito da condivisioni di colpe – nei differenti contesti da lui presentati. Il lavoro fatto dal governo Conte durante la pandemia è stato elogiato (almeno, quello che ha funzionato per l’audito) dall’ex premier: i 209 miliardi, il blocco dei licenziamenti, la campagna vaccinale e la “grande ripresa” del Paese. Mentre le colpe sono state condivise, in primis con i governi regionali con cui, a detta di Conte, sarebbe stato difficile trovare sempre una soluzione per la gestione dell’emergenza. Eppure, le reminiscenze dei cittadini (addetti ai lavori e non) sono quelle dei continui Dpcm (ricordiamo, Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e quindi dell’esecutivo, a livello nazionale).

Le altre colpe, poi, sono da attribuire ad alcuni colleghi della stampa, al “circo mediatico” a cui è stato sottoposto, ma anche all’opposizione dell’epoca – “Dove eravate durante la pandemia?” ha chiesto riferendosi a Giorgia Meloni e al suo partito – che non avrebbe aiutato il Paese a superare le difficoltà dell’emergenza sanitaria.

Le consulenze sospette e il documento depositato in procura

Insomma, in sede di audizione abbiamo assistito ad un auto incensamento, quando al centro della richiesta del suo intervento in Commissione d’inchiesta, invece, i temi pregnanti riguardavano l’approvvigionamento di mascherine, la campagna vaccinale, ma anche chiarimenti in merito alle testimonianze rese nelle ultime settimane dagli imprenditori ascoltati dalla commissione, con particolare attenzione alle consulenze pagate da alcune aziende per ottenere commesse pubbliche.

Di non poca importanza anche quei 454 mila euro per una “consulenza preliminare” pagata da parte della Adaltis Srl ai legali dello studio Alpha, insieme al ruolo (nelle procedure) dell’avvocato Luca Di Donna, ex collega di Conte nonché avvocato nello stesso studio. Sul primo punto, quello riguardante le mascherine, il leader dei Cinquestelle è intervenuto nel suo racconto – prima di iniziare con l’incensamento con prosopopea – in merito a dei “dispositivi sospetti” facendo sapere, come in una soap opera di serie b, dell’esistenza di un documento che è arrivato nelle mani di Conte “in forma anonima”. Il presidente M5S dice di aver nei giorni scorsi “depositato alla procura di Roma un documento anonimo su mascherine sospette”.

Mascherine sospette e la lezione finale di Conte

Si tratta di “un documento redatto il 14 aprile 2022, a me è arrivato con i nomi oscurati ma ci sono tutte le qualifiche”, di 10 pagine, in cui si parlerebbe di una transazione da 100 milioni di euro tra lo Stato e la società Jc Electronics. “Il modello” di mascherine “di colli depositati non corrisponderebbe alla mascherina con efficacia filtrante e” avrebbe “rappresentazione contraffatta del foglio di accompagnamento”, ha evidenziato Conte, aggiungendo che “ci sarebbe la possibilità che siano stati consegnati 100 milioni di euro dello Stato a una società privata” per “mascherine che non erano corrispondenti alle caratteristiche anticipate e dichiarate”.

Alla fine, dopo mesi di attesa, abbiamo assistito ad una leziosa lezione da professore universitario (con tanto di 10 lezioni e con tanto di morali) su quanto di buono è stato fatto durante e dopo la pandemia. Un monologo che ha preso piano piano le forme di un comizio da propaganda in cui il succo è stato che il governo Conte ha agito nell’interesse dei cittadini; le polemiche sono sterili; la paura di cui è accusato è fasulla e quella vera -invece per Conte- c’è stata durante il Covid; la tutela della salute è più importante. Lo è anche l’accertamento della verità.

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