alloggi per i migranti a Foggia


«Gli immobili erano stati requisiti dal Tribunale di Foggia ed erano in vendita all’asta da una decina di anni, ma non venivano acquistati da nessuno perché di proprietà della famiglia Lanza, famosa per i vari delitti criminosi in questo territorio. Ho deciso di prenderli all’asta con l’intento ben preciso di donarli alla comunità, in questo caso per creare posti letto e socialità per i migranti che vivono nel ghetto foggiano e risanare questa zona» (leggi l’articolo Raccolta della frutta, viaggio nella filiera della vergogna). Lazzaro D’Auria, imprenditore agricolo, ancora una volta ha scelto la strada della giustizia sociale, della legalità, dell’affermazione dei diritti. Perché l’imprenditore agricolo sessantenne di origini campane, ma attivo in Capitanata ha deciso di mettere a disposizione del Comune di Foggia dei fabbricati ed un capannone industriale per il progetto da candidare all’avviso pubblico regionale “Puglia Accogliente”,  il programma finalizzato al superamento degli insediamenti informali, come quello di Borgo Mezzanone, il più grande d’Europa, e alla realizzazione di condizioni abitative dignitose, legando casa, lavoro regolare, inclusione, legalità e sicurezza.

Dall’antimafia all’accoglienza

Non a caso, la presentazione dell’intervento da presentare alla Regione Puglia si è svolta tra le baracche che popolano l’area di Borgo Mezzanone, dove risiedono in difficili condizioni igieniche-sanitarie fino a 4mila migranti, braccianti agricoli impegnati nei campi del foggiano, vittime di caporalato e sfruttamento lavorativo. Una situazione resa ancora più allarmante dalle decine di casi di incendi, accoltellamenti, situazioni di degrado e anche di omicidi rimasti irrisolti. L’ultimo caso è quello del bracciante Sadam Houssain, il cui corpo è stato trovato nel bagagliaio della sua auto parcheggiata nell’insediamento. La Procura di Foggia sta ancora indagando sul caso di omicidio, il quarto negli ultimi dodici mesi nella borgata afferente al Comune di Manfredonia. Senza contare, la grave tenuta psicologica che spesso colpisce i migranti più fragili impegnati in agricoltura, con temperature che superano anche i 40 gradi sotto al sole e contesti di grave emarginazione sociale. Per questo, il gesto di D’Auria è di quelli che parlano più lingue: antimafia, accoglienza, diritti.

Lazzaro D’Auria spiega le ragioni della sua scelta in un’area del ghetto di Borgo Mezzanone

Nove anni sotto scorta

Da nove anni, l’imprenditore vive sotto scorta perché non si è piegato al racket e ha deciso di denunciare, opponendosi al clan Moretti-Pellegrino-Lanza. Ha subito minacce, atti intimidatori contro le sue aziende e si è costituito parte civile nel processo “Decima azione” contro la Società foggiana, l’organizzazione mafiosa attiva nella città di Foggia. Una vita ristretta che però non gli evita di partecipare agli eventi sociali e culturali della comunità in cui nonostante tutto è rimasto a vivere con la sua famiglia. Anche quando Giulio De Santis, assessore alla Legalità del Comune di Foggia, gli ha detto che stavano cercando degli immobili per provare a realizzare un’azione di accoglienza nei confronti dei braccianti dell’insediamento di Borgo Mezzanone. D’Auria non si è tirato indietro. Anzi. «Il Comune di Foggia cercava un immobile per candidare il suo progetto all’avviso “Puglia Accogliente”» racconta D’Auria. «Mi è stata proposta questa cosa bellissima ed ho pensato di dare in concessione gli immobili per realizzare l’intervento che riguarda l’accoglienza dei migranti, per poterli togliere da questo ghetto inaccettabile e provare ad offrire loro una vita migliore».

A sinistra, Giulio De Santis, assessore comunale alla Legalità; a destra, Maria Aida Episcopo, sindaca di Foggia

L’importanza di denunciare la mafia

Si tratta di sei piccoli fabbricati ex Opera Nazionale Combattenti, di un capannone industriale e di una vasta area complessiva situata sempre nell’area di Borgo Mezzanone, in modo da garantire comunque la vicinanza dei braccianti ai posti di lavoro in campagna. Il progetto, che prevede la concessione gratuita di nove anni dei beni immobili, punta a realizzare minialloggi e soluzioni abitative condivise per 80 persone, oltre spazi come refettorio, lavanderia, sportivi, culturali, religiosi, formativi. D’Auria ha spiegato le ragioni che lo hanno portato a questa decisione, nonostante viva sotto protezione e ha visto da vicino la ferocia della mafia foggiana, denunciandola a viso aperto. «Nove anni fa è stato difficile» spiega l’imprenditore agricolo «ma oggi tutti possono denunciare, la strada è stata aperta. Di conseguenza, invito tutti gli imprenditori sotto minaccia a seguire la mia strada, a denunciare, perché è la strada più bella e futuristica, sia per gli imprenditori sia per le nuove generazioni che arriveranno. Se il progetto non passa non so ancora cosa farò degli immobili, ma mi auguro possa essere approvato per dare accoglienza a questi ragazzi che vivono in queste condizioni inaccettabili e perché la gente deve capire che la Foggia di una volta non esiste più, esiste una Foggia legale».

Una veduta dell’insediamento informale di Borgo Mezzanone

Anche se non è di sua competenza territoriale, l’Amministrazione comunale di Foggia ha colto l’occasione offerta dall’avviso “Puglia Accogliente” per provare, in sinergia con il Comune di Manfredonia, a dare delle risposte contro la baraccopoli che è oramai una piccola città, un comune non censito della Capitanata, dove sono presenti abitazioni in muratura, capanne, negozi, macellerie, ristoranti, barbieri e così via, per una popolazione che può raggiungere anche le 4mila unità nei periodi in cui c’è maggiore richiesta di manodopera nei campi. Un viaggio nel degrado più profondo, retto dalla quotidiana presenza di realtà del Terzo settore e del volontariato che portano assistenza di vario genere. Come Intersos, Scuola Fatoma, Flai Cgil, Anolf Puglia, Medtraining – La Puglia non tratta, No Cap, associazione Giuste Terre – Spartacus, Clinica Legale dell’Università di Foggia, parrocchia Santa Maria del Grano e San Matteo Apostolo, Misericordia di Borgo Mezzanone, volontari e semplici cittadini.  

La mappa della precarietà abitativa

La proposta che il Comune di Foggia intende candidare entro il 18 settembre, con i suoi 80 posti letto, è un primo segnale che si aggiunge ai 324 posti del “Villaggio dell’Accoglienza” che lentamente sta prendendo forma presso l’ex Cara di Borgo Mezzanone attraverso un intervento della Regione Puglia finanziato dal Ministero dell’Interno nell’ambito del Poc Legalità 2014-2020. Numeri che al momento non sono sufficienti a rispondere al grande flusso di migranti presenti nell’insediamento e alla domanda di accoglienza, ma che rappresentano una prima azione dopo oltre vent’anni di immobilismo pubblico e politico, senza contare i 54 milioni del Pnrr destinati proprio a mettere fine alla terribile esperienza di Borgo Mezzanone ma andati persi a causa di ritardi, mancanza di proroghe e vari intoppi burocratici.

Del resto, quello di Borgo Mezzanone è sì l’insediamento più grande d’Europa, ma non è l’unico presente in provincia di Foggia. Seppur con numeri di presenze più bassi, sono attivi e mappati altri ghetti: Torretta Antonacci, Borgo Tre Titoli, Borgo Tressanti, Palmori, Borgo Cicerone, le zone di Lesina, Stornara e Stornella. Piccoli e grandi villaggi di cartoni e mattoni costruiti con materiale di recupero, privi di servizi igienici e sanitari, di acqua, di diritti, in cui i caporali assoldano i braccianti che hanno necessità di lavorare, lottando per l’ottenimento dei documenti e per il riconoscimento della residenza anagrafica, strumenti indispensabili per provare a venire fuori dall’invisibilità.

Gli operatori di Intersos impegnati nel ghetto di Borgo Mezzanone

La fragilità psichica dei migranti

Intanto, il mancato superamento dell’insediamento informale di Borgo Mezzanone continua a uccidere migranti. L’ultimo caso è quello di Yacine, lavoratore tunisino di 24 anni, regolare sul territorio nazionale, che si è tolto la vita lo scorso 28 agosto nella Foresteria per lavoratori stranieri del Villaggio Don Bosco, nella zona di Lucera. Fragile e vulnerabile, Yacine era stato sottratto dall’associazione No Cap dall’inferno di Borgo Mezzanone, dove aveva vissuto negli ultimi tempi e da cui si era portato dietro fragilità psichiche che lo avevano ormai profondamente segnato. Sulla morte di Yacine, l’ennesima legata alla presenza del ghetto di Borgo Mezzanone in questi anni, è intervenuto anche Matteo Bellegoni, capodipartimento politiche migratorie e legalità della Flai Cgil. «Questa ferocia quotidiana compromette la salute psichica dei lavoratori, provocando un vero e proprio disturbo da stress post-traumatico analogo a quello vissuto da chi scappa da contesti di guerra. Un dramma che riguarda un bacino immenso: solo a Borgo Mezzanone vivono circa cinquemila persone, che superano le diecimila nell’intera Capitanata, esposte quotidianamente a queste dinamiche». Bellegoni, dunque, ribadisce «la necessità non più derogabile di superare definitivamente la logica e l’esistenza stessa dei ghetti, che si configurano come veri e propri moltiplicatori di precarietà sociale ed esistenziale. Non basta liberare fisicamente le persone dai campi se non si è in grado di sottrarle dall’invisibilità e garantire loro una prospettiva di vita dignitosa».

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