In Italia, studiare fuori sede è un privilegio di classe. Non per legge, non per dichiarazione esplicita di nessun governo: per come è costruito il sistema. Il diritto allo studio università in Italia esiste sulla carta, nelle norme, nei decreti, nelle percentuali di copertura delle borse comunicate ogni anno dal Ministero. Nella realtà dei conti, chi non può contare su una famiglia in grado di sostenere anni di affitti, libri e spese vive, rinuncia. O non parte nemmeno.
2.633 prestiti in quattordici anni non bastano. Borse di studio e prestiti d’onore nel modello italiano
Il finanziamento agli studi universitari in Italia si articola su due vettori. Il primo è rappresentato dalle borse di studio erogate dagli organismi regionali per il diritto allo studio. Il secondo è il prestito d’onore, forma di finanziamento agevolato con garanzia statale parziale attraverso il Fondo Studio, istituito nel 2010. Nell’anno accademico 2023–2024 sono state assegnate 278.810 borse di studio, con una copertura degli idonei pari al 97,7%. (MUR, Focus «Il Diritto allo Studio Universitario a.a. 2023-2024», 2024). Si tratta di un risultato in forte miglioramento rispetto al periodo 2015–2016, quando la percentuale oscillava tra il 66 e l’84%. Nel 2023–2024, il 36% delle borse di studio universitarie erogate in Italia è stato finanziato attraverso fondi europei, in larga parte provenienti dal PNRR. Si tratta di risorse temporanee, il cui esaurimento è atteso entro il 2026–2027. Circa 6.500 idonei non hanno comunque ricevuto la borsa nemmeno in quest’anno di massima copertura. Il sistema presenta una significativa eterogeneità territoriale. L’importo per uno studente fuori sede varia dai 3.778 euro in Sardegna ai 5.800 euro in Provincia autonoma di Bolzano, a parità di ISEE e requisiti di merito. Questa variabilità dipende dalla diversa capacità di co-finanziamento regionale e amplia le disuguaglianze geografiche nell’accesso al diritto allo studio.
Il Fondo Studio
Al 30 aprile 2024 i prestiti d’onore erogati attraverso il Fondo Studio ammontavano a 2.633, per un valore totale di 24,7 milioni di euro. (Consap S.p.A., Fondo Studio – dati al 30 aprile 2024). Un risultato irrisorio a fronte degli oltre 1,8 milioni di studenti iscritti agli atenei italiani. Dal versante privato, Intesa Sanpaolo dichiara di aver erogato sostegno a 45.000 studenti negli ultimi cinque anni, per un totale di 800 milioni di euro, un volume che paradossalmente supera di gran lunga quello dell’intero sistema pubblico. Il confronto internazionale è impietoso. Nel solo anno accademico 2024–2025 il governo britannico ha erogato oltre 17 miliardi di sterline in prestiti a 1,3 milioni di studenti (UK Student Loans Company, Annual Report 2024). Quello americano ha distribuito oltre 81 miliardi di dollari in Direct Loans (College Board, Trends in Student Aid 2024-25). Il risultato è che in Italia solo l’1% degli studenti ricorre a prestiti per lo studio, contro il 12% della Germania e oltre il 50% di Paesi come Olanda, Svezia, Usa e Regno Unito (QuiFinanza / Italia Informa, settembre 2025).
C’è però una novità rilevante: il Decreto Interministeriale del 17 novembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 gennaio 2026, ha riformato integralmente la disciplina del Fondo, con le novità più significative che riguardano l’ampliamento dei corsi finanziabili, la digitalizzazione dell’intero processo e l’aumento del plafond a disposizione del singolo studente. I nuovi limiti: finanziamenti cumulabili fino a 50.000 euro (70.000 per percorsi all’estero), erogati in tranche annuali non superiori a 15.000 euro.
Germania, Francia, Regno Unito, Usa. Come gli altri finanziano davvero gli studenti
Il sistema tedesco BAföG, prevede un sussidio mensile fino a 992 euro: metà a fondo perduto, metà come prestito senza interessi da restituire per un massimo di 10.010 euro. Il sistema francese CROUS raggiunge il 28% degli iscritti con borse da 1.032 a 5.679 euro annui (Ministère de l’Enseignement Supérieur, CROUS statistiques 2023-2024). Il modello britannico è quasi universale: il prestito income-contingent finanzia l’85% degli studenti, con rimborso agganciato al reddito post-laurea e cancellazione automatica dopo trent’anni. Negli Stati Uniti il sistema federale eroga ogni anno circa 38,6 miliardi di dollari in Pell Grant, il sussidio diretto riservato alle famiglie a basso reddito, e 81,3 miliardi in Direct Loans.
Alloggi per studenti universitari in Italia: 4% di copertura, 130 mila posti letto mancanti
Accanto al finanziamento diretto degli studi, il costo dell’alloggio è la voce di spesa più gravosa e strutturalmente più squilibrata del sistema universitario italiano. La definizione più benevola da parte degli osservatori è che si tratta di una “tassa occulta” sull’università. Al 1° novembre 2024 i posti letto nelle strutture convenzionate con gli enti regionali per il diritto allo studio erano 56.798. Il Rapporto Scenari Immobiliari del luglio 2024 stima l’offerta complessiva, inclusi student housing privati e collegi universitari di merito (CCUM), a oltre 85.000 unità, con proiezioni a 100.000 entro il 2027 (Scenari Immobiliari – Re.Uni, “Lo student housing da mercato di nicchia a comparto maturo”, luglio 2024). Degli 85.000 posti letto strutturati disponibili, 44.000 sono gestiti dagli enti DSU e poco più di 5.000 dai collegi universitari di merito.
Il modello europeo, e l’alloggio universitario come infrastruttura pubblica
In Francia, il CROUS gestisce circa 177.000 posti letto con canoni tra 250 e 490 euro mensili. L’offerta totale, pubblica e privata convenzionata, sfiora i 195.000 alloggi. In Germania, gli Studentenwerk gestiscono circa 230.000 posti letto a canoni tra 300 e 450 euro mensili. La copertura raggiunge il 10–12% degli studenti. Nel Regno Unito il mercato del Purpose-Built Student Accommodation (PBSA) conta oltre mezzo milione di posti. Il tasso di copertura supera il 20%, con canoni tra 500 e 900 sterline mensili. Negli Stati Uniti il campus housing ospita il 40–45% degli studenti. Il mercato fuori campus è pienamente privatizzato, con canoni da 800 a 1.500 dollari mensili. Nei paesi citati l’housing universitario è trattato come infrastruttura del sistema formativo, con finanziamenti pluriennali certi. In Italia dipende ancora largamente da risorse europee temporanee.
Gli affitti medi sono 759 euro al mese a Milano, 640 a Roma: l’affitto supera la borsa di studio
La stragrande maggioranza degli studenti fuori sede si rivolge al mercato privato, in un contesto di prezzi in costante aumento. Secondo la ricerca dell’Ufficio Studi di Locare (settembre 2024), il costo medio di una stanza singola nelle principali città universitarie italiane registra aumenti pressoché generalizzati. Milano: 759 euro mensili medi, con picchi oltre 850 euro. Roma, 640 euro. Venezia: 603 euro. Bologna: 535 euro. Padova: 452 euro. A livello nazionale, il costo medio è di circa 461 euro, cui si aggiungono mediamente altre spese accessorie (Locare – Ufficio Studi, Osservatorio affitti studenti fuori sede, settembre 2024). La sola voce affitto assorbe tra il 65% e l’intero valore della borsa di studio regionale. Quest’ultima è compresa tra 2.500 e 5.800 euro annui per uno studente fuori sede mentre il costo annuo complessivo per uno studente fuori sede è stimato tra i 9.000 e i 19.000 euro.
Libri di testo universitari, un costo non coperto dalle borse di studio
La spesa per i libri di testo e i materiali didattici è una voce spesso sottovalutata nel dibattito sul diritto allo studio. A differenza degli affitti, i manuali universitari non ricevono quasi nessuna attenzione politica. Non sono coperti dalle borse di studio e non sono oggetto di politiche nazionali organiche. Pur in assenza di dati sulla spesa annua degli studenti per i soli materiali didattici universitari, le stime disponibili convergono su un intervallo tra i 400 e i 700 euro annui, con variazioni significative tra facoltà. Un singolo manuale universitario di area scientifica può superare gli 80 euro. I testi di diritto e medicina costano spesso tra i 60 e i 120 euro. In assenza di una politica nazionale di open textbook, gli studenti italiani dipendono quasi interamente dall’acquisto in libreria o dall’uso delle biblioteche universitarie. Le biblioteche non riescono a soddisfare la domanda nei periodi di punta degli esami, quando la disponibilità di copie per titolo è strutturalmente insufficiente. Il mercato del libro universitario usato è ancora prevalentemente informale: mercatini studenteschi, gruppi sui social, scambi diretti.
Quale modello per l’Italia
Il sistema italiano è il più fragile tra quelli esaminati: frammentato territorialmente, dipendente da risorse temporanee, privo di un meccanismo di prestito funzionante, incapace di garantire condizioni abitative adeguate agli studenti fuori sede. È un sistema che, nei fatti, avvantaggia chi già può permettersi di studiare.
Il modello statunitense, spesso evocato come benchmark di efficienza, mostra un debito aggregato di 1,77 trilioni di dollari su 45 milioni di debitori. È la misura di un sistema in cui le banche e gli istituti finanziari hanno acquisito un potere strutturale sulla vita dei laureati, condizionandone le scelte professionali e familiari per decenni. Il meccanismo dei prestiti income-contingent britannico attenua parzialmente questo effetto, ma non lo risolve. La conseguenza è che, coloro che studiano discipline a bassa remunerazione di mercato, lettere, filosofia, scienze sociali, arte, si trovano a pagare il costo più alto di un sistema che misura il valore della formazione esclusivamente in termini di reddito futuro.
Il modello che offre le indicazioni più utili per una riforma del sistema italiano è quello francese, cui il nostro Paese sembra assomigliare molto per struttura universitaria, demografia e vincoli di bilancio. Il CROUS rappresenta un caso di integrazione organica tra finanziamento diretto, offerta abitativa a prezzi calmierati e servizi di ristorazione universitaria. La borsa a fondo perduto, senza componente di debito, non espone i beneficiari al rischio finanziario e non consegna loro una cambiale da pagare nei primi anni di lavoro
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