La prima miccia che ha fatto deflagrare l’imputazione dell’ex presidente spagnolo è stata accesa dal Dipartimento di Sicurezza Interna degli Stati Uniti. A eseguire le prime indagini è stata la Homeland Security Investigations (HSI) statunitense, che ha atteso cinque anni prima di trasferire i principali capi d’imputazione all’Unità di Delinquenza Economica e Fiscale di Madrid. Dal maggio del 2026, l’ex leader socialista si vede obbligato a rispondere di traffico d’influenze, riciclaggio di denaro e di cooperazione all’interno di una trama di corruzione. Se la partecipazione diretta dell’ex primo ministro spagnolo Zapatero resta in una condizione di totale presunzione, la responsabilità degli Stati Uniti d’America dietro all’inchiesta che sta facendo mette in crisi il governo Sanchez, casualmente il più critico in Europa nei confronti degli USA e di Israele, può dirsi ormai certa.
Tutto inizia nel maggio del 2021 quando l’imprenditore venezuelano, ex azionista e consigliere della compagnia aerea spagnola Plus Ultra Rodolfo Reyes, viene fermato all’aeroporto di Miami, trattenuto e successivamente deportato a Panama, dopo l’annullamento del visto. In quell’occasione, le autorità di frontiera statunitensi hanno fatto accesso al telefono cellulare dell’imprenditore e ne hanno clonato il contenuto. All’interno del dispositivo sarebbero state rinvenute varie conversazioni successivamente utilizzate per condurre indagini in merito a “circolazione globale di fondi illeciti e favoreggiamento del recupero crediti”. Difatti, secondo quanto spiegato nell’imputazione, le autorità della Unità di Delinquenza Economica e Fiscale (UDEF) erano a conoscenza di una ricerca transnazionale iniziata nel 2018 “contro una rete di imprenditori venezuelani e figure politiche esposte dedicata al riciclaggio di denaro, corruzione e occultamento di beni mediante strutture di finanziamento sofisticate”.
Il nome di Zapatero emergerebbe da due conversazioni, una nella quale si menziona la possibilità di mettersi in contatto con l’ex presidente e l’altra dove si metterebbe in evidenza l’influenza dell’ex premier nell’ottenimento di un colloquio con alte cariche del governo spagnolo. L’accusa motiverebbe la correlazione tra Reyes e Plus Ultra attraverso l’ideazione di un piano pensato per appropriarsi del denaro iniettato dal Governo per salvare la compagnia aerea in occasione dei procedimenti approvati per sostenere le aziende gravemente colpite dalla crisi pandemica. Secondo i sospetti maturati dalla procuratrice Elena Torrente e dal giudice José Luis Calama, l’imprenditore nasconderebbe i 53 milioni di euro ottenuti dall’operazione in paradisi fiscali sparsi in giro per il mondo e lo stesso Reyes risulta latitante dal 2024.
Se la presenza all’interno delle conversazioni telefoniche del nome dell’ex leader del Partito Socialista spagnolo è un dato di fatto, la domanda che sta scuotendo il dibattito pubblico del paese è un’altra: perché la Homeland Security Investigations ha aspettato cinque anni per filtrare il contenuto del cellulare di Reyes alle autorità giudiziarie spagnole?
Secondo l’analisi di Montserrat Galcerán pubblicata su El Salto Diario, il caso Zapatero ha una «dimensione internazionale innegabile» e che l’amministrazione Trump starebbe agendo sugli equilibri della politica spagnola come ha già fatto in vari contesti politici in America Latina. Il ruolo di Zapatero in Spagna non si esaurisce con la presidenza del governo dal 2004 al 2011, ma attualmente l’ex leader ricopre una funzione mediatica chiave all’interno dell’ingranaggio del PSOE e dello stesso governo Sánchez. In occasione, ad esempio, della Global Progressive Mobilisation, Zapatero è stato l’invitato principale del panel sull’America Latina e durante i congressi del partito l’ex presidente è solito prendere spesso la parola in difesa dell’operato del governo. L’importanza di Zapatero non si limita solo alla politica interna, ma probabilmente diventa ancora più essenziale negli equilibri internazionali. Il leader socialista ha storicamente goduto di un canale preferenziale con il Venezuela dal 2005, prima attraverso una stretta relazione con l’ex presidente Hugo Chávez e poi con Nicolás Maduro, con il quale ha intrapreso una mediazione tra governo chavista e comunità internazionale, che avuto come successo la liberazione di prigionieri politici a Caracas e, per ultimo, la fuga verso la Spagna del conservatore venezuelano Edmundo González Urrutia.
L’influenza di Zapatero non si è limitata solo al Venezuela, ma ha aperto vari canali con le sinistre latinoamericane, specialmente con Gustavo Petro, Lula, Rafael Correa e il kirchnerismo argentino e, sul fronte asiatico, con la Repubblica Popolare cinese. È stato proprio l’ex leader a stringere i primi dieci accordi con l’ex presidente cinese Hu Jintao nel 2005 e aprire i rapporti sino-spagnoli, che nell’attualità sono divenuti un punto chiave delle relazioni internazionali del governo Sánchez.
In Spagna si parla senza mezzi termini di lawfare. Affossare la figura di Zapatero consente di colpire quasi direttamente l’attuale presidente del governo. Non è un segreto la crisi che intercorre tra il governo spagnolo e la legislatura Trump: per quanto poco concrete e prevalentamente mediatiche, la contrarietà di Sánchez al 5% del PIL da destinare alla NATO, le accuse al governo Netanyahu e il recente rifiuto di prestare le basi di Rota e Morón alle operazioni israelo-statunitensi in Iran, segnano le frizioni di un governo che risulta essere tra i più scomodi all’interno del contesto europeo. Non risulterebbe affatto strano, quindi, l’interesse da parte degli USA di affondare il colpo di grazia su un equilibrio parlamentare già fortemente precario.
Intanto il giudice Calama ha rifiutato di reclamare agli Stati Uniti informazioni su come si è acceduto al telefono di Reyes, mentre attende la possibilità di utilizzare il contenuto del dispositivo come prova per il procedimento giudiziario. Alle accuse di corruzione in seno al Partito Socialista, si aggiunge la mano pesante degli USA, la spada di Damocle pende inesorabilmente sul futuro del mandato Sánchez.
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Armando Negro
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