Sana El Gosairi entra in Consiglio comunale: «Fiera delle mie radici, ma l’Italia è la mia casa. Agli attacchi rispondo lavorando»


Parla la neo-Consigliera dopo il “caso” mediatico della sua candidatura. «Fiera delle mie radici, ma l’Italia è la mia casa. A chi mi attacca rispondo con il lavoro sul territorio». Lunedì il primo Consiglio comunale

Legnano – Di lei si parla da tempo, da quando ha accettato di candidarsi come consigliera alle ultime elezioni amministrative di Legnano. Per molti è stata la novità, per qualcuno una “provocazione”, avendo perso di vista la sua candidatura del 2021 al consiglio comunale di Milano e il suo percorso pluriennale sia a livello culturale che politico.

Il “caso” ha mosso giornali e commenti (alcuni incommentabili), ma mentre tutti parlavano di lei, della “consigliera straniera”, Sempione News ha preferito parlare con lei, Sana El Gosairi, che per molti a Legnano è semplicemente “la Sana”, con quel vezzo tutto lombardo di far precedere il nome dall’articolo determinativo. Ecco che cosa ha raccontato di sé a poche ore dal primo consigli comunale che, lo ricordiamo, si terrà lunedì 29 giugno.

Tutti stanno parlando di te e pochi con te, noi vorremmo invece conoscere la tua storia: chi è Sana?

«Sana è una donna italiana a tutti gli effetti, profondamente fiera delle sue radici marocchine. Personalmente non ho mai vissuto queste due appartenenze come un contrasto, anzi, per me non solo non si escludono, ma si completano e rappresentano. Per me è una grande ricchezza e un grande valore.

Sicuramente ci tengo a dire che sono una mamma, una mediatrice culturale e oggi anche consigliera comunale. Sono cresciuta in Marocco fino ai 18 anni, poi ho scelto l’Italia per studiare e per costruire il mio futuro. Prima ero in Calabria e poi in Lombardia, in pratica ho vissuto una doppia emigrazione prima dal Marocco alla Calabria e poi dalla Calabria in Lombardia. In Lombardia ho messo su famiglia, ho costruito anche il mio percorso familiare, professionale e comunque è la mia casa.

Preferisco non definirmi per le difficoltà che ho attraversato, anche se mi hanno reso la donna che sono, ma per ciò che ho costruito grazie anche a quelle esperienze. Sono una donna autonoma, determinata, profondamente legata al valore del servizio verso gli altri ed è quello che faccio oggi attraverso l’Associazione Jasmin. Spero presto di portare tutto questo anche nella politica, nelle istituzioni. Tutto nasce da una mia convinzione semplice: le nostre radici non devono limitarci, anzi, devono darci forza per andare, perché no, lontano, per rafforzarci e per costruire».

A Legnano hai portato l’esperienza di Jasmine, qual è stata la realtà con cui ti sei confrontata

«Quando sono arrivata a Legnano, attraverso il mio ufficio, mi sono sempre confrontata con una realtà molto concreta: dietro ogni pratica burocratica, un permesso o una richiesta di aiuto, raramente c’era solo un documento. C’era quasi sempre una storia umana che chiedeva di essere ascoltata… a volte, semplicemente ascoltata.

Il mio ufficio è stato un po’ come una sentinella sul territorio, quindi ascoltando le persone riuscivo magari ad accogliere le fragilità, i bisogni, le difficoltà, le segnalazioni, ma riuscivo ad accogliere anche tanta dignità e voglia di riscatto, perché la gente aveva voglia di cambiamenti. È proprio che ho capito che a volte non basta aiutare con la pratica e il documento o la burocrazia, bisognava magari andare oltre, quindi creare relazioni, costruire fiducia, esserci davvero. Questo mi ha spinto a “restituire” a Legnano ciò che mi aveva dato nel lontano 2009 quando sono arrivata.

Negli anni questa città mi ha accolta, mi ha permesso di costruire il mio percorso lavorativo e poi è nata Jasmine, mia figlia. Guadando lei mi sono sempre chiesta: che città voglio per mia figlia e soprattutto per le nuove generazioni, perché comunque è vero che Jasmine ha il papà italiano però le ho trasmesso anche un po’ della mia identità, ha anche delle radici marocchine. La risposta per me è stata sempre la stessa: una città in cui nessuno si deve sentire invisibile, in cui le differenze siano viste come una ricchezza, come un valore aggiunto, in cui ogni persona possa sentirsi pienamente parte della comunità, quindi senza escludere nessuno».

Come hai vissuto l’esposizione mediatica che è nata con la tua candidatura?

«Questa parte è un po’ dolorosa, ma partiamo dagli aspetti positivi. L’aspetto più bello è stato comunque ricevere un’ondata di affetto, di sostegno da persone molto diverse tra loro.  Tantissimi cittadini hanno visto questa elezione come un segnale di cambiamento e come un percorso naturale, una cosa che avviene quasi in tutti i Comuni e questo mi ha emozionato.

Invece quello che mi ha dato fastidio è stato vedere come spesso si parlasse di me senza parlare con me, riducendomi a un’etichetta come “la consigliera straniera”, per esempio. Io non sono un’etichetta, ho un nome, ho una storia, ho un percorso e mi ha colpito quanto sia ancora facile fermarsi alle origini di una persona, al cognome, invece di guardare al suo contributo, al percorso, alle competenze. Paradossalmente anche questo ha comunque rafforzato la mia determinazione: non ho risposto a nessuno perché ho preferito comunque concentrarmi sulla campagna elettorale. Non avevo tempo per queste cose, però mi ha dato fastidio, lo ammetto».

Quale promessa hai fatto a te stessa per il compito istituzionale che stai per svolgere

«Mi sono fatta una promessa semplice, ma molto seria: non perderò mai il contatto con le persone. Entrare nelle istituzioni vorrà dire non dimenticare da dove vengo e perché ho iniziato questo percorso. Porterò nel consiglio, la stessa attenzione che ho sempre avuto nel mio lavoro: ascoltare, capire, creare soluzioni concrete, cosa che ho sempre fatto. Mi sono promessa anche un’altra cosa: non lasciare che siano gli attacchi o i pregiudizi a cambiare chi sono: voglio restare Sana con la mia autenticità, la mia fermezza e il mio senso di responsabilità».

E prima del debutto nella Sala Matteotti di Legnano, ha fatto il suo primo discorso istituzionale alla Camera dei Deputati, l’intervento non era previsto, ma le occasioni capitano a chi sa costruirle.

Laura Defendi

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