Quando un terreno agricolo diventa parcheggio o capannone, chi coltiva sa che non si tratta solo di qualche ettaro in meno: è capacità produttiva che scompare, spesso per sempre. Negli ultimi mesi il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL) ha approvato un disegno di legge su rigenerazione e ripopolamento delle aree interne e montane, che richiama anche la tutela del territorio rurale e del suolo come risorsa limitata. Il focus non è un testo autonomo solo sul “consumo di suolo”, ma una cornice più ampia in cui il suolo agricolo entra come fattore strategico per mantenere popolazione e attività economiche nelle zone interne.
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Il disegno di legge CNEL sulle aree interne non è ancora legge, ma indica una direzione precisa per le future regole nazionali su servizi, sviluppo locale e gestione del territorio rurale. In parallelo, sul fronte specifico del consumo di suolo è già operativo dal 2023 il Fondo nazionale per il contrasto al consumo di suolo, finanziato dalla Legge di Bilancio 2023 con risorse crescenti fino al 2027. Per imprese agricole, contoterzisti e tecnici questo significa prepararsi a una pianificazione più restrittiva sulle trasformazioni fondiarie e a opportunità su rigenerazione e filiere locali, evitando l’errore di leggere questi strumenti solo come “divieto a costruire” e non come leve per riorganizzare il territorio rurale.
CNEL e disegno di legge sulle aree interne
Il disegno di legge approvato dal CNEL sulle aree interne nasce dalla constatazione di una lacuna: manca una disciplina organica a livello nazionale che coordini in modo stabile politiche territoriali, servizi essenziali e sviluppo locale nelle zone interne e montane. Il testo propone principi generali per la rigenerazione e il ripopolamento di questi territori, puntando sul recupero del patrimonio edilizio esistente e sulla rifunzionalizzazione degli edifici già costruiti, in particolare nelle campagne e nei piccoli centri. L’obiettivo dichiarato è rafforzare i servizi di cittadinanza e promuovere uno sviluppo locale sostenibile, riducendo al tempo stesso la pressione edificatoria su superfici agricole e spazi aperti.
Va chiarito però che il ddl CNEL sulle aree interne è una proposta di iniziativa “parlamentare sociale”: il Parlamento potrà riprenderlo, modificarlo, integrarlo. Molte scelte operative (soglie, criteri di calcolo dell’eventuale nuovo consumo di suolo, strumenti economici, coordinamento con i fondi già esistenti come il Fondo nazionale per il contrasto al consumo di suolo) dovranno essere definite nel percorso legislativo. Per chi gestisce un’azienda agricola, la fase attuale serve a capire il quadro di principio che potrebbe guidare piani urbanistici, autorizzazioni per impianti e infrastrutture e l’uso dei terreni in zona agricola nei prossimi anni.
Tutela del suolo agricolo nel quadro CNEL
Nell’impostazione del disegno di legge CNEL il territorio rurale e il suolo coltivato entrano come elementi chiave per mantenere popolazione e attività economiche nelle aree interne. Questo si traduce in una gerarchia tra opzioni di intervento: prima il recupero e l’adeguamento dell’esistente, solo in ultima istanza nuova occupazione di suolo, soprattutto se oggi coltivato. La logica è coerente con altre politiche recenti su agricoltura e territorio, comprese le norme su agrivoltaico e rinnovabili in zona agricola, dove si cerca di evitare sottrazione netta di superficie produttiva.
Un punto rilevante per il settore è il richiamo, nel dibattito su aree interne e consumo di suolo, al recupero dei terreni agricoli abbandonati o inutilizzati. In coerenza con il Fondo nazionale per il contrasto al consumo di suolo, questi suoli dovrebbero essere riportati in coltivazione o impiegati in progetti coerenti con lo sviluppo locale, prima di aprire nuovo consumo di suolo agricolo. Se in un territorio esiste molto abbandono, gli strumenti di pianificazione dovranno dimostrare perché si autorizzano nuove edificazioni su terreno attivo invece di lavorare sulla rimessa in produzione, anche tramite strumenti fiscali e progetti collettivi, da coordinare con altre misure come quelle su fisco agricolo e Dlgs 192/2024.
Aree interne e rigenerazione territoriale
Una caratteristica del disegno di legge CNEL è il collegamento stretto tra rigenerazione delle aree interne, contrasto allo spopolamento e rafforzamento dei servizi essenziali. La tutela delle superfici agricole rientra in questa impostazione come condizione per mantenere attività economiche, paesaggio e presidio del territorio, ma il provvedimento ha un perimetro più ampio che include sanità, scuola, mobilità e sviluppo locale. In questa cornice la rigenerazione non è pensata solo come recupero edilizio, ma come pacchetto integrato: riuso di edifici, sostegno alle attività economiche locali, miglioramento dei servizi, con il suolo agricolo considerato risorsa limitata da non consumare inutilmente.
In questo quadro, il recupero del patrimonio edilizio rurale dismesso (case coloniche, stalle, fabbricati aziendali) diventa una priorità rispetto alla costruzione ex novo su campi produttivi. Le imprese che operano in aree interne potrebbero trovarsi in un contesto più favorevole a progetti di rigenerazione territoriale legati ad agriturismo, trasformazione in azienda e servizi, in linea con bandi già visti in alcune regioni per agriturismi e fattorie didattiche. Al tempo stesso, sarà più difficile giustificare insediamenti che consumano nuovo suolo se esistono alternative di recupero reali nel raggio territoriale interessato.
La rigenerazione delle aree interne richiede un utilizzo intelligente del patrimonio edilizio esistente, evitando il consumo di suolo agricolo. OmniTrattore.it
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Effetti per imprese agricole e pianificazione
Operativamente, se il Parlamento recepirà i principi del ddl CNEL sulle aree interne e li coordinerà con la normativa specifica sul consumo di suolo e con il Fondo nazionale già attivo, chi coltiva potrà attendersi alcuni effetti chiave. Primo: piani urbanistici e piani di settore dovranno motivare con maggior rigore ogni scelta che comporta consumo di suolo agricolo, specie se di buona qualità agronomica. Secondo: per progetti produttivi e di diversificazione (stoccaggi, trasformazione, agrivoltaico) potrebbe diventare decisivo dimostrare il riuso di volumetrie esistenti o il recupero di superfici abbandonate. In questo contesto torna strategico curare analisi del suolo aggiornate per attestare vocazione e valore agronomico dei terreni da tutelare.
Terzo: la spinta al recupero dei terreni abbandonati può aprire varchi per nuovi investimenti, specie dove esistono già strumenti di sostegno alle filiere o programmi come Coltiva Italia per cereali e colture estensive. Se in un’area vi sono molti suoli incolti, un progetto collettivo di rimessa in produzione potrebbe essere favorito rispetto ad altre destinazioni d’uso. Chi pianifica ampliamenti o nuove attività dovrà quindi tenere conto di una maggiore integrazione tra normativa sul consumo di suolo, politiche energetiche, vincoli paesaggistici e programmazione agricola, monitorando gli sviluppi del ddl sulle aree interne, il percorso parlamentare sul contenimento del consumo di suolo e le future declinazioni regionali nei piani territoriali.
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