Marina Calderone, ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, guida dal 2022 uno dei dicasteri più delicati del governo Meloni. Consulente del lavoro e già presidente dell’Ordine nazionale, affronta in questa intervista occupazione, riforme, salari e politiche per il lavoro.
L’Italia ha raggiunto livelli record di occupazione. Quanto pesano le politiche del Governo su questo risultato e quali riforme hanno inciso di più?
«Siamo stabilmente oltre i 24 milioni di occupati e con una disoccupazione sotto la media europea, al 5,8%; ci sono 1,2 milioni di contratti a tempo indeterminato in più dal 2022 e oltre 450 mila a termine in meno. È il risultato record della strategia del governo Meloni, che pone il lavoro al centro delle politiche, non una mera congiuntura. Siamo passati dalla logica del sussidio a quella dell’accompagnamento al lavoro, dagli investimenti nella formazione delle competenze a scelte che promuovono la stabilità dei contratti e, grazie al decreto Primo Maggio, ora anche a un’ulteriore spinta a riconoscere il salario giusto. Un percorso iniziato con il Supporto per la formazione e il lavoro del 2023, che ha raggiunto 278 mila persone, l’80% delle quali nel Mezzogiorno, fino al superamento di tutti gli obiettivi PNRR del Programma GOL, gestito dal Ministero, che lascia in eredità un nuovo modello per la presa in carico dei disoccupati e oltre un milione di persone formate. Un’azione di sistema che incide su molti indicatori: il numero dei NEET, sceso dal 25,7% del 2015 al 13% attuale; la dispersione scolastica, scesa all’8,2%, anche grazie all’aumento esponenziale degli iscritti alla formazione professionale; gli espatri per lavoro, diminuiti l’anno scorso del 26%. Lo certifica l’OIL: mentre nel mondo la disoccupazione giovanile risale, l’Italia “si colloca in controtendenza” e registra la riduzione dei NEET più ampia dell’Unione Europea».
Demografia e lavoro sono ormai strettamente legati. Come aumentare la partecipazione di donne, giovani e lavoratori maturi e trasformare l’inclusione in una leva di crescita?
«Il 44% delle assunzioni previste è di difficile reperimento e nei due terzi dei casi mancano i candidati. Secondo Istat, l’inverno demografico farà scendere la popolazione in età da lavoro al 55,3% nel 2050, rispetto al 63,4% di gennaio 2025. L’obiettivo diventa quindi aumentare gli occupati, riducendo l’inattività soprattutto delle categorie di persone tradizionalmente più lontane dal mondo del lavoro. Significa donne e giovani, così come chi risiede al Sud. I segnali positivi ci sono già, con il tasso di occupazione del Mezzogiorno che ha superato il 50%, ma continuiamo su questa strada. Lo facciamo attraverso incentivi al lavoro stabile e retribuito con il salario giusto, sostenendo la formazione e l’avvio di imprese e attività professionali attraverso il Piano Integrato Autoimpiego, con 800 milioni di euro stanziati, creando sinergie e una governance condivisa tra Stato e Regioni per l’accompagnamento al lavoro anche di chi è in condizioni di fragilità, come le donne vittime di violenza. Ma anche investendo nella formazione continua, per esempio con il Fondo Nuove Competenze, 1,15 miliardi nella terza edizione, o con il progetto EDO – Educazione Digitale per l’Occupazione».
Intelligenza artificiale e transizione digitale cambieranno profondamente il mercato del lavoro. Come accompagnare questa trasformazione senza lasciare indietro i lavoratori?
«Mettendo l’uomo al centro e la tecnologia al suo servizio. Un principio che abbiamo tradotto nella legge 132/2025, prima cornice nazionale coerente con l’AI Act, e nelle Linee Guida su trasparenza, non discriminazione e supervisione umana nell’adozione dell’IA nel mondo del lavoro. L’Osservatorio sull’IA e il Lavoro presso il Ministero è una cabina di regia di questa azione, supportato nella sua operatività da un portale agentico di nuovissima concezione, il SIO. L’avvio dell’iter di recepimento della direttiva europea sul lavoro tramite piattaforme conferma la direzione: nessuna decisione rilevante può essere presa solo da un algoritmo, il lavoratore ha diritto a una spiegazione e a un riesame umano, i dati sensibili devono essere adeguatamente tutelati. Fondamentale è la formazione delle competenze, che accompagniamo anche sperimentando le potenzialità dell’IA nel pieno rispetto delle norme. Lo abbiamo fatto con la piattaforma SIISL per l’incrocio di domanda e offerta di lavoro e servizi; continuiamo con lo sviluppo di AppLI, il web coach del Ministero basato sull’intelligenza artificiale generativa, che include anche i corsi di grandi aziende tecnologiche grazie a una serie di accordi di collaborazione».
Parlava prima del progetto EDO per la formazione delle competenze digitali. Quali risultati ha prodotto e cosa avete imparato da questo modello di formazione digitale?
«Tra maggio 2025 e giugno 2026, EDO ha certificato 186.151 percorsi completati con successo, con Sicilia e Campania davanti alla Lombardia. Il 59,2% dei partecipanti è composto da donne, oltre 41 mila sono giovani e oltre 54 mila sono over 50; gli utenti attivi a oggi sono 317 mila. L’effetto si legge negli indicatori europei: tra il 2021 e il 2025 la quota di italiani con competenze digitali di base è salita dal 45,6% al 54,3%, terzo incremento dell’Unione. Abbiamo la conferma che la formazione digitale è un’infrastruttura permanente delle politiche attive del lavoro e che l’e-learning aiuta le persone ad attivarsi, diminuendo i divari territoriali. È un’infrastruttura del PNRR che resta e che continueremo a far crescere».
Occupazione e salari: come restituire valore al lavoro e affrontare il problema delle basse retribuzioni, forse uno dei temi più sentiti dagli italiani e più ignorati dalla politica?
«La scelta di inserire il salario giusto nel decreto Primo Maggio ha restituito centralità alla contrattazione collettiva e ha creato gli spazi per riaprire il confronto tra le parti sociali, atteso da anni, utile anche per affrontare il tema dei salari, dei nuovi assetti contrattuali e della rappresentanza. Nel 2025 le retribuzioni contrattuali sono cresciute del 3,1% contro un’inflazione dell’1,6%; il gap dei salari reali rispetto al 2021 è sceso dal 7,5% al 6,1%. I prezzi dell’energia, in passato come oggi, pesano sulla bilancia economica. Lavoriamo per riproporre e consolidare gli interventi di promozione dei rinnovi contrattuali, della produttività, del welfare lavorativo e familiare introdotti nel 2026».
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