Landini e Cgil a Bologna


Non è il patto perfetto e non contiene tutto ciò che la Cgil avrebbe voluto. Ma per il sindacato il nuovo Patto per il lavoro, per il clima e per l’economia sociale dell’Emilia-Romagna rappresenta un punto di partenza importante per affrontare una fase economica che si annuncia tutt’altro che semplice. È attorno all’accordo sottoscritto a fine luglio da Regione, sindacati, imprese e parti sociali che si è sviluppata oggi a Bologna l’assemblea generale della Cgil Emilia-Romagna, allargata alle Camere del lavoro e alle categorie regionali. Un appuntamento che ha visto insieme il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, il presidente della Regione Michele de Pascale e il segretario regionale del sindacato Massimo Bussandri. Un Patto regionale che, nelle intenzioni dei protagonisti, vuole andare oltre i confini dell’Emilia-Romagna e rilanciare alcune questioni nazionali: dalla qualità del lavoro alla politica industriale, dalla sanità alla transizione ecologica, fino alla pace.

Bussandri: “Non c’è tutto quello che chiedevamo, ma c’è tanto”

A mettere in chiaro la posizione della Cgil regionale è Bussandri. In un accordo che tiene insieme decine di soggetti con interessi e sensibilità differenti, spiega il sindacato, il compromesso era inevitabile. Il giudizio complessivo, però, è positivo. Due sono soprattutto i principi rivendicati dalla Cgil: salvaguardare i posti di lavoro nelle crisi aziendali e alzare la qualità dell’occupazione. L’idea è che, davanti a una crisi, debbano essere messe in campo tutte le soluzioni possibili prima di arrivare alla perdita dei posti di lavoro. I licenziamenti devono quindi rappresentare l’ultima strada, soprattutto in una fase nella quale transizione digitale e intelligenza artificiale rischiano di modificare profondamente il tessuto produttivo regionale. Allo stesso tempo, per la Cgil, il sistema produttivo emiliano-romagnolo non può essere costruito su precarietà e insicurezza. Un principio che il Patto prova a estendere anche a uno dei settori considerati più problematici: quello degli appalti. Dopo il lavoro fatto sul pubblico, l’accordo apre infatti un confronto specifico sugli appalti privati.

Stop all’autonomia differenziata: “Un grande risultato”

C’è poi un punto che Bussandri considera particolarmente significativo: l’uscita di scena dell’autonomia differenziata dagli obiettivi dell’intesa. “In questo Patto escludiamo definitivamente il tema dell’autonomia differenziata in salsa emiliano-romagnola”, ha spiegato il segretario regionale della Cgil. Un tema che “non ha più cittadinanza tra gli obiettivi del Patto”. Per Bussandri è “un grande risultato”, perché segna il superamento di un’impostazione presente nelle precedenti esperienze e sancisce “un’assunzione di responsabilità collettiva di istituzioni, sindacati e parti sociali intorno a un’idea di sviluppo ben precisa”, basata sulla coesione sociale anziché sulla deregulation. Una posizione che porta la Cgil a guardare con forte scetticismo anche al cosiddetto Patto del Nord. Per Bussandri il Paese non ha bisogno di un’intesa tra le Regioni settentrionali costruita attorno all’autonomia, ma di una vera politica industriale nazionale.

Landini: “Il Patto ha un valore per tutto il Paese”

Anche Maurizio Landini attribuisce all’accordo emiliano-romagnolo una portata che supera i confini regionali. Per il segretario generale della Cgil, il valore dell’intesa sta nell’affermare che crescita e sviluppo hanno senso soltanto quando producono lavoro di qualità, salari dignitosi, sicurezza e diritti, mettendo al centro la persona e la giustizia sociale. Il punto, secondo Landini, è costruire un modello economico nel quale la crescita non sia misurata soltanto in termini di profitto, ma attraverso le sue ricadute concrete sulla vita delle persone. Ed è proprio partendo dal Patto emiliano-romagnolo che il leader sindacale allarga il ragionamento alle scelte del governo.

Landini contro il governo: “La gente sta peggio di cinque anni fa”

Sul bilancio dell’esecutivo Meloni il giudizio del segretario Cgil è netto. “I governi non si giudicano solo per quanto durano, si giudicano per quello che fanno”, afferma Landini. La domanda da porsi, secondo il sindacalista, è semplice: dopo cinque anni “la gente sta meglio o sta peggio?”. E la sua risposta è negativa. Landini indica l’emergenza salariale, l’inflazione, la precarietà, i giovani che lasciano l’Italia, le difficoltà del servizio sanitario e l’aumento delle disuguaglianze. “Nel Paese, secondo me, c’è ben poco da festeggiare”, sostiene. Una valutazione alla quale de Pascale aggiunge però una considerazione politica: la capacità della maggioranza di restare unita per l’intera legislatura rappresenta una lezione anche per il centrosinistra. “Quando gli italiani votano, avrebbero il diritto di avere un governo che dura cinque anni e, al termine di questo mandato, di poter valutare i risultati”, osserva il presidente della Regione. Secondo de Pascale, il centrosinistra dovrebbe imparare dalla capacità del centrodestra di mantenere coesa la propria maggioranza, dopo le esperienze progressiste spesso interrotte da “fratture al nostro interno”.

Ilva, Landini: “Rischiamo migliaia di licenziamenti”

Il tema del Patto porta direttamente alle crisi industriali. E Landini indica nell’Ilva uno dei banchi di prova più importanti. “Se si decide che nel nostro Paese non si può più produrre acciaio, neanche facendo gli investimenti per decarbonizzare e per produrlo con qualità, vuol dire migliaia di licenziamenti e un arretramento complessivo della nostra situazione”, avverte. Il rischio, secondo il segretario della Cgil, è smettere di produrre acciaio in Italia per continuare comunque a utilizzarlo, importandolo dall’estero. Da qui la richiesta di un intervento diretto dello Stato. “Il governo cosa fa? Sta a guardare o, come chiediamo noi, è parte attiva?”. Landini chiede che lo Stato possa anche “prendere quote dentro le aziende” e vincolare gli investimenti alle strategie industriali.

Dalla sanità alla pace: de Pascale, “Da soli non ci salviamo”

Il Patto diventa per de Pascale anche uno strumento per chiedere al governo nazionale di intervenire su questioni che una Regione, da sola, non può risolvere. È il caso innanzitutto della sanità pubblica. Il presidente dell’Emilia-Romagna ha chiesto al governo almeno cinque miliardi di euro in più per il Servizio sanitario nazionale nel prossimo anno, sostenendo che il sistema non possa essere salvato attraverso il solo intervento delle singole Regioni. Ma dal palco dell’assemblea Cgil de Pascale ha legato il futuro economico e sociale dell’Emilia-Romagna anche a un tema apparentemente più lontano: la pace. “Senza un cambio radicale di politica estera e di visione internazionale in termini di promozione della pace, i nostri patti e i nostri piani rischiano di essere libri delle buone intenzioni”, ha detto. Per una Regione fortemente legata all’export, guerre, aumento dei costi energetici e chiusura dei mercati possono infatti cancellare rapidamente gli effetti delle politiche programmate sul territorio. “È uno dei pochi casi della storia dove la pace è la scelta migliore sia da un punto di vista etico che da un punto di vista economico”, ha concluso de Pascale.

Landini: “Siamo dentro un’economia di guerra”

Sulla stessa linea Landini, che parla apertamente di “economia di guerra” e di una situazione nella quale “la guerra è tornata a sostituire la politica”.

Il segretario della Cgil attacca in particolare l’aumento delle spese militari: “Penso che sia una follia pura in un Paese che ha bisogno, come il pane, di investire per la sanità, per la scuola, per il lavoro”.

Per Landini, “la sicurezza non la fai armandoti, perché prima o poi le armi le usi”. Italia ed Europa dovrebbero invece recuperare un ruolo autonomo nella costruzione di una soluzione politica ai conflitti: “Senza pace non ci sono diritti, lavoro e sicurezza”.

Legge elettorale, de Pascale: “Il ballottaggio è eversivo”

Dall’assemblea Cgil arriva infine un duro affondo sul dibattito nazionale attorno alla legge elettorale.

De Pascale accusa una parte della maggioranza di leggere “tutte le mattine” i sondaggi e cercare di modificare le regole “per capire come può guadagnare un 1% o un 2%”.

Ma è soprattutto sull’ipotesi del ballottaggio che il presidente dell’Emilia-Romagna alza i toni: “È una proposta eversiva da un punto di vista costituzionale”, sostiene, definendola “fuori completamente dalla galassia di ciò che è costituzionale in Italia”.

Critico anche Landini, secondo cui non è accettabile che “ogni volta che c’è da andare a votare il governo di turno” pensi a modificare la legge elettorale “per vedere come può vincere meglio le elezioni”.

Il problema più profondo, per il segretario della Cgil, resta però la disaffezione: “Metà dei cittadini a votare non ci va più, perché non si sente più rappresentato da nessuno”. La “vera riforma”, conclude, dovrebbe essere applicare “in modo anche radicale e definitivo i valori e i principi della nostra Costituzione”.


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