Forfettario e lavoro dipendente 2027: limite 30.000 euro


Si può avere il regime forfettario e un lavoro dipendente insieme? Sì, ma nel 2027 le regole si stringono. Per legge il reddito da lavoro dipendente o pensione dell’anno precedente non deve superare 30.000 euro: il tetto a 35.000 euro valeva solo per il 2025 e il 2026 e, salvo una nuova proroga in manovra, decade. La verifica si fa sui redditi del 2026. Chi ha una RAL superiore a circa 33.000 euro rischia così di uscire dal forfettario dal 1° gennaio, con una perdita stimata di 2.700 euro l’anno su 15.000 euro di compensi extra. Fa eccezione chi ha chiuso il rapporto di lavoro.

Se stai valutando di aprire, ti sono utili anche la guida al regime forfettario al 5% e al 15% e quella su come aprire una ditta individuale.

contributi inps per forfettario 2027

Forfettario e lavoro dipendente: la regola dei 30.000 euro nel 2027

Il limite si misura sul reddito dell’anno prima, non su quello in corso. Per essere forfettario nel 2027 conta quanto hai guadagnato come dipendente o pensionato nel 2026.

Il limite per chi è anche dipendente o pensionato
Anno di applicazione del forfettario Anno in cui si verifica il reddito Limite reddito da lavoro dipendente o pensione
2025 2024 35.000 € (legge di bilancio 2025)
2026 2025 35.000 € (proroga della legge 199/2025)
2027 2026 30.000 €, salvo nuova proroga

Il punto chiave è il 2027. Il Documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles a metà ottobre 2026 non contiene alcuna misura sul forfettario, e senza una norma il limite torna automaticamente a 30.000 euro. Ne parliamo nella guida sulla legge di bilancio 2027 per lavoratori e partite IVA. Una proroga potrebbe arrivare con un emendamento, ma oggi non c’è.

Quali redditi contano

Conta il reddito imponibile da lavoro dipendente, assimilato e da pensione, non la RAL. Si guarda il dato fiscale della Certificazione Unica, che comprende tredicesima e fringe benefit tassati ma non i contributi a tuo carico. Restano fuori il TFR e gli arretrati a tassazione separata.

Che RAL puoi avere per restare forfettario nel 2027

Con il limite a 30.000 euro, la RAL massima è di circa 33.000 euro. Il dipendente privato versa infatti circa il 9,19% di contributi, che riducono il reddito imponibile rispetto al lordo in busta paga.

Stima con contributi a carico del dipendente al 9,19%, senza premi o fringe benefit
RAL 2026 (lordo annuo) Reddito imponibile stimato Forfettario nel 2027 con limite a 30.000 € Con un’eventuale proroga a 35.000 €
30.000 € 27.243 € Sì Sì
32.000 € 29.059 € Sì Sì
33.000 € 29.967 € Sì, al limite Sì
34.000 € 30.875 € No Sì
36.000 € 32.692 € No Sì
38.000 € 34.508 € No Sì, al limite
40.000 € 36.324 € No No

La fascia più esposta è quella tra 34.000 e 38.000 euro di RAL: nel 2026 era dentro il regime, nel 2027 rischia di esserne fuori. Prima di decidere, controlla il dato reale nella busta paga di dicembre, che contiene il conguaglio di fine anno: lo spieghiamo nella guida sulla busta paga di dicembre 2026.

Quanto perdi se esci dal forfettario

Uscire dal forfettario costa da 1.800 a oltre 5.000 euro l’anno, secondo i compensi. Nel regime ordinario i compensi si sommano allo stipendio e vengono tassati all’aliquota marginale, almeno il 33%, più le addizionali.

Professionista dipendente: netto sull’attività extra, dopo costi (10%), contributi al 24% e imposte
Stipendio 2026 Compensi da partita IVA Netto con forfettario Netto in regime ordinario Quanto perdi uscendo
32.000 € 10.000 € 6.239 € 4.412 € 1.827 €
32.000 € 15.000 € 9.358 € 6.618 € 2.740 €
32.000 € 25.000 € 15.597 € 11.030 € 4.568 €
40.000 € 15.000 € 9.358 € 6.592 € 2.766 €
40.000 € 25.000 € 15.597 € 10.320 € 5.278 €

Ipotesi: professionista senza cassa con coefficiente 78%, imposta sostitutiva al 15%, Gestione Separata al 24%, costi reali al 10%, IRPEF con gli scaglioni in vigore e addizionali al 2,5%, senza detrazioni.

Il conto cresce con i compensi perché nel regime ordinario ogni euro extra si somma a uno stipendio che è già nello scaglione del 33%. Superati i 50.000 euro complessivi, la tassazione marginale sale al 43%. Il forfettario, per chi ha un secondo lavoro, funziona come un binario separato: tiene i guadagni extra lontani dalla progressività dell’IRPEF.

L’eccezione: il rapporto di lavoro cessato

Se il rapporto di lavoro dipendente è finito nel 2026, il limite dei 30.000 euro non si applica nel 2027. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la circolare 10/E del 2016: conta che il rapporto sia cessato entro il 31 dicembre dell’anno precedente.

Attenzione però: se nel 2027 trovi un nuovo impiego, il limite si riproporrà per il 2028. Inoltre l’eccezione non vale per i pensionati, perché la pensione non “cessa”.

Le altre cause di esclusione per chi è dipendente

Non basta restare sotto la soglia di reddito. Esistono altre condizioni che bloccano il forfettario a chi ha, o ha avuto, un rapporto di lavoro.

Situazione Puoi essere forfettario? Riferimento
Dipendente con reddito 2026 entro 30.000 € Sì nel 2027 Art. 1, c. 57, lett. d-ter, L. 190/2014
Dipendente con reddito 2026 tra 30.001 e 35.000 € No nel 2027, salvo proroga Stessa norma, limite ordinario
Rapporto di lavoro cessato nel 2026 Sì, qualunque fosse lo stipendio Circolare 10/E/2016
Fatturi soprattutto al tuo datore di lavoro attuale o degli ultimi due anni No Art. 1, c. 57, lett. d-bis
Pensionato con pensione oltre 30.000 € No nel 2027 La pensione conta come lavoro dipendente
Praticante che fattura allo studio dove ha fatto pratica Sì Eccezione prevista dalla norma

Il divieto di fatturare al datore di lavoro

La regola nasce per evitare la trasformazione di dipendenti in finte partite IVA. Se la maggior parte dei tuoi ricavi arriva dal datore di lavoro attuale o da quello dei due anni precedenti, o da soggetti a lui collegati, sei fuori dal regime. È l’esempio classico del dipendente licenziato e riassunto il giorno dopo come consulente.

Dipendente pubblico e dipendente privato: le regole diverse

Il dipendente pubblico full time, in genere, non può aprire partita IVA; il privato sì, salvo il dovere di fedeltà. Le differenze sono nette.

Dipendente pubblico

L’articolo 53 del D.Lgs. 165/2001 vieta ai pubblici dipendenti a tempo pieno le attività professionali e commerciali, salvo le eccezioni autorizzate. Chi è in part-time fino al 50% può invece svolgere un’attività autonoma, purché non in conflitto con l’amministrazione. Chi sta pensando a un posto pubblico trova un quadro completo nelle 100 FAQ sui concorsi pubblici.

Dipendente privato

Nel privato la partita IVA è libera, ma l’articolo 2105 del codice civile impone l’obbligo di fedeltà: niente concorrenza al datore di lavoro e niente uso di informazioni riservate. Molti contratti contengono anche clausole di esclusiva. Prima di aprire, leggi il tuo contratto: pacta sunt servanda, i patti vanno rispettati.

Contributi: cosa versa chi è già dipendente

Chi è già assicurato come dipendente paga contributi ridotti o, in alcuni casi, nessun contributo fisso. Molto dipende dal tipo di attività.

Tipo di attività Contributi se sei anche dipendente
Professionista senza cassa Gestione Separata con aliquota ridotta al 24%, sul reddito effettivo
Professionista con cassa (ordini) Contributi alla propria cassa, con regole e minimi propri
Artigiano o commerciante, dipendente full time Di norma niente gestione IVS: prevale il lavoro dipendente
Artigiano o commerciante, part-time fino a 20 ore L’INPS presume prevalente l’attività autonoma: iscrizione e contributi fissi

Per un professionista dipendente l’aliquota ridotta al 24% significa circa 2.800 euro di contributi su 15.000 euro di compensi. Gli importi completi per tutte le gestioni sono nella nostra guida al rapporto tra forfettario, previdenza e deducibilità.

Cosa fare entro fine 2026

Ottobre e novembre sono i mesi giusti per decidere il regime del 2027. Ecco una sequenza pratica:

  • stima il reddito da lavoro dipendente 2026 sommando le buste paga e la tredicesima, che puoi calcolare con la nostra guida alla tredicesima 2026;
  • se sei tra 30.000 e 35.000 euro, segui la manovra fino all’approvazione finale di fine dicembre;
  • se esci, prepara fatture con IVA e ritenuta d’acconto dal 1° gennaio 2027;
  • se stai per lasciare il lavoro, valuta con attenzione la data: la cessazione entro il 31 dicembre 2026 salva il forfettario 2027.

Domande frequenti

Posso essere dipendente e forfettario nel 2027?

Sì, se nel 2026 il reddito da lavoro dipendente non supera 30.000 euro. Il limite vale salvo proroga della soglia a 35.000 euro. Non conta se il rapporto di lavoro è cessato entro il 31 dicembre 2026.

Il limite dei 30.000 euro si calcola sulla RAL?

No, si calcola sul reddito imponibile della Certificazione Unica. Al netto dei contributi a carico del dipendente, una RAL di circa 33.000 euro corrisponde a un imponibile intorno ai 30.000 euro.

Se supero il limite devo chiudere la partita IVA?

No, la partita IVA resta aperta ma passi al regime ordinario. Dal 1° gennaio applichi l’IVA e tieni la contabilità semplificata. Se l’anno dopo torni sotto la soglia, puoi rientrare nel forfettario.

I pensionati possono avere il forfettario?

Sì, se la pensione dell’anno precedente non supera 30.000 euro nel 2027. La pensione è equiparata al reddito da lavoro dipendente. Per i pensionati l’eccezione del rapporto cessato non si applica.

Posso fatturare al mio ex datore di lavoro?

Sì, ma non deve essere il tuo cliente principale nei due anni successivi. Se la maggior parte dei ricavi arriva dall’ex datore di lavoro, scatta l’esclusione. Fanno eccezione i praticanti che proseguono presso lo studio di pratica.

Un dipendente part-time deve pagare i contributi da commerciante?

Dipende dalle ore: fino a 20 ore settimanali l’INPS presume prevalente l’attività autonoma. In quel caso scattano iscrizione e contributi fissi. Con un full time, di norma, prevale il lavoro dipendente.

Fonti e avvertenze

Le regole derivano dall’articolo 1, comma 57, della legge 190/2014, dalle leggi di bilancio 2025 e 2026 e dalla circolare 10/E del 2016 dell’Agenzia delle Entrate. Per i contributi il riferimento è l’INPS. La situazione 2027 è aggiornata al Documento programmatico di bilancio di ottobre 2026 e può cambiare con il testo finale della manovra. I calcoli sono stime editoriali con ipotesi dichiarate e non sostituiscono il parere di un professionista,




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