Sibeg Coca-Cola Sicilia si oppone all’ipotesi di un nuovo rinvio di soli sei mesi della Sugar Tax e chiede al Governo di cancellare l’imposta oppure di posticiparla di almeno un anno. La presa di posizione arriva da Catania, dove l’amministratore delegato Luca Busi contesta l’incertezza che accompagna da anni il tributo sulle bevande edulcorate.
La Sugar Tax, introdotta dalla legge di bilancio 2020 ma mai diventata operativa, dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2027. L’ipotesi di un ulteriore rinvio semestrale sposterebbe l’applicazione al 1° luglio 2027, ma la nuova proroga non risulta ancora approvata.
Busi giudica insufficiente questa soluzione e avverte che, senza una risposta diversa, l’azienda è pronta a partecipare a iniziative di protesta.
Sugar Tax, perché Sibeg rifiuta un rinvio di sei mesi
Il nodo sollevato dall’amministratore delegato riguarda la possibilità di programmare investimenti e attività industriali con scadenze fiscali che cambiano ripetutamente.
«Basta prendere in giro le imprese italiane. Non si può continuare a governare l’economia industriale a colpi di rinvii, scaricando su chi produce, investe e crea occupazione il peso dell’incapacità di assumere decisioni definitive. Se il Governo pensa di risolvere la questione della Sugar Tax con l’ennesima proroga di appena sei mesi, si sbaglia».
È la posizione espressa da Luca Busi, amministratore delegato di Sibeg Coca-Cola Sicilia, davanti alla possibilità che l’imposta venga nuovamente posticipata.
La questione non riguarda soltanto il momento in cui scatterebbe il tributo. Per Sibeg, la successione delle proroghe rende più difficile decidere come destinare le risorse aziendali nei prossimi anni.
Il riferimento è agli investimenti negli stabilimenti, all’acquisto di tecnologie, alle assunzioni e ai programmi di innovazione.
Busi sostiene che le imprese abbiano bisogno di conoscere con sufficiente anticipo le condizioni fiscali nelle quali dovranno operare.
Quando entra in vigore la Sugar Tax e cosa prevede la legge
La disciplina della Sugar Tax è stata introdotta dall’articolo 1 della legge 160 del 2019.
L’imposta riguarda determinate bevande analcoliche con aggiunta di edulcoranti, secondo le caratteristiche e le soglie previste dalla normativa.
Non si limita quindi alle bevande contenenti zucchero tradizionale: la definizione legislativa comprende anche sostanze di origine naturale o sintetica utilizzate per conferire sapore dolce.
La legge individua categorie merceologiche precise. Non tutte le bevande vendute nei supermercati sono automaticamente soggette all’imposta.
L’entrata in vigore è stata rinviata più volte. L’ultimo differimento, disposto dalla legge di bilancio 2026, ha fissato la decorrenza al 1° gennaio 2027, come conferma la documentazione parlamentare del Senato.
Ora si discute di un ulteriore slittamento di sei mesi.
Per Busi, però, un nuovo rinvio non eliminerebbe l’incertezza che pesa sulle decisioni industriali.
Vendite in calo del 16% e oltre 5mila posti di lavoro a rischio: le stime Assobibe
A sostegno delle preoccupazioni del settore, Sibeg richiama le valutazioni economiche diffuse da Assobibe-Confindustria.
Secondo l’associazione dei produttori di bevande analcoliche, l’applicazione della Sugar Tax potrebbe determinare una contrazione delle vendite del 16% nel biennio successivo alla sua entrata in vigore.
La stessa analisi prospetta oltre 5mila posti di lavoro a rischio lungo la filiera.
Le cifre sono riportate anche nel comunicato ufficiale di Assobibe del 23 settembre 2026, che richiama elaborazioni di Nomisma.
Si tratta di stime sugli effetti possibili della tassa, non di perdite occupazionali già avvenute.
Il dato interessa una filiera che comprende la produzione delle bevande e le attività economiche collegate.
Busi richiama proprio queste ricadute per sostenere che il confronto sull’imposta non debba limitarsi alle entrate fiscali attese.
Secondo il manager, il rischio riguarda anche le scelte di investimento delle aziende che operano in Italia.
Prezzi delle bevande, la previsione di Busi su un possibile aumento del 25%
La posizione di Sibeg riguarda anche le conseguenze che l’imposta potrebbe avere sui consumatori.
Busi sostiene che, in caso di applicazione della Sugar Tax, il prezzo al dettaglio dei prodotti interessati potrebbe aumentare fino al 25% dal 1° luglio 2027, nell’ipotesi di una proroga semestrale.
La percentuale rappresenta una previsione espressa dall’amministratore delegato, non un aumento generalizzato già deciso dai produttori o imposto direttamente dalla legge.
Il manager collega questo rischio alle difficoltà economiche delle famiglie, già alle prese con il costo della vita e dei carburanti.
La sua critica riguarda la possibilità che un nuovo tributo sui consumi si traduca in ulteriori aumenti dei prezzi.
L’effetto effettivo sugli scaffali dipenderebbe tuttavia dalle decisioni commerciali delle imprese e dalle caratteristiche dei prodotti soggetti all’imposta.
La preoccupazione di Sibeg è che una parte del maggiore costo fiscale venga trasferita ai consumatori.
Investimenti industriali, Busi denuncia il costo dell’incertezza
Per l’amministratore delegato di Sibeg, il problema più ampio è la difficoltà di costruire programmi industriali mentre resta aperta la questione della tassa.
«Le imprese non possono programmare investimenti, assunzioni e innovazione con un orizzonte di sei mesi. Non si può decidere come sviluppare uno stabilimento o quali tecnologie acquistare sperando in un’altra proroga. L’incertezza ha un costo. E lo stanno già pagando le imprese italiane».
Il ragionamento riguarda la durata delle decisioni aziendali.
L’acquisto di nuovi macchinari, l’introduzione di tecnologie e l’organizzazione della produzione richiedono programmi che normalmente si sviluppano oltre un semestre.
Secondo Busi, una proroga limitata a sei mesi non offrirebbe alle aziende il tempo necessario per definire questi interventi.
La richiesta di una decisione definitiva nasce quindi dalla volontà di conoscere con maggiore anticipo il quadro fiscale nel quale operare.
Anche Assobibe ha chiesto pubblicamente l’abrogazione dell’imposta, collegando le proroghe ripetute al rallentamento delle decisioni di investimento del settore.
Sicilia, perché Sibeg richiama le difficoltà dell’industria nel Mezzogiorno
Nella posizione espressa da Catania emerge anche la situazione delle imprese industriali del Sud.
Busi richiama le difficoltà infrastrutturali, i costi sostenuti dalle aziende e la concorrenza internazionale.
Secondo l’amministratore delegato, questi fattori rendono ancora più delicata la prospettiva di nuovi oneri fiscali.
Sibeg dichiara di continuare a investire in Sicilia in tecnologia, innovazione, sostenibilità e occupazione.
Il manager sostiene però che le imprese del Mezzogiorno abbiano bisogno di condizioni più prevedibili per programmare le attività.
La posizione dell’azienda collega quindi il dibattito nazionale sulla Sugar Tax alle prospettive industriali della Sicilia.
Il punto sollevato non riguarda un investimento specifico cancellato o sospeso, ma il rischio che l’incertezza normativa condizioni le scelte future.
Cancellazione o proroga di dodici mesi: le richieste di Sibeg
La richiesta rivolta al Governo è articolata su due possibilità.
La prima è cancellare definitivamente la Sugar Tax.
La seconda, indicata come soluzione immediata alternativa, è rinviare l’entrata in vigore di almeno dodici mesi, anziché sei.
| Possibile decisione | Posizione espressa da Sibeg |
|---|---|
| Cancellazione della Sugar Tax | Soluzione richiesta in via prioritaria |
| Proroga di almeno 12 mesi | Alternativa considerata accettabile nell’immediato |
| Proroga di soli 6 mesi | Soluzione giudicata insufficiente |
Nota editoriale: la tabella confronta le richieste dell’azienda. Non descrive provvedimenti già approvati dal Governo.
Busi afferma che il settore ha già cercato il confronto con le istituzioni e con i rappresentanti politici, anche attraverso le associazioni di categoria.
La possibilità di una mobilitazione viene indicata come passo successivo qualora le richieste restassero senza risposta.
«Chiediamo al Governo di cancellare definitivamente la Sugar Tax o, nell’immediato, di garantire almeno dodici mesi di proroga. Sei mesi non bastano e non risolvono nulla. Abbiamo cercato il confronto in tutte le sedi istituzionali, attraverso le associazioni di categoria e con i rappresentanti della politica. Abbiamo portato dati, analisi e proposte. Se il Governo continuerà a non ascoltarci, saremo pronti a scendere in piazza e a manifestare – conclude Busi – questa non è solo una battaglia del settore delle bevande: riguarda la credibilità delle politiche industriali del Paese e il rispetto verso chi contribuisce concretamente alla sua economia».
La decisione sul possibile rinvio resta dunque il prossimo elemento da seguire, mentre l’attuale scadenza legislativa rimane fissata al 1° gennaio 2027.
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