Un’assistente personale di Jeffrey Epstein, Sarah Kellen, ha testimoniato di essere stata pesantemente violentata dal finanziere. Il magnate sarebbe riuscito ad abusare di lei anche tramite Skype, mentre lui si trovava nel carcere di Palm Beach (Palm Beach County Stockade) nel 2008 per istigazione alla prostituzione minorile.
Secondo la sua deposizione, Epstein le avrebbe ordinato in diretta video di spogliarsi davanti alla telecamera mentre si trovava in una stanza della struttura penitenziaria dalle pareti bianche. Ciò lascia intendere che il magnate godesse di un trattamento di favore all’interno del carcere.
Considerata per anni il suo “luogotenente” e potenziale complice, la donna ha fornito una drammatica e dettagliata testimonianza davanti alla Commissione di Vigilanza della Camera degli Stati Uniti, House Oversight Committee, negando di essere stata una complice e dichiarandosi a sua volta una vittima, intrappolata nel mondo malato del finanziere per più di vent’anni.
“Mi ha adescata, abusata sessualmente e psicologicamente, mi ha controllata, manipolata, dominata fino a non riuscire più a distinguere quali pensieri fossero miei e quali suoi. Era come vivere con un visore di realtà virtuale perennemente in testa ”, ha dichiarato la donna.
Kellen ha rivelato anche di essere stata cresciuta secondo il credo dei Testimoni di Geova, con l’idea che la donna debba sottomettersi all’uomo e di essere stata ingannata da Epstein che le aveva promesso un lavoro prestigioso come modella di intimo.
La donna racconta di essersi infatti presentata ad un provino in biancheria intima per un casting di Victoria’ s Secret e di aver iniziato poi a lavorare, senza essere pagata, come assistente per Epstein e Ghislaine Maxwell, definita da Sarah Kellen cattiva e sprezzante. Nonostante questa immagine, la testimone, oggi 46enne, ricorda di aver visto Ghislaine piangere spesso in quanto anche lei spaventata dal magnate.
Kellen ha affermato inoltre che il finanziere ha iniziato a pagarle lo stipendio (circa 25.000 dollari l’anno), solo dopo essersi assicurato che si sarebbe sottomessa ai suoi abusi. “Ho capito la matematica esatta. Venivo pagata, in parte, per essere violentata”. Lavoravo senza sosta, reperibile 24 ore su 24, sette giorni su sette, mesi interi senza un solo giorno libero per riposare”. Queste le sue parole.
Ha descritto anche un’aggressione particolarmente violenta avvenuta nella palestra della villa di Palm Beach, dove Epstein avrebbe alzato la musica al massimo per non far sentire le urla, prima di strangolarla e violentarla.
Ha riferito che l’uomo si comportava con lei come un dittatore, non lasciandole alcuna autonomia.
Il magnate controllava ogni aspetto della sua vita perfino il colore e la lunghezza dei capelli.
Ghislaine Maxwell la definiva la loro “schiava e sottomessa”.
A causa degli abusi, la donna, soffre ora di un disturbo da stress post- traumatico. Per anni non è stata in grado di identificare le proprie emozioni, distinguere la sua realtà da quella imposta dal suo aguzzino.
Così come non è stata in grado di prendere decisioni in autonomia o affermare la propria personalità nei momenti in cui era necessario.
Sarah Kellen ha fatto i nomi di tre potenti uomini che avrebbero abusato di lei all’inizio degli anni 2000 dopo averli conosciuti tramite Epstein o Ghislaine Maxwell. Si tratterebbe di:
Philip Levine, ex sindaco di Miami Beach ed ex candidato governatore della Florida per il Partito Democratico. Frédéric Fekkai, famoso hair stylist francese e Patrick Demarchelier, fotografo di moda francese, deceduto nel 2022.
Il presidente della Commissione di Vigilanza della Camera, James Comer, ha definito la testimonianza della donna come “l’intervista più sostanziale e produttiva che la commissione abbia mai avuto” nel corso dell’indagine sul caso Epstein.
Comer ha inviato anche una lettera ufficiale al Dipartimento di Giustizia (DOJ) esortando i procuratori federali ad avviare un’indagine penale immediata sui nomi dei presunti abusatori. Ha chiesto inoltre al DOJ di utilizzare ogni strumento legale, inclusa la concessione dell’immunità ad altri testimoni chiave, pur di far crollare la rete di protezione rimasta.
Si apre quindi un nuovo capitolo nella storia infinita della vicenda Epstein. E sicuramente non l’ultimo.
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Cinzia Rolli
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