Roberto Vannacci riaccende lo scontro politico sul femminicidio e finisce al centro di una nuova bufera. Durante la seconda giornata dell’assemblea costituente di Futuro Nazionale, all’Auditorium della Conciliazione di Roma, l’ex generale ha contestato apertamente la necessità di una fattispecie specifica per l’uccisione di una donna in quanto donna, sostenendo che “il femminicidio non esiste” e che si tratterebbe di “un omicidio come tutti gli altri”.
Le parole arrivano nel momento in cui il suo movimento cerca di strutturarsi come nuovo soggetto politico alla destra della destra di governo. E proprio per questo il caso non resta confinato al piano giudiziario o culturale, ma diventa immediatamente politico.
La frase che scatena la polemica
Vannacci ha presentato la sua posizione come una difesa della parità davanti alla legge. Secondo il leader di Futuro Nazionale, uomini e donne devono essere soggetti alle stesse regole e un reato non dovrebbe essere considerato più o meno grave in base al sesso di chi lo commette o di chi lo subisce.
…#Vannacci da applausi a scena aperta: “Il reato di #Femminicidio non dovrebbe esistere, perché non ci sono quote rosa tra fabbri e muratori?” 👏👏👏 #futuronazionale #remigrazione #fn pic.twitter.com/GUz3yUSf5i
— AlexDeSantiis83 (@AlexDeSantiis) June 14, 2026
Da qui la frase che ha acceso la polemica: “Il femminicidio non esiste”. Una posizione ribadita anche davanti ai cronisti, con l’idea che la morte di una donna non possa avere un trattamento penale diverso da quella di un uomo. Per Vannacci, insomma, parlare di femminicidio significherebbe introdurre una gerarchia tra le vittime.
È proprio questo passaggio, però, a essere contestato dai critici. Perché il punto della norma, spiegano le opposizioni e diverse esponenti politiche anche di area moderata, non è dire che una vita valga più di un’altra. È riconoscere una specifica dinamica di violenza maschile contro le donne, legata a possesso, controllo, odio o disprezzo verso la vittima in quanto donna.
I numeri del 2025 e la nuova legge
Le parole di Vannacci arrivano dopo un anno in cui il tema è rimasto drammaticamente centrale. Nel 2025, secondo i dati del Viminale, in Italia sono state registrate 97 donne vittime di femminicidio.
È dentro questo quadro che va letta anche la legge entrata in vigore a dicembre, che ha introdotto il reato autonomo di femminicidio. La norma non stabilisce che la vita di una donna valga più di quella di un uomo, ma individua una specifica dinamica criminale: l’uccisione di una donna quando il fatto è commesso come atto di odio, discriminazione, prevaricazione, controllo, possesso o dominio, oppure in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo.
È proprio su questo punto che si concentra lo scontro. Per Vannacci la fattispecie sarebbe inutile perché “è un omicidio come tutti gli altri”. Per i suoi critici, invece, la legge serve a nominare e colpire una forma specifica di violenza, quella che nasce dall’idea che la libertà femminile possa essere limitata, punita o cancellata.
Il Pd: “Negazionismo patriarcale”
La reazione più dura arriva dal Partito Democratico. La senatrice Cecilia D’Elia parla di “negazionismo patriarcale” e accusa Vannacci di non vedere l’esistenza della violenza maschile contro le donne e il carattere specifico dei femminicidi.
Per i dem, le parole dell’ex generale non sono solo una provocazione, ma il segnale di una cultura politica che rimuove la radice del problema. La senatrice Valeria Valente insiste sullo stesso punto: chi nega il femminicidio, sostiene, nega la specificità della dinamica della violenza maschile e l’equilibrio di potere che quella violenza rivela.
Il Pd ricorda anche un elemento politico non secondario: il reato di femminicidio è stato approvato all’unanimità in Parlamento. Anche con i voti di pezzi della maggioranza e di parlamentari che oggi si riconoscono nell’area di Vannacci. Per questo, spiegano i dem, la polemica non riguarda solo una frase, ma il tentativo di rimettere in discussione una scelta che il Parlamento aveva già condiviso.
Il M5S attacca Meloni
Dal Movimento Cinque Stelle la polemica si sposta direttamente sul terreno delle alleanze. La domanda rivolta alla premier è semplice e politicamente pesante: Meloni può davvero allearsi con un personaggio così?
Per i Cinque Stelle, l’ascesa di Futuro Nazionale è il frutto delle contraddizioni della destra di governo. Giuseppe Conte ha accusato Vannacci di inserirsi “come un coltello nel burro” nei fallimenti e nelle ambiguità dell’esecutivo Meloni. Il ragionamento del M5S è che la premier, inseguendo per anni parole d’ordine identitarie e muscolari, abbia finito per aprire uno spazio politico ancora più radicale alla sua destra.
Il caso femminicidio diventa così anche un problema per Palazzo Chigi. Non basta dire che Vannacci non fa parte del governo: la questione, per le opposizioni, è se la destra istituzionale intenda normalizzare o respingere una linea politica che nega una delle battaglie civili più sensibili degli ultimi anni.
Critiche anche da Italia Viva, Avs e area moderata
La bufera non resta confinata al Partito Democratico. Anche altre opposizioni attaccano Vannacci. Da Italia Viva, Daniela Sbrollini e Dafne Musolino definiscono le sue parole “gravissime e offensive” verso le donne vittime di violenza e verso le loro famiglie, accusandolo di ignorare una realtà che continua a colpire il Paese.
Duro anche Angelo Bonelli, deputato di Avs, che chiama in causa direttamente Giorgia Meloni e parla di “silenzio colpevole” della presidente del Consiglio. Per Avs, il punto politico è proprio questo: la destra di governo può continuare a ignorare Vannacci mentre un nuovo soggetto politico cerca spazio sullo stesso terreno elettorale?
Le critiche arrivano anche dall’area moderata. Mariastella Gelmini ricorda i nomi di donne uccise, da Giulia Cecchettin a Ilaria Sula, e accusa Vannacci di voltare le spalle alle vittime. Mara Carfagna parla invece di una battaglia di civiltà che non può essere cancellata da una provocazione.
Il disagio nel centrodestra
La reazione più significativa, però, arriva anche da dentro il campo del centrodestra. Giulia Bongiorno, senatrice della Lega e presidente della commissione Giustizia del Senato, respinge la lettura di Vannacci e chiarisce il punto: non si tratta di dire che la morte di una donna valga più della morte di un uomo, ma di riconoscere la gravità della spinta che porta a uccidere una donna per odio, possesso o disprezzo.
La risposta del padre di Ilaria Sula
Nel dibattito entra anche la voce del padre di Ilaria Sula, la giovane uccisa a Roma. La sua risposta sposta la polemica dal terreno politico a quello umano: chiede rispetto per la figlia e per tutte le donne che non ci sono più per mano di un uomo.

Una polemica che va oltre il diritto
E’ evidente che la bufera su Vannacci, alla fine, parla anche alla destra di governo. Se Futuro Nazionale vuole diventare un interlocutore del centrodestra, Meloni e Salvini dovranno decidere se trattarlo come un alleato possibile o come un problema politico. Perché su temi come femminicidio, violenza di genere e diritti delle donne, il silenzio rischia di diventare una posizione.
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Valeria Panzeri
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