4 ZAMPE
C’è un cortile a San Giuseppe Jato dove per anni, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, oltre cento cani hanno vissuto ammassati tra escrementi, malattie e sofferenza, senza che nessuno intervenisse. Un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Palermo ha portato i Carabinieri Forestali del Centro Anticrimine Natura, con il Nucleo CITES e il supporto della Stazione locale, a fare irruzione in un’abitazione trasformata in un lager per animali. Il bilancio, ancora provvisorio, parla di oltre 100 cani meticci sequestrati e di due persone denunciate per maltrattamento e detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura.
Una struttura fatiscente diventata prigione per centinaia di animali
L’operazione non nasce dal caso. Prima del blitz i Carabinieri hanno condotto una serie di sopralluoghi e attività di raccordo con enti e istituzioni, fino ad accertare la reale dimensione dell’orrore: una struttura fatiscente dove i cani venivano tenuti in tre contesti diversi, tutti ugualmente indegni.
Alcuni animali vivevano dentro l’abitazione, altri erano rinchiusi in minuscoli box esterni, altri ancora abbandonati nelle pertinenze della casa. Un dettaglio accomunava ogni angolo di quel luogo: le gravissime carenze igienico-sanitarie, con ambienti colmi di deiezioni e rifiuti di ogni tipo, in condizioni che il comunicato ufficiale definisce senza mezzi termini “assolutamente incompatibili con la natura degli animali e tali da provocare in loro gravi sofferenze”. Non è difficile immaginare cosa significhi, per un cane, passare la vita chiuso in uno spazio simile: è la negazione totale di ogni bisogno fisiologico ed emotivo di un essere senziente, ridotto a oggetto da accumulo.
Malattie, parassiti e cucciolate incontrollate: abbandono totale
Gli accertamenti sanitari condotti sul posto dal personale medico veterinario dell’ASP di Palermo hanno fatto emergere un quadro ancora più allarmante. Sugli animali sono state riscontrate diffuse patologie infettive e parassitarie, conseguenza diretta della totale assenza di cure veterinarie e di qualsiasi profilassi. A pesare come un’aggravante morale, prima ancora che giuridica, è il numero elevatissimo di cuccioli trovati sul posto: la prova che nessuno si è mai preoccupato di sterilizzare gli animali né di separarli per sesso, lasciando che la riproduzione procedesse senza controllo fino a generare quello che il comunicato descrive come un “inevitabile e vorticoso aumento delle presenze”.
Non incuria momentanea, quindi, ma un sistema di abbandono strutturale, protratto nel tempo e mai interrotto.
Cani senza identità: 86 su 93 privi di microchip
Il lavoro di identificazione ha restituito un altro numero che pesa quanto gli altri: su 93 cani identificati, ben 86 erano privi di microchip e sono stati dotati sul posto del previsto sistema identificativo. Per altri 10 esemplari, invece, non è stato nemmeno possibile procedere alle verifiche, perché gli animali si sono rivelati estremamente aggressivi: un comportamento che, difficilmente, nasce da solo, e che più spesso è la conseguenza diretta di mesi o anni vissuti in condizioni di privazione e stress.
Il sequestro e le prime denunce
Al termine del sopralluogo i Carabinieri forestali hanno disposto il sequestro preventivo di tutti i cani rinvenuti, deferendo all’Autorità Giudiziaria le due persone ritenute responsabili in concorso tra loro dei reati di maltrattamento di animali e detenzione in condizioni incompatibili con la loro natura. Grazie al supporto dei volontari della LAV, Lega Anti Vivisezione, i primi 7 esemplari sono stati allontanati subito dalla struttura. Il comunicato ricorda che, allo stato, gli indagati sono soltanto indiziati di reato e che la loro posizione dovrà essere vagliata nelle sedi giudiziarie competenti, nel rispetto della presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva: un principio costituzionale che vale per chiunque, ma che qui suona comunque stridente davanti a un quadro fattuale già di per sé eloquente.
Madri, cuccioli e una femmina gravida verso Carini
Le operazioni non si sono fermate al primo giorno. Nella giornata successiva sono stati trasferiti altri 34 esemplari, tra cui 11 madri con 19 cuccioli, 3 maschi adulti e una femmina gravida. Tutti gli animali sono stati portati al Canile Sanitario di Carini, dove restano in custodia al Sindaco di San Giuseppe Jato in qualità di Autorità sanitaria locale, in attesa delle cure veterinarie necessarie. Nei prossimi giorni è previsto il trasferimento dei restanti esemplari verso le strutture che si renderanno disponibili ad accoglierli.
Verso l’affido definitivo con la Legge Brambilla
Una volta completate le procedure sanitarie, e d’intesa con la Procura della Repubblica, prenderà il via l’iter per l’affido definitivo dei cani alle associazioni animaliste, così come previsto dalla Legge n. 82/2025, nota come Legge Brambilla. Una norma pensata proprio per accelerare il passaggio degli animali sequestrati dalle gabbie del sequestro giudiziario a una vita vera, fuori da strutture di detenzione temporanea che, per quanto necessarie, restano comunque un limbo.
IlModeratore condanna con fermezza ogni forma di maltrattamento e abbandono degli animali, pratiche che non possono trovare alcuna giustificazione, né sociale né economica. Non si tratta di episodi isolati, ma della prova che il controllo del territorio in materia di benessere animale ha ancora ampi margini da colmare, prima che casi come questo vengano intercettati per tempo, e non scoperti soltanto quando il danno è ormai fatto.
Va invece un plauso sincero ai Carabinieri Forestali, al personale medico veterinario dell’ASP di Palermo e ai volontari della LAV, che con il loro lavoro hanno fermato oggi la sofferenza di oltre cento animali e restituito loro una prospettiva concreta che fino a ieri non avevano. È a professionisti e volontari come questi che si deve la differenza tra un’ennesima tragedia silenziosa e una storia che, finalmente, può cambiare verso.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione ilModeratore
Source link


