Da Bruxelles si parla spesso di Africa. Si parla di migrazioni, sicurezza, materie prime, cooperazione allo sviluppo, nuove rotte commerciali e competizione geopolitica.
Molto meno spesso si parla degli italiani che, da decenni, è fuori dai riflettori dei talk shows nazional popolari, lavorano concretamente per costruire relazioni, opportunità e progetti tra l’Europa e il continente africano.
Uno di questi è Giuseppe Razza.
Friulano, ingegnere, ex ufficiale delle Capitanerie di Porto, dirigente internazionale con oltre trent’anni di esperienza nei Balcani, nell’Europa centro-orientale e nelle politiche di cooperazione internazionale, Razza è stato recentemente nominato Direttore per lo Zambia e Advisor per i Balcani Occidentali e l’Ucraina di una delle principali società italiane di ingegneria e progettazione infrastrutturale.
Fa inoltre parte del gruppo di lavoro del Ministero degli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale per la realizzazione dell’IMEC (Indo-Mediterranean Economic Corridor), per collegare Asia ad Europa senza attraversare lo stretto di Hormuz ed il Canale di Suez. Oltre che del gruppo di lavoro ristretto per definire le future strategie del Partito Popolare Europeo (PPE) per l’Africa Sub-Sahariana del Circolo culturale Esperia, think think europeista di ispirazione popolare europea.
Tutti incarichi che guardano al futuro e che raccontano molto bene una delle sfide più importanti per l’Italia e per l’Europa: essere presenti nei processi di sviluppo delle aree strategiche del mondo non soltanto come finanziatori, ma come protagonisti.
Giuseppe Razza, un patriota italiano-europeo
In questi anni ho imparato a diffidare di chi contrappone sistematicamente Italia ed Europa. In quanto i veri patrioti italiani che ho conosciuto nelle istituzioni nazionali, nelle organizzazioni internazionali e nel mondo delle imprese sono sempre anche convinti europeisti.
Perché sanno che l’interesse nazionale non si difende isolandosi, ma partecipando. Razza appartiene a questa categoria.
La sua lunga attività professionale lo ha visto collaborare con la Commissione europea, la Banca Mondiale, la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, le Nazioni Unite e numerosi governi europei e balcanici, contribuendo a programmi di sviluppo, integrazione europea e rafforzamento istituzionale.
Non una carriera costruita nei salotti, ma sul terreno, spesso in aree complesse e post-conflitto.
Dai Balcani all’Africa
Chi segue le dinamiche internazionali sa bene che i Balcani e l’Africa rappresentano oggi due frontiere strategiche per l’Europa.
Nei Balcani si gioca una parte importante della stabilità del continente. In Africa si gioca una parte importante del suo futuro.
L’incarico affidato a donne e uomini come Giuseppe Razza in Zambia si inserisce esattamente in questa prospettiva. Non si tratta soltanto di esportare competenze tecniche italiane, già universalmente riconosciute nel settore delle infrastrutture e dell’ingegneria.
Si tratta di contribuire alla costruzione di partenariati duraturi, capaci di generare sviluppo, crescita economica e opportunità reciproche. È la diplomazia economica nel suo significato più nobile.
Difendere il Sistema Italia
Tra i temi ai quali Razza dedica da tempo il proprio impegno vi è anche il rafforzamento della presenza italiana nelle grandi organizzazioni internazionali e finanziarie.
Da presidente dell’associazione Sustainable Financing, promuove iniziative finalizzate a valorizzare il ruolo internazionale dell’Italia e del Friuli-Venezia Giulia, sostenendo la candidatura di Trieste e Gorizia come sedi di future istituzioni europee dedicate alla pace, alla protezione civile, alla finanza dello sviluppo e alla cooperazione internazionale.
Ed é una visione che non si può che condividere. Perché il Sistema Italia non si difende soltanto celebrando le proprie eccellenze.
Si difende soprattutto creando opportunità per i giovani, rafforzando la presenza italiana nelle organizzazioni internazionali, sostenendo le imprese all’estero e costruendo relazioni di lungo periodo con i partner strategici.
La foresta che cresce
Tra i commenti meno positivi che, assieme a molti incoraggiamenti, ricevo dai miei lettori, vi é quello secondo il quale dedicherei troppo spazio alle buone pratiche. Rivendico questa scelta.
Non perché ignori i problemi. Al contrario, non ho abitudine di metterli sotto il tappeto, e non temo di denunciarli pubblicamente. A volte anche contro corrente.
Ma perché credo invece che raccontare soltanto ciò che non funziona significhi offrire una rappresentazione incompleta della realtà. E bisogna dare voce non soltanto al fragore dell’albero che cade, ma anche alla foresta che cresce.
E Giuseppe Razza è uno di quei professionisti che contribuiscono a far crescere quella foresta di cui mi piace pure dare voce: italiani che lavorano con competenza, discrezione e spirito di servizio per rafforzare il ruolo del nostro Paese nel mondo. Contraddicendo tanti stereotipi negativi sul nostro Paese, alimentati dagli stessi italiani, che chi vive all’estero come me conosce molto bene.
Oggi Razza lo fa guardando all’Africa, ieri ai Balcani, sempre con la stessa convinzione: un’Italia credibile, autorevole e presente sulla scena internazionale è un valore non soltanto per gli italiani, ma anche per l’Europa.
E da Bruxelles, osservatorio privilegiato delle grandi trasformazioni geopolitiche del nostro tempo, mi sembra una lezione che merita di essere ascoltata. E raccontata.
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Alessandro Butticé
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