Andrea Pirlo non sarà il prossimo commissario tecnico della Nazionale italiana. Gli incontri previsti a Roma il 27 luglio tra il suo entourage e la FIGC sono stati annullati, così come le procedure necessarie per liberarlo dal contratto con lo United FC, club degli Emirati Arabi Uniti.
La candidatura era ormai molto avanzata, ma il presidente federale Giovanni Malagò non ha autorizzato la conclusione dell’operazione dopo le crescenti pressioni politiche legate ai rapporti di Pirlo con Fonbet, uno dei principali operatori russi nel settore delle scommesse.
Pirlo ha confermato di non essere più il candidato alla panchina azzurra.
Il caso Fonbet e il viaggio a Mosca
Pirlo è legato a Fonbet attraverso una collaborazione come ambasciatore internazionale. La polemica è esplosa anche per la sua partecipazione, nel maggio 2026, a un evento organizzato dalla società a Mosca, mentre la Russia proseguiva la guerra contro l’Ucraina.

La manifestazione si svolse nelle stesse ore di un pesante attacco russo su Kyiv e vide la presenza di personalità considerate vicine al Cremlino. L’ex centrocampista era apparso insieme a Marco Materazzi e al calciatore russo Artem Dzyuba, sostenitore pubblico di Vladimir Putin.
La vicenda non implica una violazione accertata delle leggi italiane o delle sanzioni internazionali. Ha però sollevato un problema di opportunità istituzionale: il commissario tecnico rappresenta non soltanto una squadra, ma anche l’immagine sportiva del Paese.
Pirlo: “Collaborazione commerciale, non politica”
L’ex allenatore di Juventus e Sampdoria ha respinto ogni interpretazione politica del rapporto con Fonbet.
“Ho assistito con grande amarezza al dibattito intorno al mio nome come ct”, ha scritto. Pirlo ha ricordato di avere sempre operato nel rispetto delle leggi e dei contratti, precisando che la collaborazione contestata è “esclusivamente di natura commerciale e sportiva. Attribuirle un significato politico significa attribuirmi convinzioni che non ho mai espresso e che non mi appartengono”, ha aggiunto, ringraziando Paolo Maldini e Leonardo per la fiducia: “L’amore per l’Italia non dipende da un incarico”.
La precisazione non è bastata a sbloccare la nomina.
Le critiche della politica
La candidatura è stata contestata da esponenti di schieramenti diversi.
La vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno ha accusato Pirlo di avere prestato il proprio prestigio alla normalizzazione del regime russo. Critiche sono arrivate anche da Carlo Calenda, Benedetto Della Vedova e dall’ex pallavolista e parlamentare Mauro Berruto.
Il presidente del Senato Ignazio La Russa aveva espresso perplessità anche sul piano tecnico, ricordando il prestigio di Pirlo come calciatore ma definendo la sua nomina un possibile “salto nel buio”:
“Che Dio ce la mandi buona”.
Accanto al dossier russo sono emersi dubbi sulla limitata esperienza dell’ex regista come allenatore e sul possibile conflitto d’interessi legato all’attività dei familiari nel settore delle procure sportive. Al momento, però, non risulta accertata alcuna incompatibilità regolamentare.
Una candidatura che non convinceva pienamente
Al di là del caso Fonbet, la candidatura di Andrea Pirlo non aveva raccolto un consenso completo neppure sul piano sportivo.
Il suo prestigio da calciatore è indiscutibile, ma il percorso da allenatore resta relativamente breve e senza risultati di primissimo piano. Dopo la stagione alla Juventus, conclusa con una Coppa Italia e una Supercoppa ma anche con il quarto posto in campionato, Pirlo ha allenato il Fatih Karagümrük, la Sampdoria e lo United FC negli Emirati.
Si tratta di un’esperienza significativa, ma ancora lontana da quella di tecnici abituati a gestire stabilmente grandi competizioni, pressioni internazionali e gruppi di vertice. Per questo, già prima delle polemiche politiche, una parte della FIGC e dell’opinione pubblica considerava la sua nomina una scommessa più che una scelta pienamente rassicurante.
Pirlo poteva incarnare un progetto giovane e di lungo periodo, ma non offriva le stesse garanzie immediate di profili come Antonio Conte o Roberto Mancini.
Prima scelta Guardiola, poi la svolta su Pirlo
Pirlo non era stato il primo obiettivo della nuova struttura federale. Maldini, nominato l’11 luglio direttore tecnico e presidente del Club Italia, e Leonardo, scelto come advisor, avevano inizialmente puntato su Pep Guardiola.
I due avevano incontrato il tecnico catalano a Barcellona e gli avevano presentato un progetto che comprendeva non soltanto la Nazionale maggiore, ma l’intera filiera delle selezioni giovanili.

Guardiola si è detto onorato e tentato, ma il 24 luglio ha rifiutato. Dopo dieci anni al Manchester City, ha scelto di rispettare l’impegno preso con la famiglia e di trascorrere un periodo lontano dalle panchine:
“In questo momento non me la sento”.
Maldini e Leonardo hanno quindi individuato in Pirlo un allenatore giovane da far crescere insieme alla nuova Nazionale. La scelta, tuttavia, restava una scommessa tecnica già prima dello scoppio del caso Fonbet.
Maldini e Leonardo potrebbero lasciare
Lo stop imposto dalla presidenza federale mette ora a rischio l’intero progetto. Maldini e Leonardo avevano accettato l’incarico con un mandato quadriennale, destinato a condurre l’Italia attraverso l’Europeo e verso il Mondiale del 2030.
Al momento della nomina, Malagò aveva descritto i due dirigenti come “due facce della stessa medaglia” e affidato loro la responsabilità dell’intero settore tecnico federale. Se la FIGC imponesse un allenatore non coerente con la loro linea, entrambi potrebbero dimettersi. La decisione potrebbe arrivare già attorno al Consiglio federale del 28 luglio, al quale si sperava di presentarsi con il nuovo ct già definito.
Toto nomi
Le alternative più immediate restano Antonio Conte e Roberto Mancini, nomi già circolati prima dell’insediamento di Maldini e Leonardo.
Conte è sostenuto soprattutto da una parte della Lega Serie A, che lo considera una garanzia immediata per ricostruire la squadra. Mancini rappresenterebbe invece un ritorno dopo il successo all’Europeo del 2021 e la successiva esperienza in Arabia Saudita.
Il problema non è soltanto scegliere un tecnico disponibile. La FIGC deve decidere quale modello seguire: affidarsi a un allenatore esperto, capace di produrre risultati immediati, oppure mantenere il progetto di lungo periodo pensato da Maldini e Leonardo.
La crisi arriva in una fase delicatissima per il calcio italiano, reduce dalla mancata qualificazione al terzo Mondiale consecutivo. A poco più di due settimane dalla presentazione della nuova governance, la Federazione rischia quindi di perdere contemporaneamente il candidato alla panchina e i due uomini chiamati a ricostruire l’intero sistema azzurro.
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Valeria Panzeri
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