Ogni anno in Italia più di cento persone perdono la vita in incidenti con trattori e macchine agricole. Gli ultimi casi di ribaltamento riportati dalla cronaca hanno spinto Federacma, la federazione dei commercianti di macchine agricole, a rilanciare l’appello per rendere subito operativa la revisione obbligatoria dei trattori, prevista da anni ma ancora non attuata su tutto il parco circolante.
Per chi gestisce un’azienda agricola o fa contoterzi, il nodo è capire come potrebbe cambiare l’uso quotidiano dei mezzi: scadenze di controllo, adeguamenti tecnici dei trattori più vecchi, gestione dei fermi macchina. Senza attendere nuovi decreti, molte scelte sulla messa a norma, sulla programmazione delle manutenzioni e sulla documentazione di sicurezza si giocano già oggi e possono ridurre il rischio di incidenti gravi.
La revisione obbligatoria dei trattori interesserà soprattutto i mezzi più datati, molti dei quali sono ancora privi di dispositivi di sicurezza come arco di protezione (ROPS), cinture e impianti frenanti adeguati. OmniTrattore.it
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Federacma e revisione: cosa prevede la norma
La revisione periodica delle macchine agricole è stata introdotta in Italia dal decreto interministeriale 28 febbraio 2019, che dà attuazione a una previsione contenuta nella legge 1 dicembre 2015, n. 208. La disciplina è formalmente in vigore ma, nei fatti, l’applicazione su larga scala al parco trattori esistente è ancora parziale e a macchia di leopardo, con calendari e procedure non completati.
Il Codice della strada, all’articolo 47 sulle categorie di veicoli, include le macchine agricole tra i veicoli disciplinati, mentre altre norme come l’articolo 78 sulle modifiche costruttive già impongono visite e prove in caso di trasformazioni rilevanti. L’appello di Federacma punta a completare il quadro attuativo con scadenze chiare, procedure omogenee e una rete capillare di centri autorizzati su tutto il territorio.
Per inquadrare meglio la situazione attuale, può essere utile richiamare le analisi sulle revisioni dei trattori agricoli 2026 e le cronologie delle continue proroghe della revisione dei trattori, che mostrano quanto il tema sia ancora aperto e in evoluzione.
Revisione e sicurezza: cosa verrebbe controllato
La revisione obbligatoria dei trattori è collegata in modo diretto alla sicurezza sul lavoro in agricoltura. Nei ribaltamenti mortali spesso emergono freni inefficaci, sterzo con giochi eccessivi, pneumatici usurati, dispositivi di protezione del conducente assenti o modificati. Un sistema di revisioni periodiche strutturato punta proprio a intercettare questi difetti prima che diventino causa di incidente, analogamente a quanto già avviene per autovetture e rimorchi stradali.
Anche se i dettagli applicativi dipendono dai decreti attuativi, ci si può attendere controlli sistematici almeno su: impianto frenante e sterzo, pneumatici, luci e segnalazioni, telaio e strutture di protezione in caso di ribaltamento, cinture e cabina, eventuali modifiche non registrate rispetto all’omologazione. L’esperienza dei controlli periodici su irroratrici e piattaforme di lavoro elevabili, già obbligatori in base al d.lgs. 81/2008, indica che un calendario di verifiche riduce in modo misurabile i guasti in esercizio.
Un ulteriore fronte riguarda i mezzi datati: secondo le analisi sui trattori italiani con oltre 25 anni di età, una quota importante del parco non nasce con cabina o sistemi di ritenuta. In questi casi la revisione potrebbe rendere necessario un adeguamento con strutture ROPS, cabine certificate o altri dispositivi compatibili con i requisiti di sicurezza attuali.
Come preparare il parco trattori in azienda
Per chi coltiva o fa contoterzi, il primo passo pratico in vista di una piena operatività della revisione è il censimento del parco macchine. Una procedura efficace parte da un elenco aggiornato di tutti i trattori e delle principali attrezzature, con dati essenziali come anno di costruzione, potenza, numero di telaio, presenza di marcatura CE, dotazione di cabina o arco, cinture, stato della documentazione tecnica e delle targhe.
Sulla base delle buone pratiche per la messa a norma delle macchine non marcate CE, dopo il censimento occorre verificare manuali e dichiarazioni di conformità, analizzare eventuali modifiche strutturali effettuate nel tempo e definire un piano di adeguamento. Se, ad esempio, un trattore datato è stato dotato di caricatore frontale senza aggiornare la carta di circolazione, si dovrà valutare se rientra tra le modifiche che richiedono visita e prova. Un controllo tecnico preliminare riduce il rischio di esiti negativi alla revisione.
Già oggi è utile confrontare queste verifiche con le regole specifiche dei trattori agricoli veloci soggetti a revisione e con la recente proroga della revisione per i trattori veloci, che anticipano alcuni criteri tecnici destinati con ogni probabilità a estendersi al resto del parco macchine.
Ruolo di officine e centri nella futura rete di revisione
L’appello di Federacma insiste sulla necessità di una rete capillare di officine e centri autorizzati per la revisione delle macchine agricole. Per le officine che già operano su trattori e attrezzature, questo potrebbe tradursi in nuovi investimenti in attrezzature di prova, formazione specifica del personale e procedure documentali per la gestione dei verbali di controllo e dei relativi archivi.
Per le aziende agricole e i contoterzisti, la presenza sul territorio di centri qualificati sarà decisiva per ridurre tempi di fermo e costi di trasferimento dei mezzi. In prospettiva, chi gestisce molti trattori può valutare accordi strutturati con un’officina di riferimento per programmare verifiche preventive, aggiornamenti dei dispositivi di sicurezza e gestione coordinata delle scadenze. In scenari in cui si ipotizza l’ingresso di nuovi marchi, come nel caso dei trattori cinesi e requisiti di sicurezza in Italia, una rete di revisione solida diventa anche uno strumento per garantire standard omogenei su tutto il parco circolante.
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