L’Italia sta attraversando una fase caratterizzata da una dinamica particolarmente significativa del proprio mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione è sceso intorno al 6%, raggiungendo il livello più basso registrato prima della crisi finanziaria globale, mentre circa un terzo degli italiani tra i 15 e i 64 anni non lavora e non cerca attivamente un’occupazione.
È quanto emerge dal Labour Market Report H2 2026 di Robert Walters, che analizza l’evoluzione economica e occupazionale di diversi mercati internazionali e mette in evidenza, per l’Italia, il contrasto tra la riduzione della disoccupazione e un tasso di inattività tra i più elevati dell’Unione Europea.
La partecipazione al mercato del lavoro italiano si attesta al 66,7%, contro una media UE del 75,7%. Questo significa che una quota significativa della popolazione in età lavorativa non partecipa attivamente al mercato del lavoro. Per le aziende, si tratta di una sfida ma anche di un’opportunità: ampliare il numero di persone coinvolte nel mercato del lavoro e valorizzare competenze e potenziale oggi non pienamente utilizzati sarà sempre più importante, soprattutto in un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione e dalla crescente domanda di competenze specialistiche.
Disoccupazione in calo
Il calo della disoccupazione rappresenta uno degli elementi più significativi dell’attuale scenario italiano. Il numero di persone disoccupate si è ridotto a circa 1,5-1,6 milioni, mentre il tasso di disoccupazione si attesta intorno al 6%.
Al tempo stesso, il mercato continua a essere caratterizzato da una partecipazione relativamente contenuta. Un terzo della popolazione italiana tra i 15 e i 64 anni risulta infatti inattiva, ovvero non occupata e non impegnata nella ricerca attiva di un lavoro.
Il divario rispetto alla media europea è evidente: il tasso di partecipazione italiano, pari al 66,7%, si confronta con il 75,7% dell’Unione europea.
Questa combinazione pone una sfida alle organizzazioni: mentre il bacino di candidati attivamente disponibili si restringe, esiste una quota significativa di popolazione che potrebbe rappresentare una risorsa per il mercato del lavoro, a condizione di individuare modalità efficaci per favorirne l’ingresso o il rientro.
«Il mercato del lavoro italiano sta attraversando una fase caratterizzata da una dinamica particolarmente interessante: il tasso di disoccupazione si è portato intorno al 6%, ma allo stesso tempo una quota significativa della popolazione in età lavorativa rimane al di fuori del mercato del lavoro. Per le aziende, questo significa che la sfida non riguarda soltanto l’attrazione dei professionisti già attivi, ma anche la capacità di intercettare e valorizzare un bacino più ampio di competenze e potenziale», commenta Walter Papotti, Country Director di Robert Walters Italia.
Competenze scientifiche e tecnologiche: una sfida per la competitività
Alla questione della partecipazione al mercato del lavoro si aggiunge quella relativa alla composizione delle competenze disponibili.
Secondo il report, l’Italia si colloca al 23° posto su 27 Paesi dell’Unione europea per occupazione nelle professioni scientifiche e tecnologiche. Meno di un terzo della forza lavoro italiana opera in questi ambiti, a fronte di una media europea del 38,3%.
Il dato evidenzia una delle principali aree di attenzione per il mercato italiano, in un contesto nel quale la trasformazione tecnologica continua a modificare le competenze richieste dalle organizzazioni.
Per le aziende, la capacità di attrarre professionisti con competenze specialistiche dovrà quindi essere accompagnata da investimenti nella formazione e nello sviluppo delle persone già presenti all’interno delle organizzazioni. La valorizzazione delle competenze trasferibili, la mobilità professionale e la costruzione di percorsi di crescita interna possono contribuire ad ampliare il bacino di talenti disponibile.
«In un mercato del lavoro che cambia rapidamente, le aziende sono chiamate a considerare il talento in una prospettiva più ampia. Accanto alla ricerca di competenze specialistiche, diventano fondamentali la formazione, la capacità di riconoscere il potenziale delle persone e la costruzione di percorsi professionali che consentano di sviluppare le competenze necessarie per il futuro», aggiunge Papotti.
Demografia e immigrazione: nuove leve per rispondere alle esigenze del mercato
La questione demografica rappresenta una delle principali sfide strutturali per l’Italia.
Secondo le proiezioni riportate nel Labour Market Report H2 2026, la popolazione italiana in età lavorativa potrebbe ridursi entro il 2050 a circa l’80% del livello registrato nel 2000. L’Italia si colloca così, insieme a Germania, Corea del Sud e Giappone, tra le economie dell’OCSE maggiormente interessate da questa dinamica.
La progressiva riduzione della popolazione in età lavorativa rende sempre più rilevanti per le organizzazioni la pianificazione del ricambio generazionale, la conservazione del know-how e lo sviluppo di percorsi strutturati per accompagnare le nuove generazioni verso ruoli di maggiore responsabilità.
In questo scenario si inserisce anche il ricorso a lavoratori provenienti dall’estero. L’Italia ha programmato il rilascio di 500.000 visti di lavoro tra il 2026 e il 2028 attraverso il sistema del Decreto Flussi, con l’obiettivo di contribuire a rispondere alle carenze di manodopera.
L’immigrazione rappresenta quindi uno dei canali che il mercato italiano sta utilizzando per ampliare la disponibilità di forza lavoro, in parallelo alla necessità di aumentare la partecipazione della popolazione già presente nel Paese.
Una crescita economica contenuta in un contesto di forte trasformazione
Le dinamiche del mercato del lavoro si inseriscono in un quadro di crescita economica ancora contenuta.
Secondo il Labour Market Report H2 2026, il PIL italiano dovrebbe crescere dello 0,8%, rimanendo al di sotto dell’1% per il quarto anno consecutivo. La crescita cumulata dell’economia italiana nel periodo 2023-2025 è stata pari al 2,3%, a fronte di una crescita del 9% registrata dalla Spagna nello stesso periodo.
Parallelamente, tra il 2022 e il 2025 la popolazione italiana tra i 15 e i 64 anni è aumentata soltanto dell’1,6%, rispetto al 4,6% registrato in Spagna.
L’Italia rimane tuttavia il principale beneficiario del Recovery and Resilience Facility europeo, il programma da 577 miliardi di euro istituito dall’Unione europea per sostenere la ripresa e gli investimenti degli Stati membri dopo la pandemia.
«La componente demografica rende questa sfida ancora più rilevante. Nei prossimi anni le organizzazioni dovranno combinare attrazione di talenti, sviluppo delle competenze e pianificazione del ricambio generazionale. In questo scenario, investire nella formazione e nella mobilità interna, riconoscendo anche competenze trasferibili e potenziale, sarà sempre più importante per costruire la forza lavoro di cui le aziende avranno bisogno», conclude Papotti.
Per Robert Walters, l’evoluzione del mercato del lavoro italiano nei prossimi anni dipenderà quindi non soltanto dalla capacità di creare nuove opportunità professionali, ma anche dalla possibilità di ampliare la partecipazione al mercato del lavoro, sviluppare le competenze necessarie e valorizzare il potenziale delle persone in un contesto demografico in trasformazione.
Sul Labour Market Report H2 2026
Il Labour Market Report H2 2026 di Robert Walters analizza l’evoluzione economica e del mercato del lavoro in diversi Paesi attraverso indicatori macroeconomici, dati sull’occupazione e sulle posizioni aperte, mobilità professionale e disponibilità di talenti.
Per l’Italia, il report evidenzia in particolare i principali indicatori relativi a occupazione, disoccupazione, partecipazione al mercato del lavoro, disponibilità di candidati, mobilità professionale, crescita economica e andamento demografico.
I dati macroeconomici utilizzati nel report sono stati raccolti con data di riferimento al 31 agosto 2026.
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