Leone XIV Magnifica humanitas Lettera Enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale
Far crescere la tecnica senza far regredire il cuore… La tecnica resti al servizio del persona e non diventi forma di dominio delle coscienze Leone XIV
Con Magnifica humanitas, Lettera enciclica del 15 maggio 2026, la Chiesa riflette sulle trasformazioni del nostro tempo e della società contemporanea alla luce del Vangelo e il papa Leone XIV indica i fondamenti e le vie per la custodia della persona umana nell’era della quarta rivoluzione industriale, caratterizzata dall’intelligenza artificiale.
Nel leggere attentamente e con grande interesse il testo dell’Enciclica, straordinario documento magistrale, importante è la ricerca della filigrana delle citazioni e delle evocazioni che sostengono il programma tematico.
Formato da 245 paragrafi, divisi in 5 capitoli, è possibile rintracciare i numerosi riferimenti al fecondo Magistero dei pontefici precedenti, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, e in particolare papa Francesco e i Padri della Chiesa, ai grandi teologi come san Paolo, sant’Agostino, san Tommaso d’Aquino e anche agli autori laici come la filosofa Hannah Arendt, lo scrittore cattolico John R.R. Tolkien, il presbitero Romano Guardini e il sindaco Giorgio La Pira, che hanno offerto un contributo originale alla luce delle “Cose Nuove” del loro tempo.
I principali temi affrontati nell’Enciclopedia Magnifica humanitas riguardano l’umanità, colta da dubbi, di fronte alla tecnica, la custodia della persona umana nel tempo dell’IA, l’universalità dei beni comuni, la dignità dell’uomo, il lavoro e la tecnologia avanzata nei rapporti umani, nella vita democratica e sociale della nostra epoca.
Un testo rivolto non soltanto a chi detiene il potere economico o finanziario, scientifico o tecnologico, sociale o politico, ma a ogni essere umano chiamato a una responsabilità personale. L’Enciclica è molto attenta a definire l’impatto dell’intelligenza sulla società, a identificarne i pericoli ma anche le opportunità.
Nell’Introduzione dell’Enciclica il pontefice, tenendo conto delle res novae del nostro tempo, in particolare ai progressi della tecnica legati alla digitalizzazione, all’intelligenza artificiale e alla robotica, suggerisce, con uno stile chiaro e lineare, con una straordinaria chiarezza espositiva e con una particolare raffinatezza e profondità di pensiero, di usare la tecnologia, (nuova forma di organizzazione dell’esperienza umana) con buon senso e di mettere regole chiare all’IA, oggi in mano ad aziende private il cui scopo è solo arricchirsi. Poiché le attuali tecnologie digitali aprono nuovi orizzonti, è necessario e urgente che le prossime sfide epocali siano orientate e governate sul bene comune rispettando la dignità della persona e del lavoratore con il riconoscimento dei diritti e doveri fondamentali.
Nel primo capitolo in maniera sintetica papa Leone XIV, ripercorrendo il cammino attraverso il quale la Dottrina sociale della Chiesa si è affermata e sviluppata dal XIX secolo ad oggi, accompagnando le grandi e profonde trasformazioni sociali, a volte drammatiche, sollecita a misurarsi con le domande della storia umana del passato e del presente alla luce del Vangelo e della Verità, «rivelata sulla persona e sulla convivenza umana». In questa parte dell’Enciclica emergono i vari aspetti di un unico patrimonio che riguarda: «la dignità della persona, il valore del lavoro, la destinazione universale dei beni, la solidarietà, la sussidiarietà, la cura del creato, la centralità della pace e della fraternità».
Nel secondo capitolo il papa si sofferma su alcuni Fondamenti e principi della Dottrina sociale della Chiesa che aiutano a leggere le cose nuove alla luce della dignità fondamentale della persona umana nelle sue diverse dimensioni: morale, sociale, esistenziale e ontologica.Nella situazione attuale, contraddistinta dalla presenza dell’intelligenza artificiale, per custodire la persona umana, è necessario tornare a riflettere sul bene comune globale, sulla destinazione universale dei beni materiali, immateriali e culturali essenziali (acqua, aria, terra, cibo, risorse naturali…), sulla sussidiarietà (che rafforza il tessuto associativo e comunitario anche nel contesto della rivoluzione digitale), sulla solidarietà, radicata nella fraternità umana, e sulla giustizia sociale che nasce e si compie nel rapporto con i fratelli.
Questi grandi principi nell’ambito dell’attuale rivoluzione digitale devono essere considerati congiuntamente per rendere più giusta e fraterna la vita sociale, costruendo una trama di relazioni solidali tra i diversi esseri umani, creati a immagine somiglianza di Dio. Ogni persona, per la sua dignità umana infinita e incancellabile, fondata nel suo stesso essere, non è un mezzo per ottenere risultati, ma «un fine in sé mai strumentalizzabile». Il progresso tecnologico non può violare la dignità umana nei suoi diritti intoccabili e inalienabili come il diritto alla vita, al lavoro, all’istruzione.
Nel terzo capitolo, contrassegnato dal binomio Tecnica e dominio, Leone XIV esamina «la grandezza della persona umana davanti alle promesse dell’IA. Per custodire e valorizzare la Magnifica humanitas, è importante tener presente che lo sviluppo tecnologico, prezioso per molti versi, sta cambiando rapidamente linguaggi, relazioni, istituzioni e forme di potere rischiando di diventare «strumento di dominazione, esclusione e morte».Occorre tener conto di questo paradigma che, negli ultimi anni, è stato potenziato dalla rivoluzione digitale e si è esteso per effetto dell’intelligenza artificiale, delle scienze, della nanotecnologia, della robotica e della biotecnologia.
È importante davanti al nuovo inquietante scenario considerare che il potere tecnico delle infrastrutture digitali e degli algoritmi non può concentrarsi nelle mani di pochi e sfuggire al controllo pubblico. Pertanto l’Enciclica, evitando sia gli entusiasmi ingenui sia gli allarmismi apocalittici, si chiede che cosa sia l’IA, che sta cambiando i nostri stili di vita e le nostre abitudini, e quali possibilità apra e quali rischi comporta, perché, come ha scritto il fisico italiano Federico Faggini, uno dei protagonisti della rivoluzione digitale, «le macchine possono elaborare enormi quantità di informazioni, riconoscere schemi, produrre testi, immagini e soluzioni molte sofisticate, ma questo non significa che comprendano il significato di ciò che fanno».
L’IA come nuova tecnologia, che nella vita quotidiana e nella nostra cultura ha determinato un mutamento epocale, da un lato affascina per le enormi potenzialità positive che dischiude, dall’altro spaventa per i rischi che porta con sé. L’uso dell’IA, componente importante per ricostruite l’equilibrio per l’uguaglianza e la giustizia, non è un fatto puramente tecnico, neutrale e nel suo governo richiede responsabilità individuale e pubblica dello Stato, perché interessa i diritti, l’opportunità, la reputazione, la libertà e il rispetto per la dignità umana. Con coraggio il papa si è impegnato a denunciare i profitti della Big Tech a discapito della dignità umana.
Per il papa è importante disarmare l’IA, «sottrarla ai monopoli» e renderla ospitale, per impedire che la tecnica domini l’umano che va custodito. Per questo motivo rivolge l’attenzione ad alcune correnti culturali e filosofiche, come il transumanesimo, inteso come potenziamento dell’essere umano attraverso le tecnologie per superarne i limiti, e il postumanesimo che prospetta una forma di ibridazione tra essere umano e macchina.
Nel quarto capitolo l’Enciclica si sofferma sul modo di Custodire l’umano nella trasformazione tecnologica digitale in riferimento alla verità, come bene comune delle persone e della società, alla dignità del lavoro dignitoso e di valore nella transizione digitale che, esigenza inscritta nella condizione dell’uomo e bene primario per le famiglie e per la società, accresce la vita umana con nuove forme di lavoro e infine alla libertà economica, che va custodita contro ogni dipendenza e mercificazione.
L’uso delle piattaforme digitali e dei sistemi di IA, che ci rende più efficienti e connessi, accelera i profondi cambiamenti nella comunicazione pubblica e privata, e chi controlla queste piattaforme e questi sistemi possiede una notevole capacità di incidere sull’immaginario collettivo, sulla libertà interiore, che può essere compromessa, e sul pensiero critico e creativo.
L’Enciclica approfondisce l’effetto della rivoluzione digitale sulla libertà umana, affrontando sia i rischi legati alla psicologia individuale sia ai grandi drammi sociali poiché la tecnica deve restare al servizio della persona e non diventare una forma di dominio delle coscienze, ma occasione di crescita, di giustizia e di fraternità.
Nel quinto capitolo, La cultura della potenza e la civiltà dell’amore, il papa rivolge lo sguardo alla guerra, poiché la rivoluzione digitale sta modificando la grammatica dei conflitti esasperati che causano vittime innocenti, ondate di profughi e ferite di lunga durata. Oggi assistiamo al rapido espandersi della «cultura della potenza», della forza armata e della violenza, con una molteplicità di gravi e disastrosi conflitti locali e regionali e alla costruzione più lenta di «una civiltà dell’amore» (come la ricostruzione delle mura di Gerusalemme), progetto basato sulla convivenza e sulla pace.
Il pontefice, per costruire la civiltà dell’amore, propone cinque piste di impegno e di responsabilità condivisa, quotidiana e pubblica: “disarmare le parole”, “costruire la pace nella giustizia”, “assumere lo sguardo delle vittime”, “coltivare un sano realismo”, “rilanciare il dialogo e il multiculturalismo”.
Il primo contributo è fare attenzione alle parole nella comunicazione di ogni giorno; il secondo adoperarsi nel conseguire la pace praticando la giustizia; il terzo tener conto delle sofferenze silenziose delle vittime e non volgere lo sguardo altrove, soprattutto nelle guerre; il quarto nel seminare un autentico realismo per cambiare il mondo, e infine esercitare il dialogo tra gli uomini e le nazioni, strumento essenziale per costruire insieme legami di fraternità e convivere tra persone e popoli diversi, e il multiculturalismo, orientato al vero bene comune.
Nel capitolo conclusivo dell’Enciclica, dal sapore più spirituale e teologico, il papa consegna un itinerario di vita cristiana con cui “abitare” il cambiamento della nostra epoca, segnato da algoritmi e dalle reti globali, alla luce del Vangelo.
È necessario costruire un cantiere dove è importante, come cristiani, essere fedeli alla verità, investire nell’educazione, curare le relazioni con gli altri viventi e amare la giustizia e la pace, per restare profondamente umani e far maturare la civiltà dell’amore nella nostra vita. L’appello finale dell’Enciclica, di fronte alla nuova tecnologia, è «rimanere umani», che significa custodire la ricchezza dell’esperienza affettiva, la capacità di empatia e la relazione con l’altro.
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