Nel 44% degli istituti sono state riscontrate celle con uno spazio calpestabile individuale inferiore al limite minimo di 3 metri quadrati per persona. Un parametro sotto il quale la giurisprudenza europea configura la violazione dell’articolo 3 della Cedu
Emergenza carceri, il rapporto Antigone 2026: sovraffollamento reale al 140%, 38 suicidi e l’effetto “Decreto Caivano” sui minori.
Le carceri “scoppiano”
La situazione nei penitenziari italiani ha raggiunto livelli di criticità strutturale mai registrati nell’ultimo decennio. Secondo il Rapporto di metà anno 2026 dell’Associazione Antigone, al 28 luglio le persone rinchiuse nelle carceri italiane erano 64.741, a fronte di una capienza regolamentare dichiarata di 51.220 posti.
Il dato più allarmante riguarda tuttavia la capienza reale. Tenendo conto dei 4.877 posti indisponibili per manutenzioni e inagibilità, i posti effettivi sono appena 46.343. Questo proietta il tasso medio di affollamento reale del sistema penitenziario al 139,7%.
Sono parametri che riportano l’Italia indietro al 2013, anno della storica sentenza di condanna della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel caso Torreggiani per trattamenti inumani e degradanti.
Tasso di affollamento oltre il 150% in 5 regioni
I dati e gli istituti record: l’emergenza non si distribuisce in modo uniforme sul territorio nazionale. E tocca punte drammatiche in diverse regioni e singoli istituti penitenziari.
Le regioni più critiche
Affollamento carceri oltre il 150% in Puglia: 180,4%, Molise: 165,9%, Basilicata: 162,5%, Lombardia: 157,9%, Friuli-Venezia Giulia: 152,0%.
In 6 penitenziari presenze doppie rispetto alla capienza. Le presenze superano il 200% dei posti disponibili a Lucca 256,8%, Milano San Vittore 223,6%, Latina 220,8%, Foggia 219,9%, Lodi 209,3%, Brescia Canton Mombello 202,7%.
Complessivamente, sono 25 gli istituti penitenziari in cui l’affollamento supera la soglia critica del 180%.
Le condizioni dei detenuti
Nelle celle spazio ridotto, estate a 40 gradi e lo stop ai frigoriferi. Nelle 72 visite condotte da Antigone negli ultimi dodici mesi, nel 44% degli istituti sono state riscontrate celle con uno spazio calpestabile individuale inferiore al limite minimo di 3 metri quadrati per persona.
Un parametro sotto il quale la giurisprudenza europea configura la violazione dell’articolo 3 della Cedu. A conferma del degrado, i reclami accolti dalla magistratura di sorveglianza per trattamenti inumani o degradanti sono stati 6.539 nel 2025 (+12% rispetto al 2024).
Durante la stagione estiva, le condizioni di detenzione diventano insostenibili.
La custodia chiusa
Oltre il 60% dei detenuti è sottoposto al regime a celle chiuse. E trascorre gran parte del giorno all’interno di ambienti che superano i 40 gradi, con finestre in molti casi schermate che impediscono il ricircolo d’aria.
Persiste lo stop ai frigoriferi in cella. Una direttiva del Dap del 23 aprile 2026 ha vietato l’uso di frigoriferi nelle celle e nei corridoi. Li confina agli spazi comuni e limita l’accesso autonomo all’acqua fresca, in particolare durante le ore notturne.
Le carenze igienico-sanitarie e l’emergenza idrica
Registrate infestazioni di cimici da letto negli istituti di Venezia, Monza e Pisa. Gravi interruzioni del servizio idrico come al carcere di Milano Opera, dove si è dovuto ricorrere alle bottiglie della Croce Rossa.
L’isolamento
Il blocco delle attività scolastiche e la sospensione di molti servizi di volontariato estivi accentuano l’isolamento dei detenuti.
L’emergenza salute mentale: 38 suicidi nel 2026 e il picco di psicofarmaci
L’assenza di prospettive sfocia regolarmente in tragedia. Nei primi sette mesi del 2026 si sono registrati almeno 38 suicidi in carcere.
La vittima più giovane è stata una donna di 21 anni a Trento, la più anziana un uomo di 73 anni a Padova. Il 50% dei suicidi ha riguardato cittadini stranieri.
Gli atti di autolesionismo raggiungono la media di 26,5 eventi ogni 100 detenuti.
Sul fronte della salute mentale, il 9,3% dei detenuti ha una diagnosi psichiatrica grave. Il 20,5% assume regolarmente stabilizzanti dell’umore, antipsicotici o antidepressivi. Il 46,0% fa uso di sedativi o ipnotici.
La giustizia minorile: +50% di presenze dopo il Decreto Caivano
Al 30 giugno 2026, i giovani detenuti nei 20 Istituti Penali per Minorenni italiani erano 572 (di cui 23 ragazze). Secondo Antigone, l’impennata del 50% delle presenze rispetto al periodo precedente all’entrata in vigore del Decreto Caivano è andata ormai a regime.
E dimostra che l’aumento è legato all’inasprimento delle misure cautelari e non a una crescita della criminalità minorile grave.
I minorenni in carico al sistema penale
In carico ai Servizi della Giustizia Minorile, i minori sono saliti a 17.833 (rispetto ai 14.151 dell’ottobre 2022, pari a un incremento del +26%).
I minori stranieri non accompagnati aumentano. Degli oltre 227 stranieri (40% del totale), l’80% proviene dal Nord Africa ed è entrato nel circuito penale dalla vita di strada per mancanza di posti nell’accoglienza civile.
Solo il 13% dei minorenni ha una condanna definitiva. Il restante 87% è in custodia cautelare.
Le comunità e le misure alternative
I minori in comunità sono 1.368 minori, 3.611 sono in messa alla prova e 566 in misura alternativa o cautelare interna.
Nei primi sei mesi del 2026, 87 trasferimenti da queste carceri a quelle per adulti per gestire il sovraffollamento minorile, affiancati dall’apertura di tre nuovi istituti a L’Aquila, Lecce e Rovigo.
Le piante organiche sotto stress: mancano agenti, amministrativi ed educatori
La carenza di personale riguarda tutti i settori dell’amministrazione penitenziaria.
Operativi 32.212 agenti su 38.070 previsti (-15,39%). Il rapporto medio è di 2 detenuti per ogni agente (rispetto all’1,5 teorico), con picchi negativi in Lombardia, Puglia e Abruzzo.
Per il personale amministrativo sono presenti 3.406 unità su 4.137 (-17,77%).
Gli educatori in servizio sonko 932 su 1.036 previsti. La media è di 69,5 detenuti per educatore, con estremi che vanno da 1 a 152,2 a Verona fino a 1 a 12 a Sciacca.
La carenza di organico rallenta l’iter per l’ottenimento dei benefici penitenziari, le scorte per le visite mediche esterne e i percorsi di reinserimento.
La denuncia di Antigone: «Politiche emergenziali e fallimento delle misure alternative»
Il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella, ha espresso un duro giudizio sull’operato del governo.
«Il sovraffollamento carcerario – attacca – è l’effetto diretto di un governo che crea in continuazione nuovi reati e inasprisce le pene. Le promesse di svuotamento attraverso le misure alternative sono state disattese. Nel primo semestre del 2026 le misure alternative sono calate del 7%. Delle ipotizzate 10mila uscite per detenuti con dipendenze, la copertura finanziaria prevista copre al massimo 600 persone all’anno. Il piano edilizio penitenziario partito nel 2025 non ha creato i 10mila posti promessi. Al contrario, i posti disponibili sono persino diminuiti di 424 unità. Con un tasso di recidiva al 60%, questo modello produce solo ulteriore marginalità e reati».
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Giorgio Brescia
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